Diario di Ibiza – Giugno 2018 – Gate A09

Il mio diario a Ibiza dei giorni trascorsi a giugno 2018. Come sempre la Isla Blanca mi ha regalato momenti intensi, di magia, magnetismo, eccitazione e tranquillità.

A differenza dei precedenti viaggi, in questi giorni le mie esplorazioni si sono concentrate su Eivissa, Ibiza città, per raccogliere appunti e materiale che non ero ancora riuscito ad approfondire.

Ho letto, passeggiato, riflettuto molto. Mi sono lasciato guidare da la Isla.

Il diario di Ibiza inizia però con una notte surreale trascorsa in aeroporto a causa di un ritardo di sei ore del volo di andata…

Tutte le volte che parto per Ibiza l’eccitazione è tanta. Non è un’emozione legata a un classico viaggio da turista in qualche località che visito per la prima volta. È una sensazione come di ritorno, di un progetto aperto, di esperienze che devo ancora vivere in una Ibiza che non finisco mai di esplorare e che non finisce mai di stupirmi. No, non è un’aspettativa. Ho abbandonato da tempo le aspettative perché finisco per rimanere deluso e poi perchè, aspetto ancora più importante, lo spirito de la Isla non gradisce programmi ma solo scoperte.

Con questo stato d’animo, un misto di euforia e serenità mi apprestavo a partire dall’aeroporto di Milano Malpensa con un volo Vueling in partenza per Ibiza prevista alle 23:20.

Dopo una frugale cena in autogrill, dopo aver cercato un parcheggio conveniente per l’auto, arriviamo in perfetto orario in aeroporto per sbrigare il solito e noioso passaggio ai controlli.

Bagagli, cellulare, orologio e tablet sui nastri pronti per essere scannerizzati. Sono così pulito che quando passo sotto al metal detector non suona nemmeno. Nessuna monetina o accendino dimenticati nelle tasche.

Dopo pochi minuti siamo nel dutyfree, un grande centro commerciale. Osservo i prodotti, la gente che passa e che mi sembra allegra, i tabelloni delle partenze. In men che non si dica compare il gate di imbarco per Ibiza. Ormai è fatta. Forse.

Dopo aver attraversato un labirinto di corridoi e di scale arriviamo al gate.

C’è euforia nell’aria, chi parte per la Isla è sempre felice.

Ad un certo punto, mentre contiamo i minuti che ci separano dall’imbarco, inizio a sentire dei suoni, dei segnali, come una tempesta.

Quasi in contemporanea i passeggeri guardano gli smartphone e su tutti i loro volti appare un’espressione di stupore e fastidio. Guardo anch’io: un SMS e una mail ci avvisa che il volo partirà alle 3:10.

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Terribile? E adesso che facciamo tutte queste ore?

Mi dirigo subito verso i distributori dell’acqua, peccato che sono vuoti.

Mentre decido di avventurarmi temerario verso le profondità del labirinto dei gate di Malpensa, una voce metallica ed eterea mi fredda un’altra volta come se non bastasse l’aria condizionata sparata al massimo: i passeggeri del volo Vueling diretto a Ibiza devono uscire dal gate e recarsi al primo piano per ricevere informazioni sul volo. Non promette bene, proprio no. Inizio a temere anche perché è da quando sono partito d casa che un sesto senso negativo mi perseguita.

La mia parte razionale mi invia una domanda: ma se abbiamo passato i controlli, come facciamo a tornare al primo piano?

Tra i passeggeri il caos è totale.

Seguendo alcuni temerari passiamo per una porta aperta che sbuca nell’area recupero bagagli. Nessuno dell’aeroporto si accorge di noi.

Al primo piano l’ addetto di terra Vueling è preso d’assalto. Nessuno è maleducato con lui ma il nervosismo è tangibile. Ci sono passeggeri con i bambini piccoli, altri hanno prenotato hotel, traghetto per Formentera, auto e non sappiamo nemmeno se si parte perché la voce che gira è questa: volo annullato.

L’addetto spiega che il ritardo è dovuto allo sciopero dei controllori di volo di Marsiglia e quindi la compagnia deve predisporre un altro piano di volo per raggiungere Ibiza con tutti gli inconvenienti tecnici e i ritardi del caso.

Ci vengono consegnati dei buoni consumazioni da utilizzare per il ristoro in un bar dell’aeroporto.

Gli italiani avranno mille difetti ma quando si trovano a dover affrontare un problema in gruppo scatta la solidarietà. Ci scambiamo acqua e informazioni che in questo contesto sono preziose quanto i viveri.

Un signore di Bologna mi racconta che dall’aeroporto della sua città, Vueling per un intoppo sul volo, li ha dirottati dal giorno prima su Milano per partire e qui si trovano nella medesima situazione. Un gruppo di ragazzi arriva da Torino dove Ryanair ha cancellato un volo per Ibiza sempre per il problema sciopero controllori di volo francesi. Malediciamo i francesi e gli scioperi. Le cose sembrano mettersi male ma continuo a nutrire le speranze. Io a Ibiza ci voglio arrivare e finché non mi buttano giù dall’aereo non desisto.

Due giovani di Monza si bevono uno Spritz fuori dall’aeroporto, altri due sono arrivati dopo un viaggio da Bari per prendere il volo da Milano. Ognuno ha la sua storia.

