Torino e la notte di San Giovanni

(In copertina il farò in piazza Castello a Torino anno 2017 nella splendida immagine di Mihai Bursuc) – La festa di San Giovanni Battista, si celebra a Torino la notte tra il 23 e il 24 giugno. Si tratta di una ricorrenza molto sentita e rappresenta un importante fulcro della tradizione storica e culturale del capoluogo piemontese.

Per alcuni studiosi la festa di San Giovanni deriverebbe da un antico culto solare di origine precristiana.

Effettivamente, in epoca pagana, i giorni del solstizio d’estate erano strettamente legati ai ritmi e ai culti della natura.

Fu il cristianesimo, con l’intento di estirpare i riti pagani, a decidere che il 24 giugno si sarebbe festeggiato San Giovanni Battista, un santo che è spesso rappresentato con sembianze che si rifanno alla divinità agricola quasi a testimoniare un possibile nesso tra il solstizio d’estate e i ritmi delle campagna e dei raccolti.

Il momento clou dei festeggiamenti della notte di San Giovanni a Torino è quello del farò (in piemontese significa falò).

Scrive a proposito l’antropologo Massimo Centini nel suo libro “Torino magica, fantastica, leggendaria”:

Un’altra pratica legata a San Giovanni è quella che propone di danzare intorno alle grandi pietre, considerate cariche di poteri magici: tale esperienza si collega al ballo intorno al falò, che pur avendo caratteristiche formali diverse, risulta un soggetto simbolico importante nel meccanismo rituale del culto solstiziale.

Si legge sul sito della Famija Turineisa, che con l’Associassion Piemontéisa, contribuiscono in maniera rilevante alla festa, che:

San Giovanni Battista fu da sempre patrono della città anche prima del 1490, quando dove oggi sorge il  Duomo,  esistevano le tre vetuste basiliche contigue e intercomunicanti che si protendevano fin sotto l’attuale Palazzo Reale: la prima, verso le mura, era dedicata al Salvatore, la seconda (battesimale) a San Giovanni Battista, la  terza a Santa Maria “della chiesa maggiore”.

In nome del Santo bisognava pagare le tasse al fisco, a lui erano indirizzati i doni dei fedeli e a San Giovanni i Canonici dedicarono l’antico ospedale da essi fondato “aperto per la salute temporale dei poveri ed eterna dei ricchi”.

Si hanno tracce di tale usanza già nel 1325 e dagli Ordinati Comunali si apprende che in tal circostanza veniva donato un abito nuovo al “trombetta civico”, era fatta designazione di alcuni Savi ad assistere alla festa e s’invitavano tutte le corporazioni d’arti e mestieri. In epoche meno remote e fino a tutto il 1819 la catasta si erigeva sul rettilineo della Doragrossa (via Garibaldi): da quell’epoca, per desiderio del Re, si collocò sull’asse mediano di contrada dei Cavagnari in corrispondenza del portone di Palazzo Reale. Al tripudio continuarono a presiedere , fino al 1854, le autorità costituite; le truppe del presidio sparavano a salve, dalla reggia assisteva la famiglia sabauda.

La vigilia della Festa di San Giovanni dalle campagne giungevano i contadini che si accampavano in piazza Duomo riparandosi con “baracche” di frasche e pergole di fiori, ingannando il tempo dell’attesa cantando e bevendo. Dopo le funzioni di chiesa aveva luogo la baleuria dei vignolanti con canti e “correntone”.

La sera si faceva una grande falò (il farò) in piazza Castello, presso Palazzo Madama, dove oggi sorge il monumento all’alfiere.  Gli abitanti di Grugliasco dovevano provvedere le fascine e nel quale si bruciavano anche le corde usate durante l’ultimo anno per le impiccagioni. Qui piantava anche le sue tende la Società degli Stolti che aveva il compito di regolare le feste di San Giovanni. Secondo la tradizione era uno dei Sindaci che doveva appiccare il fuoco alla catasta di legna.

Per parecchi anni la festività era stata sospesa e negli anni ’60 la città di Torino ha ripreso i festeggiamenti riproponendo il corteo storico curato dall’Associassion Piemontèisa.

La Famija Turinèisa dalla sua costituzione è sempre stata presente in Duomo per le cerimonie religiose, occupandosi della distribuzione dei pani della carità alla cittadinanza e alle autorità presenti alla messa. La tradizione vuole che i pani benedetti vengano distribuiti alla popolazione in ricordo della fine della peste del 1706.

Un tempo era ben radicata la credenza che i farò di San Giovanni servissero per conservare i frutti della terra, assicurare buoni raccolti, proteggere il bestiame da tuoni, grandine e malattie. Tra i riti propiziatori più curiosi c’è quello di bruciare le vecchie erbe nei falò e raccoglierne di nuove per conoscere il futuro, comperare l’aglio per assicurarsi un anno propizio, raccogliere un ramo di felce a mezzanotte e conservarlo in casa per aumentare i propri guadagni.

A Torino l’accensione del farò è accompagnata da questa credenza molto scaramantica: tradizione vuole che la caduta del trespolo al quale viene dato fuoco dev’essere indirizzata verso Porta Nuova, affinché sia un anno fortunato per tutta la città. Se no sono guai…

Fonti bibliografiche:
M.Centini – Torino magica fantastica leggendaria – Editrice Il Punto Piemonte in Bancarella
http://www.famijaturineisa.com/

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