Weekend a Edimburgo

Weekend a Edimburgo, due giorni pieni, più due mezze giornate di viaggio, per scoprire la capitale della Scozia. Febbraio 2018, sole ma tanto freddo.

Edimburgo, una città interessante, dinamica, giovane ma molto legata al passato e alle tradizioni: sono state queste le mie impressioni di viaggio.

Un itinerario, il mio, dove in due giorni ho cercato di osservare e fotografare i punti più centrali, caratteristici e, perché no, turistici della città che non è stata avara di piacevoli sorprese.

Adesso vi racconto il mio weekend a Edimburgo con  alcune curiosità dei luoghi che ho visitato.

The Scotsman

L’ edificio, per oltre un secolo, era la reazione del principale quotidiano scozzese: The Scotsman.

Oggi qui sorge un lussuoso hotel boutique.

Si trova su Northbridge (a Edimburgo ci sono ponti senza fiumi) al confine tra Old Town e New Town ed [ sospeso su un ponte levatoio.

The Royal Mile street

Credo che questa strada sia il cuore di Edimburgo. Edifici dall’architettura tipica, negozi di whisky, tessuti scozzesi, souvenir, ristoranti e pub.

E’ la via che porta fino al castello e da essa si diramano molte stradine, angoli e cortili nascosti.

Qui nel Settecento vivevano ammassate circa 60000 persone con una densità per metro quadrato considerata la più alta in Europa per quei tempi.

Gli edifici si chiamavano lands; ai piani inferiori e superiori vivevano i più poveri mentre i piani medi erano occupati dagli alto borghesi, artigiani e commercianti.

Royal Mile si suddivide in tre parti:

Lawnmarket dove si trova la statua del filosofo ed economista David Hume

Tron Kirk da dove partono le visite gratuite alla città davanti a Starbucks

Canongate che per molto tempo rimase fuori dalle mura cittadine.

Al centro del Royal Mile si trova ST Giles Cathedral che si inserisce nei palazzi medievali ed è uno dei simboli di Edimburgo grazie anche all’ omonimo romanzo di Sir Walter Scott.

Camera Obscura

Salendo da Royal Mile verso il castello sulla destra sorge Camera Obscura.

Nell’oscurità dell’ultimo piano diana torre adiacente al castello, una sorta di camera oscura con una distanza focale di 8,6 metri, proietta immagini di Edimburgo.

Castello

Dal piazzale prima del castello di Edimburgo si può godere di una bella vista sui tetti della città.

Il castello di Edimburgo sorge su una delle tre colline vulcaniche che si trovano nel centro storico.

La costruzione dà il benvenuto con i volti in pietra di Robert Bruce e William Wallace, gli eroi scozzesi le cui statue si ergono a guardia dell’ingresso.

Da non perdere  la Pietra del Destino usata nelle incoronazioni sin dal Medio Evo.

Writers’ Museum

Il museo degli scrittori è un ambiente caldo, accogliente, molto piacevole.

Writers’ Museum si trova in un palazzo del 1622, unico edificio originale conservato nel tratto Royal Mile chiamato Lawnmarket.

Nel museo sono esposte le prime edizioni delle opere di Burns, Scott e Stevenson corredati da alcuni loro effetti personali.

Un aspetto che mi è piaciuto molto di Edimburgo è che è una città molto attenta agli scrittori e le sue atmosfere invogliano molto a scrivere.

Scott Monument

Dickens lo definì volgare.

Scott Monument si trova in Princes Street la via confine tra la Old e New Town.

Alla morte dello scrittore, avvenuta nel 1832, si decise di dedicargli un monumento dall’aspetto imponente in stile neogotico passando dalla sobrietà dello stile georgiano ai fasti dell’epoca vittoriana.

Il monumento è alto 61 metri e attorno ad esso oltre alla stazione dei treni e alla fermata dei bus turistici ci sono giardini ben curati con le panchine dove, tempo e freddo permettendo, ci si può godere un po’ di relax.

National Museum of Scotland

I musei a Edimburgo sono gratuiti.

Il National Museum of Scotland è molto interessante da visitare anche per i bambini.

Si tratta della fusione di due strutture. il vecchio Royal Museum di epoca vittoriana e il National Museum costruito una decina di anni fa.

All’interno di esso la Scozia viene raccontata in tutte le sue declinazioni.

Calton Hill

Sono salito a Calton Hill verso il tramonto per godermi la vista su Edimburgo.

La collina con il suo punto panoramico si trova salendo da Royal Terrace.

