Camino in Monferrato tra leggende e fantasmi

L’autunno è alle porte con i suoi tipici colori che variano dal giallo intenso, all’arancione, alle sfumature di marrone all’ocra.

Camino ha origini remote: i primi insediamenti sul territorio risalgono al tempo dei Romani.

Il toponimo Camino, che si trova per la prima volta in un documento del 1151, ha radice italico latina. Lo studioso Baudoin paragona l’alto colle su cui sorge il paese al punto più alto della casa e la sua teoria del focolare domestico è la più accreditata tra gli storici; ma la tesi sostenuta da Aldo di Ricaldone si conferma la più intrigante: Caminus da “camo”, fornace, perchè qui si fondeva il minerale da cui si estraeva l’oro, ricercato nelle aree vicine all’abbazia di Lucedio.

La storia di Camino è in ogni caso indissolubilmente legata ai Marchesi Scarampi di Villanova, ricchi banchieri astigiani, nel XIV secolo.

Arrivati a Camino, uno dei punti migliori per osservare il paesaggio, è quello che si trova in prossimità della chiesa parrocchiale di San Lorenzo.

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La chiesa costruita alla fine del VII secolo, presenta una facciata curvilinea in laterizi a vista, con una statua della Madonna in marmo bianco. Alla parete nord è addossata la cappella funeraria degli Scarampi, edificata attorno all’anno 1870 in stile neogotico su disegno del marchese Ferdinando grande studioso di arte e storia.

Dalla parte opposta rispetto alla chiesa, attraversando la strada, è possibile godere di un ottimo colpo d’occhio sia sulle colline che sulla parte alta del paese, dove risalta l’imponente sagoma del castello dei marchesi di Scarampi, meglio conosciuto come il castello di Camino.

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La costruzione è molto antica, risale all’anno Mille e con le sue mura merlate e l’alta torre è uno dei simboli più noti del Monferrato. Il castello, dal 1232 fino a metà Novecento è stato di proprietà dei marchesi Scarampi. Al suo interno si trova uno splendido parco con alberi secolari.

Come ogni maniero che si rispetti, anche il castello di Camino ha il suo fantasma.

Aveo già sentito parlare, in più occasioni, delle presenze spettrali che si aggirerebbero nel castello enfatizzate dalle voci popolari ma è leggendo il libro dell’autore Nico Ivaldi “Castelli maledetti – Piemonte e Valle d’Aosta” che ho avuto ulteriori e più complete informazioni.

Nel 1949 il conte Scarampo Scarampi, feudatario del marchese del Monferrato, si era rivolto più volte alla marchesa del Monferrato a causa di una controversia, avvenuta qualche tempo prima, con un castellano suo vicino per questioni fondiarie di confine.

Il conte, che aveva fama di “testa calda”, quando si accorse che la questione ben difficilmente si sarebbe risolta mediante un intervento esterno, decise di farsi giustizia da solo utilizzando metodi violenti e poco ortodossi.

Il nobile riunì alcuni suoi fidati sudditi, attaccò il rivale e uccise alcuni suoi uomini depredandone le terre.

Presto a Casale i marchesi vennero a conoscenza dell’accaduto e non ne furono affatto contenti. Il consiglio marchionale ordinò a Scarampo di cessare ogni azione nei confronti del suo nemico, di rendergli le terre e di presentarsi di fronte al Consiglio per fornire giustificazioni.

Il Conte anziché rispettare la volontà dei marchesi, organizzò una seconda spedizione armata, uccise ancora più uomini, si appropriò di quanto ancora era disponibile e si mise a disprezzare pubblicamente gli ordini ricevuti dal Consiglio.

Dopo questo secondo grave episodio, da Casale furono concessi a Scarampo cinque giorni di tempo per presentarsi. Nel caso in cui il nobile non avesse obbedito la punizione sarebbe stata durissima ed esemplare: confisca del feudo e decapitazione.

Inutile dire che Scarampo non si presentò mai davanti al Consiglio. La sua ulteriore prova di forza non fu più tollerata: prima che il Conte avesse la possibilità di fuggire, il castello di Camino venne assediato da un contingente dell’esercito della marchesa del Monferrato.

Il conte Scarampo aveva una moglie devota, Camilla, che lo amava molto e che viveva in un palazzo nobiliare a Casale Monferrato. La donna tentò di portare al marito tutto l’occorrente per permettergli di resistere all’assedio e si rivolse anche a un nobile francese, carissimo amico del marito, affinché intercedesse presso la corte del Monferrato.

Fatica sprecata: le truppe entrarono nel castello, catturarono Scarampo e, come da ordini ricevuti, lo decapitarono.

Appresa la notizia Camilla morì. Qui esistono due versioni diverse: secondo la prima la povera donna morì di infarto. Secondo un’altra storia invece la moglie si tolse la vita gettandosi dal punto più alto della torre del castello di Camino.

La leggenda vuole che, il 29 giugno, ricorrenza dell’uccisione di Scarampo, nel castello, a mezzanotte in punto, si sentono rumori strani e sinistri come se qualcosa di pesante venisse trascinato tra le camere. Forse Camilla sta trascinando via il corpo del marito per tenerlo vicino per l’eternità?

Inoltre, sempre nella notte del 29 giugno, il fantasma senza testa del Conte apparirebbe nel castello. Un’altra leggenda parla dei fantasmi dei due innamorati che passeggiano sulle mura.

Una curiosità. Molti giornali italiani riportarono la notizia che, nel 2010, il famoso attore Leonardo Di Caprio, era interessato a diventare proprietario del castello di Camino sborsando la modica cifra di venti milioni di euro.

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