Diario di Ibiza – Giugno 2018 – Gate A09

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Il mio diario a Ibiza dei giorni trascorsi a giugno 2018. Come sempre la Isla Blanca mi ha regalato momenti intensi, di magia, magnetismo, eccitazione e tranquillità.

A differenza dei precedenti viaggi, in questi giorni le mie esplorazioni si sono concentrate su Eivissa, Ibiza città, per raccogliere appunti e materiale che non ero ancora riuscito ad approfondire.

Ho letto, passeggiato, riflettuto molto. Mi sono lasciato guidare da la Isla.

Il diario di Ibiza inizia però con una notte surreale trascorsa in aeroporto a causa di un ritardo di sei ore del volo di andata…

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Ibiza 2018 in bianco e nero

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Ibiza la isla Blanca fotografata in bianco e nero.

Un mio progetto dove ho deciso di fotografare Ibiza, isola caratterizzata da un caleidoscopio di colori, in Bianco e Nero per riprendere l’essenziale, lo spirito e l’essenza dei paesaggi, delle architetture, delle persone e della vita più nascosta di tutti i giorni.

Fotografie scattate con FujiFilm XT2 obiettivo Fuji XF 27mm f/2.8 simulazione di pellicola Acros

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Jonathan Bergamasco e Liquore Strega Ancora Una Volta

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Jonathan Bergamasco è il barman del Caffè Imperiale di Vercelli specializzato in cocktail.

Tempo fa, con lo staff del Caffè Imperiale, avevo intrapreso un progetto che avevamo chiamato Storie di Cocktail.

27 cocktail. Per ogni cocktail la sua storia, gli ingredienti, una breve descrizione della ricetta  e un racconto romanzato.E poi un taccuino misterioso, un file rouge tra chi fa i cocktail, chi li beve e chi scrive.

Riprenderemo presto le storie e posterò nei prossimi giorni i racconti già scritti su questo blog.

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Ma oggi voglio raccontare un’altra cosa: il CAFFE’ IMPERIALE ospita Liquore Strega in una serata dedicata a “Ancora Una Volta”, il cocktail di Jonathan Bergamasco selezionato nella “cinquina” del Premio Strega Mixology quarta Edizione.

Ecco Jonathan Bergamasco in azione

Diccionario de secretos de Ibiza un libro di Mariano Planells – Ibiza misteriosa

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Questa mattina è arrivato…l’ho ritirato in posta con pacco proveniente da Barcellona.

È il Diccionario de secretos de Ibiza un libro di Mariano Planells.

Come ho scovato questo libro ve lo racconto nel video.

Che cosa contiene?

In quarta di copertina si legge:

“Gli antichi temevano i segreti di Ibiza, isola dello scorpione, ricca di magia, apparizioni misteriose, tradizioni le cui origini si perdono nella notte dei tempi, centro che ha attratto hippie, “elefanti” o intellettuali di tutto il mondo, ecc. che si rifugiano sotto i sensuali e segreti effluvi della dea Tanit. Questo dizionario (che in realtà è molto di più) è una catena scintillante, documentata e succosa di questi segreti mediterranei. Dai crudeli dei punici deriva la carenza di scorpioni e serpenti che non possono crescere e riprodursi a Ibiza. Isola magica, enclave strategico, Ibiza occulta ha nei suoi organi vitali una collezione arcaica di segreti: archeologici, mitologici, storici (la prostituzione sacra, i sacrifici umani a Baal e Tanit) e attuali. Nessuno ignora che Ibiza si trova nel centro del misterioso Triangolo Mortale del Mediterraneo Occidentale. Dalle sue origini storiche – un segreto tuttavia non svelato – fino ad oggi, tutta l’isola è un segreto”.

Una descrizione sicuramente criptica…

Come scattare fotografie di viaggio non banali uscendo dai soliti cliché

Quando si ha la fortuna di viaggiare e si visitano città famose dalla forte connotazione turistica, pensiamo a Roma, Venezia, Firenze, Parigi, Londra solo per citarne alcune, è facile cadere nel cliché fotografico e immortalare i soliti scorci con immagini  uguali che si ripetono all’infinito.

Io, in questo automatismo, ci casco regolarmente e me ne accorgo tutte le volte che apro il mio archivio fotografico. A Firenze, per esempio, ho fotografato per tre anni di fila le stesse identiche vedute: il Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, il Duomo, Santa Croce, Palazzo Pitti e così via.

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Non parliamo poi di Venezia dove mi sono continuamente fissato sul cliché dei cliché: le gondole.

Sì, a volte cambiava l’inquadratura, la composizione, la tonalità e la saturazione, cercavo di illudere gli occhi con effetti HDR anche un pò pacchiani,  ma gli angoli che fotografavo erano uguali a centinaia di migliaia di altre immagini già viste.

Per carità, non che sia un male, ognuno scatta le foto che si sente di fare però, a mio parere, un conto è fare  “fotografia turistica”, un altro è pensare di cimentarsi nella fotografia di viaggio.