A Calton Hill si trovano diversi monumenti: le dodici colonne del National Monument eretto nel 1822; la torre del Nelson Monument; il City Observatory; un tempio in memoria del filosofo Dugald Stewart e un altro monumento in onore del matematico John Playfair.

Il bus turistico

Uno dei modi migliori quando si ha poco tempo a disposizione per visitare una città è quello di salire su uno dei bus turistici con audioguida annessa.

Molto da turista ma altrettanto efficace.

Con il bus turistico ho potuto vedere comodamente seduto alcuni punti di Edimburgo molto interessanti e ascoltare storie curiose e misteriose.

Di queste in particolare tre mi hanno colpito.

Parliamo di serial killer: riporto qui l’articolo a cura di Luigi Pacicco pubblicato sul sito http://www.occhirossi.it/biografie/BurkeHare.htm

William Burke nacque nel 1792 a Orrey nella contea di Tyrone in Irlanda. Figlio di un contadino, lavorò malvolentieri per un certo periodo a fianco al padre fino a quando si arruolò nell’esercito, dove prestò servizio per sette anni.

Finita la leva, partì per la Scozia e iniziò a vagabondare fino a quando trovò un lavoro come tessitore nella cittadina di Peebles; dopo neanche due anni si fece assumere in una panetteria, ma anche questa nuova occupazione non era di suo gradimento e cercò di trovare qualche soddisfazione in più in una bottega da calzolaio, imparando il mestiere di ciabattino.

Burke fece la conoscenza di una donna di nome McDougal e se ne innamorò a prima vista: dopo qualche mese i due decisero di tentare la fortuna insieme trasferendosi ad Edimburgo e stabilendosi in una pensione a basso costo, guadagnandosi da vivere vendendo capi d’abbigliamento vecchi e riparando scope e scarpe, sfruttando in qualche modo uno dei tanti mestieri acquisiti nel tempo.

L’albergo dove pernottava Burke era gestito dalla signora Margaret e dal suo amante William Hare, anche lui per motivi la lavoro emigrato dall’Irlanda.

Entrambi avidi e cinici , i due William strinsero presto una forte amicizia e nell’autunno del 1827 si presentò loro un’occasione che non si fecero sfuggire.

Un pensionato di nome Donald, che alloggiava nella stessa pensione, perì improvvisamente a causa di una malattia e Hare propose a Burke di vendere il cadavere alla scuola di medicina di Edimburgo per la dissezione. All’epoca alle Università era concesso operare solo sui cadaveri senza nome e su quelli dei criminali giustiziati; perciò, data la scarsità di corpi a disposizione, la ricerca di “nuovo materiale” era continua.

Così, prima che arrivasse il carro funebre, i due presero un grosso tronco d’albero e lo misero dentro la bara, mentre il corpo di Donald fu nascosto in una stanza al piano di sopra.

Al calar delle tenebre misero il cadavere dentro ad un sacco e lo portarono al prof. Robert Knox, responsabile della sezione di anatomia: ne ricavarono una piccola somma di denaro sufficiente ad invogliarli a proseguire questa nuova remunerativa “occupazione”.

Ben presto i due cominciarono a trafugare dal locale cimitero i cadaveri per poi venderli al prof. Knox, ma non sempre però i corpi ottenuti in questa maniera erano adatti agli scopi didattici: al professor Knox servivano “freschi” e non in avanzato stato di decomposizione; perciò Hare e Burke capirono che l’omicidio sarebbe stato il sistema più sbrigativo di procurasi la “merce” adatta.

Nella pensione gestita da Hare si trovava un cliente di nome Joseph, un uomo che, nonostante l’età avanzata, non aveva alcun tipo di problema di salute.

Ma ormai nella mente perfida di Burke e Hare c’era solamente spazio per i soldi: una sera diedero all’anziano da bere una quantità elevata di alcool facendogli perdere inevitabilmente i sensi, dopodiché lo uccisero soffocandolo, misero il corpo dentro un grosso sacco e lo portarono alla scuola di anatomia, con grande gioia del professore che non si preoccupò neanche di chiedere la provenienza di quel cadavere.

Nel mese di febbraio del 1828, un pensionato di nome Simpson stava rientrando a casa dopo aver intascato i soldi della pensione. L’uomo era stato seguito da Hare che, ingolosito dai soldi, lo avvicinò e gli offrì da bere nella sua pensione.

