Il fantasma della donna dei libri in corso San Maurizio a Torino

Torino anno 1996. Era da poco iniziato il periodo delle ripresa delle lezioni universitarie e Palazzo Nuovo brulicava di studenti. Le matricole del primo anno cercavano di destreggiarsi alla meno peggio tra i labirinti dell’enorme costruzione mentre, gli iscritti al secondo anno, si pavoneggiavano spavaldi come se fossero laureandi. Nell’immenso corridoio  appena dopo l’ingresso, le solite e note facce da fuori corso bighellonavano tra un caffè e una sigaretta; ai tempi a Palazzo Nuovo, nei corridoi, si poteva fumare.

Le lezioni di istituzioni di Diritto Romano si tenevano nell’aula magna, un grande spazio che ricordava vagamente un anfiteatro, perennemente piena di studenti. Tra questi giovani promettenti futuri avvocati era seduta Lisa, iscritta al primo anno di Giurisprudenza.

La ragazza proveniva dalla provincia, da fuori Torino. Abitava in un paese del Monferrato così difficile da raggiungere che i genitori, benestanti, avevano deciso di affittare un appartamento a Torino per la figlia che aveva superato brillantemente, l’estate prima, l’esame di maturità al Liceo classico. Per lei sognavano un futuro da avvocato o magari da giudice, chissà.

Peccato che a Lisa del diritto importasse ben poco. Anche se Torino le piaceva molto e in soli due mesi aveva già stretto amicizie, quel giorno era triste perché, pur avendo cominciato da poco, il desiderio di cambiare facoltà per studiare Lettere e Filosofia, sua vera passione,era sempre più pressante come un tarlo che le divorava la testa.

Sarà stata la tensione, la stanchezza per le due ore trascorse in aula ad ascoltare argomenti che non le interessavano, fatto sta che a Lisa venne un gran mal di testa. Il suo programma era di pranzare con una compagna di corso per poi andare, nel primo pomeriggio, alla lezione di Storia del Diritto Italiano che si teneva poco distante nelle sale di un cinema in via Po. Con quella emicrania che la tormentava, la ragazza decise di rientrare nel suo appartamento, in corso San Maurizio, per stendersi a letto.

Una cucina abitabile, una piccola camera da letto e un bagno: così era composta la casa torinese di Lisa. A lei bastava e poi si trovava vicino a quella bizzarra costruzione che chiamavano “Fetta di Polenta”, a pochi passi da Palazzo Nuovo, dal Po e dal centro.

Come era abituata quando gli attacchi di mal di testa la colpivano, Lisa chiuse le persiane e spense tutte le luci per rimanere al buio. Si stese a letto e cercò di riposare. Stava dormendo da circa mezz’ora quando un rumore la svegliò. Stranamente l’emicrania le era  passata.

Un suono ritmico e costante, non intenso ma fastidioso, un fruscio come se qualcuno stesse sfogliando in modo compulsivo le pagine di un quotidiano.

Il rumore proveniva dall’esterno. Lisa aprì la persiana della camera da letto che dava su un piccolo cortile esterno, quando capì subito da dove proveniva quel suono.

Di fronte a lei, dal lato opposto del cortile, una signora piuttosto anziana stava rovistando in uno scatolone di cartone che sembrava contenere parecchi libri, appoggiato sul ballatoio di un balcone.

La donna era vestita in modo semplice ma elegante, aveva i capelli piuttosto corti e grigi e indossava uno scialle nero che sembrava confezionato a mano. Un’eleganza sobria, quasi austera, che ricordò a Lisa la descrizione di quelle madame torinesi fatta da una sua compagna di corso per canzonare una assistente di Diritto Privato.

Lisa osservava la signora, nei gesti ripeteva meccanicamente qualcosa di ipnotico. E poi era come se, quell’anziana donna,  non si accorgesse della sua presenza.

Più la ragazza osservava la vecchina e più qualcosa non le quadrava. Poi pensò: «Come fa quella benedetta donna a tirare fuori dallo scatolone tutti quei libri? Come possono stare tutti in quel contenitore?».

Lisa si accorse di un altro particolare strano: non si capiva dove i libri andassero a finire visto che sul balcone non c’era nulla.  Era come se quei volumi cadessero nel vuoto.

Improvvisamente la signora si accorse della presenza di Lisa e la guardò. Uno sguardo triste, angoscioso, senza il minimo cenno di saluto.

