Il Sacro Monte di Varallo due passi per la nuova Gerusalemme

Quando, decenni fa, l’afa e la calura dell’estete vercellese diventavano davvero insopportabili, mia nonna diceva, in stretto dialetto di queste parti «Prenderei la corriera e andrei al Sacro Monte di Varallo».

In questi giorni il caldo e l’afa persistenti mi hanno fatto tornare in mente quelle parole. Mi sono quindi chiesto se ciò che aveva detto  mia nonna fosse ancora valido.

Per verificare, ho fatto rotta verso la Valsesia con destinazione il Sacro Monte di Varallo…

Pochi giorni fa lessi un interessante articolo su un noto portale di turismo on line il quale affermava che il turismo religioso, in Italia, attira un elevato numero di visitatori con delle cifre da capogiro.

Il Sacro Monte di Varallo si inserisce a pieno titolo in questa tipologia turistica dove rimane sempre una delle mete più gettonate dai vercellesi e non solo.

Sono quasi le nove di mattina e la temperatura sfiora quasi i trenta gradi. Giusto il tempo di un caffè e la mia auto punta verso la Valsesia.

Attraverso prima i paesi della Bassa, raggiungo Gattinara e da qui inizio a salire verso il Sacro Monte di Varallo.

Dopo circa un’ora abbondante giungo a destinazione. Il Sacro Monte lo si raggiunge arrivando a Varallo e seguendo le indicazioni. C’è anche la possibilità di usufruire della funivia e di un servizio bus sempre seguendo le chiare indicazioni lungo il percorso.

Ricontrollo il termometro: la temperatura si è abbassata di qualche grado ma è molto più piacevole rispetto alla spossante umidità della pianura. Un po’ di più si respira.

Rimango subito colpito dall’atmosfera bucolica del luogo. Una piacevole cromia di colori mi attende tra il verde dei prati e gli altri colori della vegetazione.

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Inizio ad avventurarmi tra il percorso del Sacro Monte ben segnalato dai cartelli.

Da subito la mia visita si rivela un’esperienza piacevole e rilassante. Ovunque regna il silenzio interrotto solo dal calpestio sulla ghiaia di altri visitatori e dal canto degli uccelli e degli insetti. Aspetto importante è che non ci sono zanzare.

Lungo il sentiero mi soffermo ad ammirare le cappelle con le sculture tutte spiegate da esaustivi e piccoli cartelli informativi che ne descrivono storia e storie.

In Italia la tradizione dei Sacri Monti è ben radicata e quello di Varallo è stato il primo. La sua idea di costruzione risale al Millequattrocento su impulso di Bernardino Caimi francescano di Milano.

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Il frate aveva visitato a lungo Gerusalemme e volle riportare le stesse sensazioni che aveva vissuto in Terra Santa costruendo un Sacro Monte.

I lavori iniziarono nel 1491 con la cappella del Sepolcro di Gesù. Alla morte del Caimi, dopo aver realizzato una ventina di cappelle, i lavori cessarono. Furono ripresi duecento anni dopo con un grande progetto arricchito dall’apporto di un artista quale Gaudenzio Ferrari che ebbe l’intuizione di creare, con una rappresentazione teatrale, scene arricchite da personaggi statuari a misura d’uomo.

A metà del Millesettecento i lavori terminarono e nel 1890 la facciata della Basilica suggellò un’opera che attira, ad oggi, un numero significativo di turisti.

La mia passeggiata prosegue.

La sacra rappresentazione si volge tra 45 cappelle, isolate o inserite in architetture più articolate e viene portata in scena da 800 statue in legno e terracotta policroma a grandezza naturale e più di 4000 figure a fresco.

L’itinerario tra le cappelle si divide in due parti distinte: la prima dalla cappella N. 1 (Adamo ed Eva) alla N. 19 (Ingresso di Cristo a Gerusalemme) occupa la zona più impervia del parco ed è completamente immersa nel verde della Riserva; la seconda copre la sommità del Monte, vi si accede dalla Porta Aurea ed è organizzata come una città: palazzi, porticati, piazze del Tempio e del Tribunale, cappelle che raccontano gli episodi della vita di Cristo entro le mura di Gerusalemme (Ultima cena, Sepolcro, Risurrezione, Assunzione di Maria). La Basilica dell’Assunta, al centro del complesso sacro, rappresenta il punto di arrivo ideale del pellegrino.

Ogni cappella rappresenta un episodio della vita o della Passione di Gesù: complesse scenografie sono state realizzate con affreschi e gruppi di statue lignee o di terracotta dipinta, in grandezza naturale e di forte potenza espressiva, del tutto simili a figure umane, con barbe e capelli veri.

Passeggiando tra i sentieri del Sacro Monte mi accorgo della presenza di alcuni punti panoramici dai quali si può ammirare la città di Varallo e parte della Valsesia dall’alto.

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Scopro che il Sacro Monte ospita una riserva naturale gestita dall’ente regionale denominato Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo, istituita dalla Regione Piemonte con la legge del 1980 per salvaguardare le caratteristiche ambientali e paesaggistiche del Sacro Monte, garantire il ripristino e la conservazione del complesso storico religioso e favorirne la fruizione a fini scientifici, culturali e didattici.

Sul Sacro Monte esiste una leggera che narra di un forziere celato sul retro della quinta cappella, quella che raffigura l’arrivo dei Magi alla grotta di Betlemme.

E proprio uno dei Magi, probabilmente Gaspare, stando sempre alla leggenda, sarebbe stato raffigurato prendendo come modello un pastore di Creola e si dice che l’uomo morì una volta portato a termine il suo doppio in terracotta.

Altra curiosità si possono scoprire leggendo i piccoli cartelli informativi presenti in ogni cappella.

Tornando alla domanda che mi sono post all’inizio «Ma, come mi diceva mia nonna, il Sacro Monte di Varallo è ancora una meta turistica?» posso rispondere tranquillamente di sì.

La risposta arriva pranzando al vecchio ristorante albergo Sacro Monte di Varallo, in un’atmosfera elegante e un po’ vintage, dove alcuni dei commensali sono turisti che al Sacro Monte albergano anche prenotando due settimane di villeggiatura all’anno.

2 pensieri riguardo “Il Sacro Monte di Varallo due passi per la nuova Gerusalemme

  1. Ciao, sono una delle Guide Turistiche che operano sul Sacro Monte. Grazie per questo articolo, si capisce che ti ha ispirato e ne sono molto felice: è il luogo che amiamo tanto e quando i visitatori se ne innamorano non possiamo che gioirne…
    Grazie ancora

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    1. Gian Luca Marino - Storie 23 giugno 2018 — 20:56

      Ciao Monica, sì il luogo mi ha ispirato molto…complimenti per la passione che mettete nel vostro lavoro

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