Storie di Ibiza – La rubrica di Davide Traversa

Io e Davide, pur provenendo dalla stessa città del Piemonte in Italia, ci siamo conosciuti per la prima volta di persona a Ibiza.

Dalle nostre chiacchierate ed esplorazioni su la Isla è nata questa rubrica.

Di seguito gli episodi da settembre 2017 ad oggi:

  • Teatro Pereyra
  • Sa Trinxa
  • Il mercadillo San Jordi
  • Space Ibiza un anno dopo
  • Le feste dimenticate di Ibiza
  • Ibiza Nightlife – I grandi ululati nella notte
  • IBIZA NIGHTLIFE – Ku, sempre il non plus-ultra
  • IBIZA NIGHTLIFE – Amnesia – Luogo di incontro per intenditori
  • Casa Broner

Teatro Pereyra

Ci sono posti di cui ti innamori subito. Non so spiegarlo, è una sorta di folgorazione, un fulmine a ciel sereno, qualcosa che quando accade dici: si, é questo ciò che cerco.

In primo luogo mi colpì, ancora prima di entrarci per la prima volta, il suo slogan: “sin privados ni mesas VIP“. Senza privé né tavoli VIP. Qui la musica unisce, non crea divisioni inutili quanto banali.

In secondo luogo è un posto storico: fu un vero Teatro, e quello che oggi è il locale dove suonano musica live, prima era il foyer.

Terzo perché ti accorgi della differenza appena varcata la soglia. Ti aprono la porta, proprio come una volta, ed entri in questo ambiente quasi surreale, un po’ da caffè parigino, di gran classe ma senza eccessi e pacchianerie. All’interno una mezcla di persone di tutti i tipi, ma ognuno con un proprio stile. Dall’operaio a quello arrivato sullo yatch. È un luogo dove incontri spesso personaggi quasi mitologici della movida ibizenca e vecchi hippy.

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E poi la musica. Una musica live vera, di qualità, una band di tutto rispetto e una cantante, ogni anno diversa, che incanta per il suo stile unico. Si sorseggia un drink, si balla e alle 3 giù il sipario.

Ibiza, nella sua vera essenza, la potete trovare tra queste mura.


Sa Trinxa

Ricordo che ci approdai per la prima volta, quasi per caso, 11 anni fa, in una delle mie prime scorribande sull’isola.

Ed era proprio Ibiza come me la immaginavo: una moltitudine di gente che si fa beatamente i fatti propri, nel rispetto però delle altre persone che gli stanno intorno. Chi prende il sole nudo, chi beve una sangria con gli amici, chi balla, chi si fuma una canna, chi si gode il sole, chi si fa vedere, chi non gliene frega niente di farsi vedere, chi se la scialla.

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Da piemontese cresciuto con le vacanze in Liguria, dove i famosi “bagni” sono ben divisi dalla spiaggia libera, mi stupii di come invece lì si potesse tranquillamente stendere un asciugamano accanto a chi invece aveva preso un lettino e un ombrellone. Mi colpì perché aveva un che di particolare rispetto agli altri chiringuitos: un’atmosfera rilassata ma cool, gente guapissima e una buena onda che sentivi nell’aria. John in cabina proponeva il suo sound balearic house fino al calar del sole.

Sono passati gli anni e ho continuato a frequentarlo, mentre l’isola intanto si evolveva e cambiava pelle. La figura del chiringuito ha lasciato spazio a moderni beach club, con lettoni sempre più grandi e servizi sempre più sofisticati.

Sa Trinxa invece, è andato controcorrente, ha mantenuto una giusta media tra evoluzione e passato, cercando di non sopprimere l’aspetto più genuino…e ogni volta che percorro la strada per Ses Salinas, che passo davanti alla chiesetta bianca di San Francesc, che intravedo il mare tra le dune, che percorro quel tratto di spiaggia, che vedo quella passerella verde, quelle foglie di palma e quella moltitudine di gente….beh, mi sento a casa.


Il mercadillo San Jordi

Mi piacciono molto i bar tipici spagnoli, forse perché mi ricordano quelli dove sono cresciuto. In paese il bar é sempre stato il punto di riferimento, il luogo d’incontro.

Stessa cosa vale per il mercato.

Non esiste cosa migliore che andare al mercato per scoprire un luogo e la sua gente. Durante i miei recenti viaggi in Asia ho girato molti mercati: i profumi, gli odori, la calca, i cibi ti avvolgono e ti stravolgono.

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Al mercadillo di San Jordi a Ibiza puoi trovare tutte queste cose (tranne i cibi). Credo sia l’unico mercadillo hippy autentico rimasto a Ibiza, dove si va per incontrare gente, curiosare tra le cianfrusaglie e passare il sabato mattina. Il luogo e’ l’ippodromo, uno sterrato ovale polveroso che con lil caldo di luglio si trasforma in un bacino rovente dove ci si trascina a fatica.

L’ingresso avviene per l’appunto attraverso il bar, uno stanzone con tavoli e sedie di plastica alla buona, con un chiosco dove preparano ottimi boccadillos (panini) e una barra (bancone) che ha passato parecchie primavere.