Il piano diabolico subì un contrattempo perché sia Burke che Hare si addormentarono insieme all’anziano, ma il mattino successivo, quando si svegliarono, il sig. Simpson era ancora sdraiato sul pavimento: Hare non ci pensò due volte, lo prese per il collo e lo strangolò. La sera il corpo fu messo dentro ad una cassa e portato alla scuola.

L’amante di Hare, Margaret, era consapevole degli intrighi del marito e del suo amico, ma anch’essa non era insensibile al denaro facile.

Un giorno la donna vide un anziana che stava passando accanto alla sua pensione, la fece entrare dentro per bere qualcosa e, dopo averla fatta accomodare, le fracassò la testa colpendola da dietro con un bastone. Al suo arrivo, il marito con gradito stupore si vide davanti agli occhi un nuovo cadavere da portare insieme a Burke alla scuola.

Questa volta, quando vide che la testa presentava una grave ferita, Knox chiese spiegazioni allo stesso Hare che rispose che il decesso era dovuto ad una caduta accidentale.

I due assassini fino ad allora non si erano ancora preoccupati di eventuali indagini da parte della polizia, perché per il momento nessun parente o amico si era presentato alla pensione per avere notizie, e anche perché il professore non denunciò mai quei cadaveri.

Il 9 aprile del 1828, due prostitute diciottenni di nome Mary Paterson e Janet Brown andarono in una locanda a bere del whisky prima di iniziare la giornata lavorativa.

Il destino volle che nello stesso locale ci fosse anche Burke, che le invitò alla pensione di Hare per offrendo loro una sostanziosa colazione.

Qualche ora dopo Mary si addormentò sul divano mentre, con grande sorpresa di Burke, Janet stava reggendo bene diversi bicchieri di alcolici. Come se non bastasse, entrò improvvisamente nella stanza Helene, l’amante di Burke, che in preda alla gelosia si mise a gridare costringendo Janet ad andarsene.

Nel tardo pomeriggio Janet tornò nuovamente alla pensione per cercare l’amica: Burke le disse che se ne era andata qualche ora prima. In realtà in quel momento il corpo della ragazza stava per essere sezionato nell’istituto di anatomia: il professor Knox riconobbe anche la ragazza, forse perché era stato un suo cliente, ma fece finta di nulla preferendo continuare i suoi studi piuttosto che perdere tempo ponendo qualche domanda a quei due inquietanti signori che lo rifornivano di cadaveri.

Nel mese di maggio del 1828 i due Killer individuarono nella signora Effie un’altra potenziale vittima da consegnare alla scuola e ricavarne dei profitti.

Con la scusante di acquistare da lei dei lacci per scarpe (mestiere che praticava in strada), la invitarono a casa loro per offrirle da bere; Effie li seguì senza preoccuparsi di nulla.

Dopo averle fatto bere quasi una bottiglia intera, la trascinarono nella stalla e la strangolarono.

Circa una settimana dopo Burke e Hare videro due agenti che portavano di peso una mendicante ubriaca. Con naturalezza, avvicinarono i poliziotti e raccontarono che quella donna era una loro conoscente e che ci avrebbero pensato personalmente a riportarla nella sua abitazione. I poliziotti si convinsero e lasciarono l’anziana nelle mani dei due killer: qualche ora dopo, con il collo spezzato, la donna fu messa dentro ad un sacco e portata alla solita scuola.

Nel giugno dello stesso anno, Burke stava passeggiando nella via principale quando un vagabondo gli chiese da bere. Il killer non aspettava altro e invitò l’uomo a seguirlo, con la promessa di una bottiglia intera di whisky. Quel giorno il destino volle però che il mendicante si salvasse la vita: a metà strada una signora con il nipotino chiese un informazione a Burke e la mente demoniaca dell’assassino non si fece sfuggire quell’occasione unica: l’uomo mandò via il mendicante per prendersi “cura” dei nuovi arrivati. Spiegò loro che l’indirizzo che cercavano lo conosceva molto bene e che li avrebbe accompagnati lui, ma che avrebbero fatto meglio a mangiare e bere qualcosa nella sua pensione.

Nell’albergo, Margaret e Helen, portarono il ragazzo in un’altra stanza, mentre la nonna fu fatta accomodare nel salotto e, mentre si accingeva a bere qualcosa, uno dei due uomini le girò completamente la testa spezzandole il collo. Al nipote, che si rifiutò di bere, fu invece fracassata la testa contro lo spigolo del muro. Ormai le due coppie collaboravano attivamente, dando ognuno il proprio contributo.

