Le due anime di Ibiza – Ibiza misteriosa

Con questo post inizio la stesura del libro che voglio scrivere su Ibiza. Ho deciso di intitolarlo Ibiza misteriosa perché della Isla ho sentito fin da subito un qualcosa di misterioso che ancora adesso, dopo cinque anni, riesco a percepire ma non a spiegare.

Quando mi reco in un posto, rarissime eccezioni a parte, di esso colgo una essenza.

Essa può manifestarsi subito o svelarsi dopo un periodo di tempo non quantificabile, è un attimo, un frammento.

L’essenza, come la intendo io, è lo spirito di un luogo. Un paradigma, un riassunto che mi svela l’anima più profonda. Non è data da un singolo elemento, anche se in uno di essi si può manifestare, ma è una commistione, un’alchimia.

Essenza è una luce, una architettura, un volto, un profumo, una situazione o tutti questi elementi assieme.

In questo momento ho il mio taccuino Moleskine di colore giallo accanto a me. Contiene gli appunti su Ibiza. Lo sto sfogliando e mentre giro le pagine e rileggo ciò che ho scritto in questi anni sto viaggiando.

No, in questo post e nei successivi non vi svelerò tutto il contenuto del libro. Questo è uno scheletro narrativo che però renderà molto l’idea dei contenuti del libro definitivo.

Diciamo che è la brutta copia di scolastica memoria.

Ibiza ha due anime. Questa è stata la mia prima impressione la prima volta che sono atterrato su la Isla. Una sensazione che ha trovato conferme negli anni.

Avevo sempre sentito parlare di Ibiza come l’isola del divertimento, dell’eccesso, dei locali notturni, delle discoteche, delle feste e dei Vip. Tutto vero, ma questa è una minima parte ed è quella che mi interessa di meno se non per le storie che si celano in essa.

Io voglio raccontare l’altra anima di Ibiza, quella più nascosta, meno apparente, più segreta, quella legata alla spiritualità, alla sua storia antichissima, alle leggende e al mistero.

Il mistero inteso non come una serie di eventi paranormali ma come  quella condizione di energia magnetica che la Isla emana in grado di cambiare la vita alle persone.

Se nell’autunno del 2013 mi sono trovato a Ibiza per la prima volta lo devo a una persona che ha sentito e seguito il flusso e ha deciso di abbandonarsi all’oblio de la Isla.

Di quanto sia struggente Eivissa te ne accorgi quando la devi lasciare e quando, anche se sei lontano, ti chiama. E allora inizi a cercare su internet biglietti aerei e ti incolli allo streaming di radio Ibiza Sonica per sognare con la musica e con le immagini che scorrono.

In questo momento, mentre scrivo, sto ascoltando quella musica e ogni tanto osservo le fotografie.

In cinque anni di Ibiza non c’è stata una volta in cui non abbia fotografato.

La fotografia, come la scrittura, è una parte importante della mia vita, fondamentale.

Sono andato a scavare nel mio archivio fotografico e la prima immagine che ho trovato di Ibiza è stata quella di un atterraggio all’aeroporto.

Era il 2013, ero appena arrivato.

Negli anni a venire avrei osservato gli aerei che incessanti atterravano e decollavano da un balcone in zona Figueretas. Piccole scatole a forma di siluro che trasportano storie.

Appena sceso dall’aereo sono stato abbagliato dal sole e dalla bellezza di un cielo azzurro intenso dipinto dalle nuvole.

Lasciavo la nebbia di Milano, prima avevamo fatto scalo a Barcellona. Era autunno.

Sulla pista quel profumo: un aroma mediterraneo, di vento, di sale, di piante.

L’aeroporto di Ibiza merita un racconto a parte perché è stato il fulcro di apertura di Ibiza verso il mondo.

Ma questa storia ve la racconto la prossima volta…

P.s. Nell’immagine di copertina del post, sulla sinistra ci sono due bambine che si abbracciano. Mi piace pensare che siano le due anime di Ibiza…

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