Sono convinto che, paradossalmente, sia più difficile realizzare un reportage di viaggio tra le strade di una meta turistica famosa rispetto ad altri luoghi meno conosciuti. Ed il motivo è proprio quello a cui poc’anzi mi riferivo: rischiare la banalità, il voler raccontare tutto senza raccontare nulla.

Intendo la fotografia di viaggio o il reportage di viaggio come il documentare un luogo fotografando la sua essenza, il suo spirito.

Ma allora come si fotografa una meta turistica senza cadere nel banale?

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Inizia la stesura definitiva di Vercelli misteriosa 2

Bene, ci siamo. Nell’ultimo anno e mezzo, dopo l’uscita del mio libro Vercelli misteriosa, ho raccolto testimonianze in abbondanza, ho scavato nei libri, negli articoli di giornale, sul web e negli archivi per scoprire altre storie misteriose da raccontare.

Da oggi mi dedicherò alla scrittura definitiva della prima stesura di Vercelli misteriosa 2.

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Certo, il territorio campione preso in considerazione è quello di Vercelli, ma in realtà si potrebbe tranquillamente parlare di provincia come paradigma perché, in tutte le province italiane, lo stesso copione si ripete se pur con luoghi e persone diverse.

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La Street Photography secondo Alex Coghe

Milano, piazza Duomo, Alex Coghe sta camminando, osservando. Ha in mano una macchina fotografica, una Fuji X70.

La gente passeggia, c’è chi guarda il Duomo, chi sorride, chi parla, chi è assorto nei pensieri.

Ognuno ha una storia e la piazza ne è il palcoscenico inconsapevole.

Lo scatto fotografico è l’attimo, il prodotto finale del processo di osservazione e di studio di Alex Coghe.

Frammenti di vita, forme, contenuti e pensieri.

La street photography – dice Alex Coghe – è un modo di osservare il mondo e di documentarlo attraverso le mie immagini. Vivere la vita e cercare di riprenderla attraverso fotografie che abbiano il giusto equilibrio tra forma e contenuto. La street photography è un medium di riflessione sociale e antropologica”.

Isidor Macabich – Ibiza misteriosa

Durante le mie passeggiate in Dalt Vila salendo verso il piazzale panoramico dedico sempre una sosta per salutare la statua di Isidor Macabich un nome molto noto a Ibiza.

Macabich fu uno storico, uno scrittore, un poeta, un prete e un giornalista de il Diario de Ibiza.

Nacque nella città di Ibiza il 10 settembre del 1883, in una famiglia moderatamente benestante.

A chi gli chiedeva se provenisse da qualche famiglia nobile ibizenca, Macabich rispondeva:

A Ibiza non ci sono nobili. Siamo tutti o figli di marinai, figli di contadini o figli di puttana

Larizzate e il risotto degli assassini

Larizzate è il primo paese che si incontra percorrendo la strada delle Grange da Vercelli a Crescentino.

Dopo la rotonda  basta prendere una piccola deviazione sulla destra per entrare nella piccola frazione che sicuramente ha visto tempi migliori.

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La vocazione di borgo contadino e risicolo si percepisce immediatamente dalla struttura delle abitazioni che si raggruppano per lo più in cascine. Tutto attorno le risaie. Da Larizzate proviene un documento, datato 27 agosto 1493, che, per la prima volta, segnala la coltivazione del riso nel territorio vercellese.

Dalla strada principale, quella che prosegue in direzione Crescentino, si possono osservare quelli che ormai sono i ruderi del castello che, attestato dal 1201, doveva essere uno dei piú antichi e importanti della zona, per la posizione lungo la strada per il Monferrato e per la vicinanza a Vercelli.

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Sul castello si narra una leggenda molto famosa che è quella del “al risot di sasin”, ovvero “il risotto degli assassini”.

Molto tempo fa un signore della zona di pessima fama, spalleggiato dai suoi sgherri che erano briganti, terrorizzava le persone del territorio con spavalderia e prepotenza. E fin qui niente di nuovo. A Larizzate viveva però un castellano benvoluto da tutti. Un giorno, non sappiamo quando e non sappiamo di preciso dove, i due si incontrarono. Il signorotto malvagio, tanto per non smentire la sua fama, disse al castellano di Larizzate che la sera stessa si sarebbe presentato nel suo castello per mangiare un risotto  autoinvitandosi in segno di scherno.

Il castellano tornò a casa, raccontò tutto alla moglie e con le sue guardie organizzò la difesa del castello. Trascorse tutta la notte ma dei briganti nessuna traccia. All’alba il castellano decise di abbassare la guardia e di uscire per sbrigare alcune faccende. La circostanza gli fu fatale.

Il brigante e i suoi sgherri, che aspettavano solo che le difese calassero, riuscirono a penetrare nel castello attraverso un tunnel sotterraneo e segreto.

La povera moglie del castellano fu così costretta a cucinare un risotto che non fu molto gradito dai briganti.

Quando il signore di Larizzate tornò a casa trovò infatti le sue guardie uccise e la moglie morta e stesa nuda  sulla tavola tra gli avanzi.