I misteri della chiesa della Misericordia di Torino

In pieno centro a Torino, dove via Barbaroux incontra via della Misericordia, si trova  l’omonima chiesa della Misericordia. Un luogo assolutamente da visitare per  le sue caratteristiche e per l’atmosfera lugubre ed inquietante presente ancora ai giorni nostri.

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Ci troviamo nel cuore di Torino dove la storia si incontra con i misteri e le curiosità creando quelle suggestioni che hanno reso famosa la capitale sabauda a livello internazionale.

Nel 1578 il duce Emanuele Filiberto di Savoia permise la costituzione dell’Arciconfraternita di San Giovanni Battista Decollato o della Misericordia. La confraternita aveva una peculiarità: era nata per curarsi dell’assistenza materiale e spirituale dei condannati a morte.

La chiesa attuale è frutto del progetto dell’architetto Filippo Nicolis di Robilant che risale al 1751. In quell’anno, a causa di dissesti statici, si decide infatti di reimpostare la chiesa in forme barocche caratterizzata da un sistema di volte traforate che si susseguono a coprire l’aula unica e la illuminano scenograficamente.

Dopo un’attività ininterrotta per più di due secoli, dal 1817 la Misericordia entrò ufficialmente nell’amministrazione delle carceri grazie all’intervento di personalità del mondo cattolico piemontese di forte rilievo come tra le più note, Francesco Faà di Bruno, la marchesa Giulia di Barolo, san Giovanni Cafasso, i canonici Borsarelli di Riffredo e Pelletta. Nel corso dei secoli al ramo femminile dell’Arciconfraternita aderiscono tutte le principesse del casato sabaudo.

Un bicchierino di metallo che veniva utilizzato per un’ultima “sorsata di conforto”, un crocifisso e alcuni altri oggetti sono il corredo del condannato a morte in mostra in una teca in vetro all’interno della chiesa.

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Dopo la sentenza di condanna a morte la povera anima aveva ancora davanti a se ventiquattro ore di vita terrena. Così i membri della Confraternita si occupavano a turno del condannato ricordandogli (forse  non ce n’era alcun bisogno) di come quella era l’ultima alba che vedeva. Poi gli veniva somministrata la Confessione.

L’esecutore di giustizia si recava dal condannato per comunicargli ciò che il giudice aveva statuito.

Dopo l’iter di condanna la campana del comune di Torino si metteva a suonare i rintocchi e un lugubre corteo partiva attraversando il centro cittadino fino a raggiungere il patibolo che ebbe varie collocazioni a seconda delle epoche storiche (in riva al Po, piazza Palazzo di Città, Torri Palatine, Rondò di Valdocco  e Cittadella nei pressi di corso Vinzaglio).

Nella chiesa ancora oggi si respirano frammenti di quella atmosfera che accompagnava le ultime ore dei condannati a morte.

Tempo fa, durante una mia visita alla chiesa della Misericordia, una gentilissima addetta, accompagnandomi tra le navate della chiesa fino alla sagrestia (l’ambiente più inquietante) mi ha raccontato alcune curiosità.

Su tutte una mi è rimasta particolarmente impressa: il bicchierino dato al condannato, ancora conservato dietro alla teca di vetro, conteneva una non meglio identificata mistura che più che confortarlo, aveva lo scopo di stordirlo per renderlo meno agitato.

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Nelle navate della chiesa sono visibili cinque tombini in pietra con alcune effigi. Sotto ad essi furono ritrovate delle ossa. Ciò ha portato ad ipotizzare che probabilmente quegli spazi sotterranei erano adibiti a luoghi di sepoltura.

Nella sagrestia sono conservate su listelli di legno i nomi dei confratelli.

Sempre in questo ambiente è collocato un manichino in legno e una rappresentazione scultorea della testa mozzata di Giovanni Battista.

Il manichino è vestito con gli abito originali della confraternita, scuri e con un cappuccio in testa. I confratelli erano dotati di un lungo e pesante bastone che culminava con una struttura a semicerchio in metallo che serviva a tenere indietro le persone durante la processione che portava il condannato al patibolo.

Ogni domenica ed ogni festa di precetto nella chiesa si celebra la messa nella forma straordinaria del Rito romano, in latino e con canto gregoriano.

Ironia della sorte, vicino alla chiesa, sempre in via Barbaroux, ha sede quella che viene considerata la più antica impresa di onoranze funebri a Torino: la C.F. Genta fondata nel 1848 da Carlo Felice Genta quando, di ritorno da un viaggio in Inghilterra, decise di istituire la prima agenzia in grado di offrire servizi funebri nella città di Torino, ispirandosi al modello osservato in terra britannica.

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