Fotografia e Mistero

Su di me il mistero, fin da bambino, ha esercitato una potente fascinazione.

In età adulta questa attrazione non è mai svanita anzi, si è radicata e sviluppata ancora di più, portandomi a leggere e a scrivere di misteri.

Non mi interessa il mistero fine a se stesso. La mia ricerca è antropologica e culturale.

Il mistero lo intendo come medium, come chiave di lettura per indagare gli aspetti metafisici della vita, di una terra, di ciò che mi circonda.

Nei miei scritti, siano essi articoli, post, libri, sono riuscito a inserire questo elemento. Se bene o male non spetta me a dirlo.

E poi c’è la fotografia…

La fotografia fa parte del mio quotidiano, delle mie ricerche, dei miei appunti visivi, del mio modo di approcciarmi a tutto ciò che mi circonda.

Solo apparentemente fotografia e scrittura sono dicotomici tra loro. Ho anche provato  a scinderli, sbagliando.  Tutte le volte che ho provato ad escludere la scrittura per la fotografia e viceversa, l’elemento escluso è tornato con prepotenza a farsi sentire.

Come far entrare il mistero nella mia fotografia?

No, non mi sto riferendo al fatto di andare a fotografare luoghi abbandonati o considerati misteriosi. L’ho anche fatto ma solo a livello didascalico.

Quello a cui mi sto riferendo è qualcosa di più intimo e profondo.

Fotografia e Mistero

Che cos’è il mistero nella fotografia e come si fa a farlo entrare in essa?

Ho posto questo interrogativo al mio mentore fotografico Alex Coghe che mi ha scritto:

Il mistero in fotografia, dal punto di vista di uno street photographer, può essere un elemento che lascia interdetto chi osserva, di contrasto, magari anche illogico che però sta nella fotografia e dunque, pone domande.

Il mistero in fotografia può essere inteso anche in un senso filosofico. In questo caso penso alle immagini di Lorenzo Armendariz e di Juan Rulfo, entrambi messicani, entrambi bravissimi a indagare visualmente certi stati d’animo che la fotografia, pur ancorata alla materia, reca con se una sua struttura narrativa che riesce a dare questa sensazione di mistero.

Il mistero è visibile anche nelle foto delle processioni di Ferdinando Scianna, in cui c’è un latente incedere verso il magico che certi riti, inevitabilmente, producono comunque in noi qualcosa di irrazionale e quindi difficile da spiegare, indipendentemente da che cosa crediamo, se siamo o non siamo credenti. L’occhio di Scianna è sempre stato laico, eppure in certe simbologie e certe plasticità dei corpi dei soggetti, si riesce a trovare dell’altro, appunto una fascinazione verso il non conosciuto, verso l’elemento misterioso.

Sono andato così a vedere le immagini dei fotografi che Alex mi ha indicato, soprattutto quelle di Ferdinando Scianna che considero un vero e proprio maestro e ho iniziato a percepire qualcosa che non sono ancora riuscito mettere a fuoco, ma che ha toccato il mio animo fotografico donandomi un’ulteriore chiave di lettura visuale.

Da qui parto. Non ho risposte, guai se le avessi, ma la mia ricerca è iniziata.

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