La studentessa si sentì a disagio, si pentì di aver spiato così a lungo la donna e per togliersi da quella situazione  richiuse imbarazzata le serrande trasferendosi in cucina.

Ora che il mal di testa le era passato, Lisa provò a riscrivere e studiare gli appunti di Diritto Romano presi al mattino a lezione, ma la sua buona volontà durò pochi minuti. Per non stare in casa tutto il giorno a far niente decide di uscire per un passeggiata e per fare un po’ di spesa.

L’autunno incombeva a Torino con le sue atmosfere e i suoi colori. A Lisa quella stagione piaceva molto ma quel giorno si sentiva triste e depressa: Giurisprudenza non era il corso di laurea che faceva per lei. Avrebbe dovuto confidarlo presto ai genitori anche se le mancava il coraggio.

Verso sera, quando le prime luci dei lampioni si accesero, la ragazza, dopo aver passeggiato tra via Po e piazza Castello, rientrò a casa.

Appena entrata nel portone, prima di salire la rampa di scala sul lato destro, Lisa diede un’occhiata al balcone dove nel pomeriggio aveva visto la signora intenta a sistemare i libri. Che strano: tutto era chiuso, persiane abbassate da cui non filtrava nemmeno un fio di luce.

“La nonnina va a dormire presto” pensò Lisa.

Appena entrata in casa la ragazza fu colta da torpore, una specie di sonnolenza e la testa cominciò a farle male di nuovo.

Lisa cenò con un misero piatto di pasta al tonno, prese un antidolorifico e si mise a letto. L’indomani mattina le lezioni iniziavano presto. Sprofondò subito in un sonno profondo.

Alle prime luci dell’alba, si svegliò. Era andata a coricarsi forse troppo presto e l’emicrania non era passata.

Poi sentì di nuovo quel rumore.

Si alzò dal letto e, senza accendere la luce, posizionò lo sguardo tra le fessure delle persiane per guardare senza essere vista.

L’anziana signora era sul balcone, vestita esattamente come il giorno prima. Con lei lo scatolone dal quale continuava a tirar fuori libri su libri.

Lisa non riusciva a capire il motivo di tutto l’affanno che la donna si prendeva considerando anche che era mattino presto. Andò in cucina per prepararsi il caffè, il mal di testa le era improvvisamente passato dandole sollievo.  Mentre il liquido caldo le dava ulteriore conforto pensò a un piano: avrebbe spalancato la finestra e con una scusa qualsiasi avrebbe chiesto alla signora se, per caso, desiderava essere aiutata.

Terminato il caffè tornò in camera da letto per realizzare il suo piano ma, il rumore di carta era cessato e l’anziana sparita. Tutte le finestre e la porta che dava sul piccolo terrazzo erano chiuse.

Esiste una grande differenza tra un casa disabitata chiusa da tempo e una che, invece, è chiusa temporaneamente in attesa del rientro dei suoi abitanti. La luce è diversa, l’odore è diverso, l’energia che emana dall’esterno è differente. Questi particolari non sfuggirono a Lisa.

Quando scese in cortile per andare verso Palazzo Nuovo, la studentessa ebbe un sussulto: nel cortile, sotto al balcone, era adagiato un libro. Lisa lo raccolse, sicuramente era caduto alla signora che non se ne era accorta. Un volume dalla copertina ormai sbiadita che aveva tutta l’aria di essere uno di quei romanzetti rosa pensati per far passare il tempo a casalinghe annoiate. La ragazza lo mise nella sua borsa.

«Un piano di gran lunga migliore – pensò – di quello che mi è venuto in mente prima. Appena la vedo, con questa scusa, non potrò che attaccare bottone».

C’era una cartello fuori dal portone principale di ingresso che Lisa non aveva ancora visto. Quando se ne accorse ebbe un secondo grande sussulto, più forte del primo.

Il cartello riportava:”Vendesi alloggio al primo piano con balcone, ingresso, cucina, ampio salone, tre camere più due bagni. No agenzie. Per informazioni…” e seguiva numero di telefono con prefisso 011. Chissà da quanto tempo era lì a giudicare dalla scritta che iniziava a sbiadirsi

La ragazza fece un breve calcolo: l’unica parte del condominio con i balconi era quella di fronte al suo alloggio; al primo piano l’unico appartamento era quello dove aveva visto la signora intenta a sistemare i libri. C’era qualcosa di strano: possibile che quella vecchia vivesse ancora in una casa in vendita? Forse stava sistemando i libri prima di lasciare l’abitazione?

