Ibiza e la spiaggia che non esiste – Ibiza misteriosa

C’è una fotografia di Ibiza che non mi è mai riuscita.

I miei primi tre giorni a Ibiza, nell’autunno del 2013, erano trascorsi molto velocemente, troppo.

L’ultimo giorno, come da copione, trascorse ancora più in fretta dei primi due.

Il tempo è un concetto estremamente relativo perché si basa essenzialmente sulla nostra percezione. Abbiamo l’illusione che esso sia una dimensione oggettiva ma in realtà non lo è. Provate a stare quindici minuti in una situazione noiosa, spiacevole, stressante e vi sembreranno quindici giorni. Provate a trascorrere quindici giorni a Ibiza e vi sembreranno quindici minuti.

L’ultimo giorno di vacanza, anche se la mia permanenza a Ibiza proprio una vacanza non era stata, è quello in cui scopri le cose migliori e inizi finalmente ad ambientarti ed orientarti. E’ come una canzone alla radio: l’apprezzi di più perché sai che sta per finire.

A proposito di radio, quando sono a Ibiza (e quando rientro in Italia per lenire la nostalgia), ascolto sempre Ibiza Sonica.

Proprio l’ultima mattina dell’autunno 2013 ci stavamo dirigendo in macchina verso una spiaggia. Avevamo la prima parte della giornata libera perché il primo appuntamento per vedere una serie di locali commerciali, era stato fissato nel pomeriggio.

La persona con la quale mi trovavo su la Isla voleva assolutamente farmi vedere quel posto; ci era stato due estati prima ed era rimasto particolarmente colpito dal fascino della spiaggia e della scogliera.

In auto ascoltavamo Ibiza Sonica, ognuno di noi era immerso nei propri pensieri. Il cielo era scuro, c’erano nuvoloni e soffiava un vento che non lasciava presagire nulla di buono.

Ad un certo punto il mio compagno di viaggio fermò la macchina in uno spiazzo lungo il ciglio della strada.

Pochi metri a piedi per una stradina sterrata e mi ritrovai davanti ad uno spettacolo straordinario: il mare con grandi onde si stagliava con tutta la sua potenza davanti a noi producendo un boato impressionante quando le onde si frangevano sulla scogliera mentre le nuvole in cielo, spostate dal vento, si muovevano veloci perpendicolari al mare lasciando a sprazzi entrare qualche raggio di sole. Tra le onde ci saranno state una decina di surfisti e altrettanti si stavano preparando infilandosi le mute sulla spiaggia.

Ci godevamo lo spettacolo dall’alto di una passerella di legno con ringhiera che scendeva con una scala abbastanza ripida  fino alla battigia.

Raggiungemmo il mare. Alcuni surfisti salutarono, ricambiai con un sorriso e un cenno della mano il saluto. Volgendo lo sguardo alla mia sinistra vidi chiaramente tre persone, un uomo e due donne che, mezzi nudi, stavano facendo yoga sugli scogli.

Rimasi incantato, mi sembrava di vivere un’esperienza onirica.

Volete sapere qual era quella spiaggia ?

Vi giuro che non lo so, non ci saprei andare e più volte ho cercato di reperire informazioni e di tornarci con esiti fallimentari.

L’aspetto curioso è che anche la persona che era con me ha dei ricordi vaghi a riguardo e tutte le volte che glielo domando dice di non ricordarsi di preciso.

Di solito viaggio sempre con la mia macchina fotografica ma quel giorno, grave errore, l’avevo lasciata in hotel convinto di non doverla più usare.

Certo, avevo dietro il mio smartphone ma, cosa più unica che rara, ero talmente estasiato da quella visione che non ho scattato nessuna foto.

Per me, quella spiaggia, è rimasta “la spiaggia che non esiste” anche se quel giorno, tra quel mare, quel vento e quelle persone, ho percepito un altro frammento dello spirito di Ibiza.

Il pomeriggio dell’ultimo giorno  trascorse tra varie incombenze.

Verso sera, poco prima di cena, decisi di fare un’ultima passeggiata per il porto.

Il sole stava tramontando tra le nuvole, il vento aveva smesso di soffiare e regnava un’atmosfera di calma.

Guardai verso Dalt Vila e mi innamorai un’altra volta di Ibiza.

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