Ibiza passeggiando per La Marina e Sa Penya – Ibiza misteriosa

Autunno 2013. A Ibiza si mangia tardi. Ero ancora sintonizzato sull’ora italiana ma le lancette battevano già le prime ore del pomeriggio e a parte le ciambelle al cioccolato in aeroporto non avevo ancora mangiato nulla. Il mio stomaco brontolava, mi ero svegliato presto quindi ero anche stanco.

Alloggiavamo in una stanza all’ Hostal Parque nell’omonima piazza, ci eravamo appena sistemati in camera ma subito avevamo deciso di uscire anche perché in quei giorni a Ibiza non eravamo in vacanza.

Obiettivo del soggiorno era quello di reperire il maggior numero di informazioni su affitti di esercizi commerciali, licenze, pratiche burocratiche. No, non interessavano direttamente a me ma alla persona che accompagnavo.

Appena scesi nella hall dell’Hostal ci accorgiamo che fuori la gente stava pranzando e dal profumo e dall’aspetto delle portate che i camerieri stavano servendo, il ristorante del Parque doveva essere niente male.

Nulla, tutti i posti erano già occupati.

Ci dirigiamo in Plaza del Parque e troviamo posto a sedere in uno dei bar. Ordiniamo da bere e bocadillos de jamon serrano.

Mentre mi gusto la baguette farcita con il crudo spagnolo e una deliziosa salsa a base di olio, origano e pomodoro mi guardo attorno e inizio, da quella piazza, a sentire la vitalità di Ibiza.

Persone di tutte le età, di lingue diverse, abbigliate nei più svariati modi erano seduti ai tavolini dei bar. Poco lontano, sulle panchine delle piazza, alcuni ragazzi suonavano la chitarra mentre si intrecciavano a mano i capelli aiutandosi a vicenda. Davanti a loro alcuni bambini biondissimi si rincorrevano. C’era una bella atmosfera, tanto sole ma un leggero vento smorzava il caldo.

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Prima dell’inaugurazione nel 1946, Plaza del Parque era il luogo dove i contadini che arrivavano in città dalla campagna, lasciavano i cavalli e le selle. Negli anni attraversò vari cambiamenti urbani e negli anni Settanta e Ottanta la piazza ebbe una posizione marginale e poco nota nonostante l’ottima posizione centrale. Dalla fine degli anni Novanta lo spazio divenne sempre più riconosciuto e ricercato anche grazie all’atmosfera rilassata e un po’ bohémienne che in essa si respira. La sua ultima ristrutturazione è avvenuta nel 2017 assieme a Passeig de Vara de Rey, con cui è collegata. Questo intervento ha incluso anche l’eliminazione della strada tra la piazza e il muro, permettendo a Plaça del Parc di essere ancora più fruibile.

Con lo stomaco pieno si ragiona e si cammina meglio quindi, terminato il nostro pranzo, ci siamo diretti verso le zone del porto sotto a Dalt Vila: La Marina e Sa Penya.

Il bianco è uno dei colori che mi sono subito rimasti impressi girando per quelle strade assieme al blu di alcune porte in legno sprangate da enormi chiavistelli.

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Alcuni negozi erano aperti, altri no. Era ancora lontana quella folla umana che avrei visto l’anno dopo in estate quando la zona verso il porto, con i negozi e i locali sempre aperti, letteralmente scoppiava di turisti soprattutto nello ore serali.

Più camminavo e più prendevo confidenza con la città.

Ricordo che tenevo sempre lo sguardo rivolto verso Dalt Vila che a sua volta mi dava l’impressione di guardarmi imponente e non vedevo l’ora di poter visitare quella parte di Ibiza.

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Poco prima di sbucare sulla banchina del porto, zona di passeggiate, notammo la vetrina di un negozio aperto che vendeva monili e accessori in pelle.

Giusto per curiosare entrammo all’interno. Seduto su una poltrona c’era un signore sulla sessantina con una enorme chioma di capelli ricci. Aveva la pelle consumata dal sole e vestiva con un paio di bermuda e una Tshirt bianca.

Si chiamava Antonio, era siciliano di Catania e ci raccontò di come era approdato ad Ibiza e di come la Isla gli aveva cambiato la vita. Ma i dettagli di questa storia li leggerete nel libro.

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I quartieri de La Marina e di Sa Penya, si sviluppano intorno al porto. La parte antica della zona, si è formata nel  XVII secolo. Le abitazioni sono basse e richiamano l’architettura coloniale. Le stradine ricche di negozi, boutique, ristoranti e locali,  si snodano da Passeig Maritim de La Marina fino a Carrer de Barcelona e  Carrer de la Virgen.