A me piace fermarmi a osservare la gente, a cercare di entrare nei  pensieri delle persone.

Al bancone conosco Fernando, catalano di Barcellona e attacco bottone chiedendogli come si chiama il dolce che vedo sempre ma di cui non conosco il nome. Mi spiega che si chiama Ensalmada ed e’ un dolce tipico delle Baleari.

L’uomo si trova lì con la famiglia, stanno pensando di trasferirsi da Barcellona a Ibiza, nella zona nord, per vivere in un posto più tranquillo fuori dal caos di Barcellona.

Quando i suoi due figli iniziano ad essere incontenibili mi lascia e vado in cerca di un tavolino ideale, un po’ defilato, dal quale posso osservare tutto il viavai ma senza essere al centro dell’attenzione. Sono affascinato e stupito da quella moltitudine di gente tanto che mi sono chiesto dove risiedano sull’isola, visto che e’ quasi impossibile incontrarle in altri posti se non lì.

Fuori sotto a un ombrellone e un caldo che inizia a farsi opprimente, un DJ suona l’immancabile musica elettronica, qualcuno cerca l’affare tra le bancarelle, altri chiacchierano, fumano e si rilassano.

Io mi bevo una shandy (che poi sarebbe la nostra panache’, ma con la bevanda al limone) e penso che in fondo e’ nelle piccole cose come queste che si trova la felicita’.


Space Ibiza un anno dopo

A un anno dalla chiusura del mitico Space di Ibiza, ecco l’articolo a cura di Davide Traversa che parla di quello che è stato uno dei locali più amati de la Isla:

«Non ho mai visto lo Space. Cosa aveva di diverso dall’Hi?»

Un amico che ha scoperto Ibiza solo quest’anno mi ha posto questa domanda qualche giorno fa e ha innescato in me una serie di visioni nostalgiche e di getto ho dato questa risposta:«Tutto direi. Era un posto davvero unico. É stato l’inventore degli afterhour. Apriva alle 8 di mattina. E i party di apertura e chiusura, con il parking trasformato in una sala da ballo aggiuntiva, erano epici»

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La mia mente fa così un salto nel tempo e ritorna ad una data: 26 luglio 2005. Ero in vacanza a Ibiza per la seconda volta, con il mio socio di scorribande notturne. Avevamo appena terminato una nottata incredibile al Manumission e nel Coco Loco avevamo conosciuto 3 ragazzi Californiani che ci avevano proposto di seguirli a questo party, chiamato Carry On, allo Space. Conoscevo ovviamente la fama del locale, ma quella mattina scattò in me qualcosa che mi fece innamorare perdutamente dell’isola. Ricordo il sole, gli aerei che passavano bassi sulla sunset terrace, gogos che distribuivano frutta e cose carnevalesche per fare festa, gente presa bene…Danny Tenaglia (all’epoca una leggenda) che ballava tranquillo a bordopista. Uscii a mezzogiorno inoltrato con gli occhi che brillavano e una sensazione che non scorderò mai. Fu in quel momento che capii che quell’isola aveva qualcosa di speciale.

Oggi é un anno dalla chiusura dello Space. Da quello che, per me e per molti, é stato il più bel party di sempre. Il vuoto lasciato da questo locale é difficilmente sostituibile, era unico e come tutti i grandi della storia, ha spento le luci a 27 anni di vita.

Resto dell’idea che il bello di Ibiza, sia il fatto che é un posto che si evolve continuamente. É nel suo DNA, ed é anche la sua forza e la sua salvezza.

Ma oggi voglio cullarmi nei ricordi di quello che fu, senza dubbio, il miglior club della storia.

Una parte di Space vive ancora nel Museo aperto dal fondatore Pepe Rossello nel vecchio deposito del Marchandising. Potete visitarlo dal lunedi al venerdi, dalle 9 alle 15. Calle Llauradors, 43 (Poligono Montecristo), Carretera Ibiza-San Antonio


Le feste dimenticate di Ibiza

Ringrazio Karen Jane Brown per avermi concesso di tradurre e pubblicare il suo articolo per la nostra Community.

Qui potete trovare il suo articolo integrale in inglese :

http://save-ibiza.com/forgotten-fiestas/

Di seguito la traduzione in italiano dell’articolo a cura di Davide Traversa

FESTE DIMENTICATE DI IBIZA

La storia di Ibiza mi affascina ogni giorno che imparo a conoscerla, a vivere in mezzo ad essa, assorbendo le storie delle persone e dei residenti e facendo continuamente nuove scoperte.

Dalle opere d’arte in luoghi sconosciuti alla scoperta di vecchi dischi e cimeli musicali, dalla ricchezza della storia di Dalt Vila alla magia di Atlantis, ci sono così tante storie mozzafiato nascoste nelle pieghe di quest’isola.

Forse sono solo una curiosona, ma davvero non riesco ad accontentarmi finché non scopro qualcosa di più, qualcosa di affascinante che mi costringe ad ascoltarne la storia.