La stessa sorte toccò alla signora Ostler, che per chiedere un informazione a Burke si ritrovò dentro la pensione degli orrori stesa strangolata sul pavimento e successivamente sul tavolo del solito prof. Knox.

Nell’estate del 1828 Ann, un parente di Helen, decise di farle visita nella sua pensione. La donna, che proveniva da un piccolo paese nei dintorni di Edimburgo, era felice di rivedere la parente dopo tanto tempo, solo che il suo viaggio fu di sola andata.

Mentre si godeva un the con biscotti, Ann fu colpita sulla testa con un bastone da Burke e morì all’istante.

Che fossero semplici conoscenti, sconosciuti o addirittura membri della famiglia per gli assassini non faceva più nessuna differenza: contava solamente intascare più denaro possibile.

La vittima successiva fu una prostituta di nome Mary Haldane, strangolata nella pensione dopo essere stata invitata per la colazione. Nel tardo pomeriggio si presentò alla porta Peggy, la figlia della prostituta, sicura che la madre fosse entrata in quell’albergo. Ci fu una lunga discussione con Margaret e Helen, che continuavano a sostenere di non averla mai vista e alla fine, per non destare i sospetti dei passanti, la ragazza fu invitata a bere qualcosa dallo stesso Burke, che in seguito la mise a tacere per sempre spezzandole il collo e spedendola al laboratorio di Knox con la madre.

Nell’ottobre del 1828, un mendicante di diciotto anni du nome James Wilson incrociò sulla sua strada Hare. Il ragazzo era conosciuto nella zona e disse all’assassino che stava cercando sua madre: Hare gli rispose di seguirlo perché sapeva dove ella si trovava. Portato come di consueto alla pensione, il giovane vagabondo tentò di difendersi da Hare, ma l’intervento di Burke non gli diede  scampo: fu malmenato e poi soffocato.

Quando gli allievi del prof. Knox videro la salma del ragazzo lo riconobbero subito nonostante le varie ferite che aveva sul volto, ma il dottore negò che il corpo appartenesse a James e, senza perder tempo, lo decapitò cancellando l’unica prova per un eventuale riconoscimento da parte della madre, che nel frattempo lo stava disperatamente cercando in tutte le vie di Edimburgo.

Il 31 ottobre del 1828, Burke andò come di consueto nella solita locanda a bere in prima mattinata. Qualche istante dopo il suo arrivo, entrò una donna di nome Mary Docherty, lo stesso cognome della madre di Burke. I due parlarono un po’ di questa strana coincidenza e la donna affermò che proveniva da Innisowen, una graziosa cittadina irlandese.

La donna fu poi invitata alla pensione per festeggiare insieme ad altre persone la notte di Halloween,  la notte delle streghe e dei mostri: mai come in questa circostanza Mary ne fu effettivamente circondata accettando di recarsi all’albergo del terrore.

La Docherty fu accolta con grande entusiasmo dai padroni di casa, con loro si trovava anche un’altra coppia di nome Grays. I convitati passarono tutta la serata a ballare e bere poi, quando i Grays se ne andarono via, Mary rimase sola nelle mani degli assassini: fu sbattuta con la testa sul pavimento e infine strangolata.

Mentre Burke e Hare discutevano sul come far sparire il corpo, un anziano che alloggiava nella pensione si mise ad origliare e sentì tutto il discorso. Uscito di corso alla ricerca di un poliziotto, l’anziano dovette abbandonare l’impresa a causa dell’ora tarda (non trovò nemmeno un agente) e tornare alla pensione, dove si chiuse impaurito nella propria stanza.

Il mattino seguente i Grays tornarono alla pensione per salutare Mary, ma Helen disse loro che era stata mandata via perché si era comportata in maniera troppo confidenziale con William, facendola irritare. Appena Burke e Helen si allontanarono dalla stanza, i Grays non lasciarono la pensione ma si misero a cercare un oggetto che la signora aveva perduto la notte precedente: durante questa ricerca trovarono sotto un letto il cadavere di Mary.

Stupita e terrorizzata, la coppia chiese spiegazioni ad Helen che li supplicò di non dire nulla a nessuno, spiegando loro che la donna era stata vittima di un incidente. Naturalmente la coppia non diede credito a quella versione e andò ad avvisare la polizia.

Sia Margaret che Helen si fecero prendere dal panico e uscirono per avvisare Burke e Hare, che stavano bevendo nella locanda vicina.