Lisa pensò che appena fosse rientrata dalle lezioni avrebbe telefonato a quel numero fingendosi un’acquirente per chiedere se, quell’appartamento, avesse ancora dentro condomini. Dopotutto non era una circostanza così rara.

La telefonata fu fatta molto prima.

Al termine della prima ora di Diritto Costituzionale, mentre il docente ripeteva senza pathos la sua lezione sulle fonti, Lisa uscì da Palazzo Nuovo per infilarsi nella prima cabina telefonica a comporre il numero che aveva trovato sul cartello.

Dopo qualche squillo dall’altro capo rispose la voce di una donna che, a giudicare dal timbro, non dava l’impressione di essere giovane.

«Sì pronto. Buongiorno. Mi scusi signora, ho visto poco fa un cartello dove c’è scritto che si vende un appartamento in corso San Maurizio. Mi farebbe piacere ricevere qualche informazione in più»

«Lei è di qualche agenzia?»

«No. Sono una studentessa che ha affittato l’alloggio di fronte a quello messo in vendita.  Siccome i miei genitori sono interessati a comprare casa a Torino ho pensato di contattarla».

«Bene. Guardi, io per telefono preferisco non dare informazioni perché ho già avuto brutte sorprese ma se lei abita lì davanti possiamo trovarci e le dirò tutto ciò che desidera sapere».

«Per me va bene, ma posso solo farle una domanda, solo una, prima di fissare l’appuntamento?»

«Se posso risponderle, sì mi dica».

«Nella casa ci abita qualcuno?»

«No, l’appartamento è disabitato. In quella casa, fino a due anni fa ci abitava mia sorella da sola che purtroppo è morta nel 1994. Dopo che è venuta a mancare, sbrigate le pratiche dal notaio, io e mio fratello, unici eredi, abbiamo deciso di vendere. Dopo mia sorella non c’è stato nessun altro inquilino. Si figuri che ci abbiamo messo tre mesi solo per sistemare tutti i libri che aveva lì dentro. La mia povera sorella era una professoressa di italiano con una grande passione per la letteratura e un insano interesse per i romanzetti rosa forse perchè era rimasta zitella. Oh…chiedo scusa, ho sempre il vizio di parlare troppo».

A Lisa mancò il fiato, sentì prima un gran caldo e poi un freddo che le gelò le ossa. Era confusa, aveva la nausea e un senso di stordimento. Agganciò la cornetta del telefono pubblico ed uscì di corsa per strada. Appena si riprese un attimo, girovagò senza meta tenendosi istintivamente alla larga dal suo appartamento in affitto. La povera ragazza cercò per ore di trovare una logica nell’irrazionale e poi cedette. Entrò di nuovo in una cabina telefonica e scoppiando a piangere telefonò a casa.

Spiegò tutto a sua madre. Il pomeriggio stesso suo padre, senza proferire parola, salì nell’appartamento per prendere tutte le cose della figlia e quella sera dormirono in un albergo. Il giorno dopo i genitori aiutarono Lisa a sistemarsi a casa di due ragazze figlie di una collega di sua madre, raccomandando a Lisa di non raccontare niente a nessuno.

Una volta che fu nella sua nuova camera, la ragazza tirò fuori il libro che aveva trovato e che avrebbe voluto restituire alla signora.

Con le mani che tremavano sfogliò le pagine. Fu accolta da un senso di calore misto a torpore. Si sentì inspiegabilmente tranquilla e rilassata. Chiuse il libro, lo aperse di nuovo e fu a quel punto che notò quella frase sottolineata con un lapis rosso:”Segui ciò che ami e tutto andrà bene”.

Lisa rise, poi pianse e rise di nuovo di gusto ringraziando la signora che sistemava i libri sul balcone. La decisione di Lisa  fu immediata. Il mattino dopo, senza pensarci nemmeno un attimo, si ritirò da Giurisprudenza e fece il passaggio a Lettere e Filosofia. Ai genitori lo disse solo a un anno dalla laurea.


Lisa, un anno dopo aver cambiato la facoltà universitaria, ha incontrato la signora al telefono alla quale ha raccontato la sua storia. Sono diventate grandi amiche e sono emersi particolari molto interessanti su chi era la donna che sistemava i libri.

La foto di copertina non si riferisce alla casa descritta nel post.

Su Facebook è  attivo il gruppo Torino Ghost Club, lo trovate cliccando qui

 

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