Intanto si fa quasi l’una di notte e del nostro volo ancora nessuna notizia.

Le leggende metropolitane iniziano a crearsi dal nulla, a girare e a ogni passaggio sono sempre più gonfie e terribili. Si vocifera su una cancellazione totale del volo, teoria suffragata da una mail che arriva ad alcuni, ma non a tutti, che comunica impietosa che il volo è stato annullato. Sui tabelloni però la partenza è prevista per le 3:10.

Si sprecano ipotesi, soluzioni improbabili.

Poi verso l’una e trenta arrivano due hostess di terra.

«Per la mia esperienza – esordisce una delle due – il volo al novanta per cento sarà cancellato. Ma non si sa mai anche perché ufficialmente, dalla torre di controllo di Malpensa, la partenza dell’aereo rimane quella indicata sul tabellone».

Ancora non sappiamo che quelle due hostess saranno le nostre “angelo custode” per la notte.

Per scrupolo chiedo ad un’addetta dell’aeroporto, in un gabbiotto di vetro poco prima dei metal detector, se sa qualcosa. La risposta, non so perché, mi rassicura «Finchè non vedete sul tabellone delle partenze “cancellato” il volo se pur in forte ritardo rimane».

Nel mentre gli aspiranti passeggeri continuano a scambiarsi informazioni. C’è chi ride e scherza, c’è chi è più arrabbiato ma tutti sono calmi ed educati, se pur snervati e molto ma molto stanchi per l’indeterminatezza della situazione. Alcuni provano anche a dormire sulle macchinette elettriche della Polizia, altri cercano di carpire informazioni dai soldati dell’Esercito preposti all’antiterrorismo che ne sanno meno di noi e ci guardano tra lo stupito e il compassionevole.

Alle due in punto arriva la notizia: il volo Vueling arriverà alle 4:30 del mattino proveniente da Barcellona.

Le due hostess di terra ci consigliano di andare subito a rifare i controlli e ci dicono che il  nuovo gate di partenza è l’A09.

È la prima volta che rifaccio i controlli due volte.

Complice la stanchezza e il sonno mi sembra di sognare. In fila ordinata ripetiamo tutti, come automi, gli stessi gesti.

Superato il metal detector ci dirigiamo verso il gate A9. E qui inizia la parte onirica.

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L’aeroporto è deserto, ci siamo solo noi. Negozi chiusi, banconi di imbarco deserti, corridoi fantasma. Arriviamo al gate. Posizionate dietro al desk ci sono le due hostess di terra.

Un signore italiano di una cinquantina d’anni, accompagnato da una ragazza molto più giovane dalle fattezze est europee, sta ascoltando musica chillout da un altoparlante dal suono potente e pulito collegato a un iPhone, mentre discute amabilmente con la sua compagna.

Non capisco da dove sono arrivati e come mai sono già lì, ma c’è un gruppo di ragazzi dai venti ai trent’anni, che scopro poi essere di Cremona, i quali stanno letteralmente facendo un party al gate. Musica, bicchieri di vino, sigarette accese come se niente fosse. Cantano, sono allegri, ma fanno un gran baccano. Dall’altra parte persone un po’ più avanti con l’età e famiglie. Tutti coesistono. Mi sembra di sognare, non ci credo.

Sono circa le tre e mezza e improvvisamente le hostess ci dicono che la torre di controllo ha aggiornato il volo che partirà alle 5:10. Il tabellone puntuale aggiorna e conferma lo stato. Non so se ridere o piangere.

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Cerco di ingannare l’attesa in mille modi.

Poi mi avvicino al bancone delle hostess e con loro mi metto a guardare dallo schermo di un computer il tragitto dell’aereo Vueling che sta arrivando per portarci a Ibiza.

Passano i minuti e il volo si avvicina. Si trova sulla Sardegna, rotta che seguirà anche dopo per portarci a destinazione evitando la zona radar in sciopero di Marsiglia.

Volo sopra Alessandria, Vigevano e poi l’annuncio che suona come un trionfo da parte delle hostess «La torre di controllo ci ha comunicato che il nostro radar ha agganciato l’aereo. Tra poco dovrebbe atterrare».

Ho l’impressione di vivere in un film dove si sta aspettando l’aereo della salvezza che finalmente arriva.

Alle 4:30 il volo Vueling che arriva da Barcellona per portarci a Ibiza è sulla pista.

Corro davanti alle vetrate schermando con le mani gli occhi per evitare i riflessi e lo vedo. Attorno a lui gli addetti dell’aeroporto stanno arrivando come formiche sul cibo. Sono convinto che l’aereo è vuoto e invece escono alcuni passeggeri o almeno mi è sembrato di vederli perché ancora adesso non ho capito se erano reali o meno.

Tra le varie operazioni passa un’altra ora e finalmente ci fanno imbarcare.

Appena varco la soglia del portellone, lo steward che saluta mi sembra un automa, non so se ricambiare il saluto o mandarlo a stendere. Sistemo i bagagli a mano e mi metto a sedere.

L’aereo inizia a rullare e finalmente decolla mentre fuori c’è già il sole.

Chiudo gli occhi. Ibiza mi sta spettando.

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