Il quartiere è protetto dal suo patrono Sant Salvador con l’omonima chiesa, un tempo Sant Elm, la cui festa ricorre il 6 di agosto. Nella zona si trovano anche il mercato del pesce e quello degli ortaggi che risalgono rispettivamente al 1875 e al 1872.

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Sa Penya la collina, sa Penya de Santa Lucia, la Collina di Santa Lucia, fu chiamata così dopo la costruzione  della chiesa in onore della Santa. Il quartiere era un tempo il luogo dove viveva la gente meno abbiente di Ibiza, persone che non potevano permettersi di vivere a Dalt Vila, la parte fortificata per difendersi dagli attacchi dei pirati arabi. La strada principale di Sa Penya Calle de la Verge, a dispetto del nome, verso sera è il luogo di ritrovo dei gay.

Appena arrivato sulla passeggiata adiacente al porto ho avvertito una sensazione strana. Yacht lussuosi, barche a vela, contrastavano con le stradine tranquille e tipiche che avevo percorso poco prima.

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Mi sono seduto su una delle panchine del molo in osservazione. Sentivo il profumo intenso del mare, seguivo con lo sguardo i gabbiani che volavano immersi nel blu del cielo e del mare seguendo strane traiettorie e soprattutto guardavo le persone.

Ad un certo punto arrivò un’imbarcazione enorme, elegante, lussuosa con l’equipaggio a prua che si stava dando un gran da fare per le manovre d’attracco.

Lo yacht aveva bandiera inglese; chiesi a me stesso di chi poteva essere quell’imbarcazione.

Accesi un’altra sigaretta intento a seguire l’attracco. Ad un certo punto, con una manovra ardita, la barca fece un giro a centottanta gradi su se stessa e indietreggiò di poppa parallela alla banchina.

Mentre i marinai sudavano sempre di più per assicurare il natante alla struttura portuale, sul ponte di poppa, una famiglia composta da padre, madre e due bambini, stava tranquillamente mangiando seduta a tavola. Penso proprio fossero loro i proprietari dello yacht.

Per i pirati attraccare a Ibiza non doveva essere così semplice.

I pirati hanno storicamente giocato un ruolo importante a Ibiza perché ne hanno forgiato determinati aspetti non solo architettonici.

Il 6 di agosto a Ibiza ricorre la festa di Sant Salvador. Al santo, che si chiamava precedentemente San Elm, è dedicata una chiesa che si trova in calle de Josep Verdera. Egli è il patrono del quartiere La Marina.

Nel giorno della festa si ricordano i corsari che a Ibiza hanno anche un monumento in  plaza de Antoni Riquer vicino al molo. Si tratta dell’unico monumento al mondo dedicato ai pirati, assieme a quello che gli inglesi costruirono in onore di Sir Francis Drake, opera dell’architetto catalano Augusto Font.

Nel 1906, in coincidenza con il centenario della cattura della nave Felicity ad opera della goletta ibizenca San Antonio e Santa Isabel, guidata da Antoni Riquer, fu posata la prima pietra dell’obelisco.

La battaglia fu epica. Gli stranieri, che navigavano con bandiera britannica, erano superiori come numero di marinai e molto meglio equipaggiati in armi. Essi erano al soldo di un terribile e famoso pirata: Miguel Novelli, alias The Pope.

Nel 1915 l’obelisco fu finalmente inaugurato. Esso vuole rendere omaggio a tutti i coraggiosi marinai che, nei secoli, hanno rischiato la loro vita e in alcuni casi l’hanno persa nelle acque del Mediterraneo per proteggere l’isola. I pirati di Ibiza non avevano una cattiva reputazione.  Il loro mito si alimentò sotto la copertura della licenza di privatizzazione che la Corona concesse per le loro rischiose missioni.

I pirati inventarono un’arma per i tempi micidiale: i vasi di fuoco. Erano contenitori che si riempivano di polvere da sparo e venivano lanciati sulle navi nemiche provocando ingenti danni incendiari.

Quel pomeriggio del mio primo giorno di Ibiza è proseguito camminando tra la parte vecchia e nuova di Eivissa senza però mai salire in Dalt Vila.

Verso sera eravamo esausti. Il sole iniziava rapidamente a tramontare lasciando spazio alle luci notturne della città.

Per cena ci siamo concessi della carne alla griglia accompagnata da vino Tempranillo al ristorante la Brasa in una via poco prima di plaza del Parque.

Di quella cena ricordo il bel giardino del ristorante con le luci soffuse e il fuoco dove cuoceva un’ottima carne che regalava  un’atmosfera molto rilassata e piacevole.

Il giorno dopo, finalmente, sarei salito per la prima volta in Dalt Vila ma questo ve lo racconto nel prossimo post.

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