Il corpo di Mary fu messo dentro ad una cassa di legno e portato frettolosamente alla scuola d’anatomia. Nel frattempo gli agenti giunsero alla pensione e, non trovando nessuno, interrogarono il vicinato trovando infine un testimone che disse di aver visto Burke e Hare, visibilmente agitati, che trasportavano una cassa.

Al loro ritorno, i due trovarono i poliziotti ad attenderli davanti alla pensione e furono condotti in centrale per chiarire tutta la storia.

Posti in quattro stanze diverse, i quattro “protagonisti” della vicenda furono interrogati separatamente, ma, nonostante le dichiarazioni risultassero divergenti fra loro, i quattro continuarono sempre a proteggersi a vicenda.

Nel frattempo, durante un’accurata perquisizione nella pensione, furono trovati degli indumenti di una delle vittime: un altro tassello si aggiunse per confermare l’imputabilità di Burke e Hare.

Con una mossa a sorpresa, il capo ispettore che seguiva le indagini promise a William Hare che se avesse testimoniato contro Burke sarebbe stato un uomo libero: Hare non si lasciò sfuggire quell’occasione e parlò.

Il processo iniziò il 24 dicembre del 1828 e il verdetto fu emesso il giorno successivo: Hare, Helen e Margaret inaspettatamente furono assolti, mentre Burke fu condannato per aver compiuto sedici omicidi e impiccato il 28 gennaio del 1829.

Per quanto riguarda il destino di Helen, le fonti dell’epoca narrano che dopo un breve soggiorno in Inghilterra sia stata costretta ad emigrare in Australia dove morì nel 1868. Margaret invece si trasferì in Irlanda e di lei non si seppe più nulla.

Anche l’avido Prof. Knox, che l’anno prima dell’inizio della nostra storia, nel 1827, aveva avuto tra i suoi studenti anche un giovanissimo Charles Darwin, ritenne opportuno cambiare aria: i suoi stessi allievi lo ritennero implicato nella vicenda, anche se indirettamente, per cui il dottore si fece assumere in un ospedale di Londra dove morì nel 1862. L’Università di Edimburgo, che all’epoca era ritenuta una delle migliori al mondo nel campo della medicina risentì pesantemente dello scandalo.

La sorte di William Hare fu ben diversa, si racconta che stabilitosi a Londra venne accoltellato da un mendicante e gettato dentro ad un pozzo, presumibilmente quel vagabondo lo aveva riconosciuto e aveva deciso di chiudere il cerchio personalmente.

Luigi Pacicco ottobre 2008

La storia del cane Bobby

Dal bus ho notato un pub, che mi sembrava chiuso, con il nome e l’effige di un cane: si tratta di Bobby, il cane più famoso di Edimburgo e della Scozia.

La sua storia inizia nel 1856 quando John Gray agente della polizia di Edimburgo, decide di diventare il padrone di Bobby. Tra i due nasce uno splendido rapporto, sono inseparabili ma la tubercolosi colpisce l’uomo nel 1858.

Gray viene sepolto nel cimitero di Greyfriars Kirkyard. Bobby non lo abbandona neanche dopo la morte e veglia la tomba notte e giorno allontanandosi solo per mangiare un po’ di cibo che gli abitanti della zona gli offrono.

Nel 1867,viene introdotta una legge che prevede l’abbattimento dei cani randagi e la storia di Bobby giunge a Sir William Chambers direttore della Società Scozzese per la Prevenzione della Crudeltà sugli Animali che acquista il cane.

Bobby muore il 14 gennaio del 1872, dopo aver continuamente vegliato Jper 14 anni su John Gray.

Il Famoso attore Sean Connery è nato e cresciuto a Edimburgo e le guide sottolineano molto questa circostanza.

Figlio di un camionista e di una cameriera, Sean Connery nasce a Edimburgo il 25 agosto 1930.

A diciannove anni posa nudo per l’Edinburgh Art College; prima di diventare un grande attore svolge  diversi lavori: lavapiatti, verniciatore di bare, bagnino, muratore, guardia del corpo.

Princes Street

Princes Street è la via che separa o che unisce la Old dalla New Town.

La strada è lambita dai giardini che sono il polmone verde della città.

Quando decisero di costruire la New Town venne bonificato il laghetto che si diceva essere infestato dalle streghe.

Passeggiando per le strade di Edimburgo mi sono piaciuti molto i suonatori di cornamusa vestiti con abiti tipici scozzesi (si trovano soprattutto in Royal Mile).

Per mangiare la scelta migliore è quella di accomodarsi nei Pub o nelle varie brasserie o tavole calde.

Clicca qui per la galleria fotografica

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