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Essendo una malata del beat selvaggio, la storia del mondo musicale di Ibiza e delle feste dimenticate è una cosa che mi ha davvero catturato e che molto probabilmente non lascerà mai la sua presa su di me. Ha una delle più affascinanti storie della musica e della “party culture” nel mondo.  E quando per la prima volta sono venuta a Ibiza, non avevo idea della storia che teneva nascosta. L’evoluzione della musica dance fin dagli albori.

È stata una signora del posto con cui ho fatto amicizia ad accendere la mia curiosità a scoprirne di più. Per quanto raro possa essere in ogni caso incontrare un ibizenco che ha vissuto qui tutta la sua vita, questa piccola signora amava raccontarmi le sue storie tanto quanto io amavo ascoltarle. Ed è stato quando un giorno le ho chiesto riguardo qualcosa che vedevo passando di lì ogni giorno, che questa storia è venuta a galla. Vivevo a Eivissa e continuavo spesso a passare davanti a quello che sembrava un complesso sportivo storico a Can Bufi sulla strada che da San Rafel portava alla città di Eivissa. Dopo aver raccontato alla mia amica ciò che avevo visto, i suoi occhi scuri si illuminarono e venne fuori la storia. Era in realtà un vecchio club abbandonato chiamato Glory’s Disco: aperto nei primi anni ’60 come pista da corsa per cavalli e levrieri, Glory’s prese il posto come locale da ballo a metà degli anni ’70; una delle prime discoteche ad aprire l’isola e una pista da ballo di cui la gente parla con gioia assoluta! Sono rimasto affascinato.

Appena saputa questa cosa, sono andata lì per esplorare questa rovina ma dovetti letteralmente entrare da un buco nel muro perché tutto era stato chiuso. Mi trovai in questa pista da ballo fatiscente che una volta era la discoteca Glory’s con quella che era stata una piscina in un angolo, alcuni gradini fino a una terrazza e quadri ancora alle pareti. Ancora una volta il mio piccolo cervello andava a 1000 miglia all’ora e l’indagine era aperta. Attraverso chiacchierate con quante più persone possibile, da residenti di lunga data a “party veterans”, ho sentito molte storie diverse su Glory’s , alcune semplicemente fantastiche.

Ho incontrato una signora che ricorda di quando ci andava con sua nonna che era una donna delle pulizie della discoteca per aiutarla ogni lunedì mattina dopo che centinaia di persone si riunivano al Glory’s la domenica pomeriggio per ballare, socializzare a bordo piscina e osservare la gente dalla terrazza. Era il posto dove andare la domenica pomeriggio nel 1975. Mi è stato detto da un’altra signora, che si trasferì qui nei primi anni ’80, che aveva due amici che si erano incontrati al Glory’s nei suoi giorni d’oro e ballavano in discoteca ogni domenica insieme e che finalmente anni dopo era tornati per sposarsi lì. Mi hanno detto che vi si svolgevano mostre d’arte il sabato e che si trasformava in un dancefloor la domenica per artisti del calibro di Dire Straits, David Bowie, Bee Gees, Peter Frampton e altri e che, una volta iniziato il party, nessuno andava da nessuna parte fino a quando non era stata suonata l’ultima nota …

Un nome più sconosciuto ancora, quello che sembra essere stato abbandonato dalle storie insieme al luogo stesso, è il Festival Club. Adagiato sulla cima adiacente a Sa Talaia, nel cuore di San Josep, si trovano i resti del Festival Club. La natura ha ormai reclamato questo sito abbandonato che si trova in alto sulle colline. Questo luogo è stato costruito con tre anni di duro lavoro in cui il turismo esplodeva e vacanzieri e festaioli  sono arrivati in massa a Ibiza e giravano felici con i loro tour intorno all’isola.

In piedi sull’enorme monumento misterioso, la mia immaginazione mi ha catapultato indietro nel tempo, quando questo posto era pieno di gente, la musica fluttuava nell’aria delle colline circostanti e il panorama su Ibiza toglieva il fiato.

L’immensa architettura vanta un’arena anfiteatro e un enorme palco per la musica, spogliatoi sotterranei e persino un’area con tavoli che guardano sul palco con qualche bizzarro spazio bar intorno ai bordi. Quello che un tempo era utilizzato da band e artisti spagnoli e centinaia di festaioli ora è un parco giochi per artisti di strada e un cimitero per vecchie auto.

Essendo l’investigatrice naturale che sono quando le cose mi affascinano, ho provato a dare la caccia a chiunque avesse mai partecipato a feste lì o ricordasse come fosse quando era ai suoi tempi d’oro. Ho incontrato qualcuno che ricorda che si trattava per lo più di spettacoli di cabaret e di grandi performance e che ha chiuso solo due anni dopo l’apertura. Un altro “party veteran” mi ha detto che si trattava in realtà di una finta arena per tori dove un giovane spagnolo combatteva contro una mucca o un toro mentre i commensali lo incoraggiavano e poi i festeggiamenti continuavano con danze fino a notte. Si dice che la sede abbandonata sia stata utilizzata per rave clandestini negli anni ’80 e ’90.

Una cosa curiosa che mi é capitata riguardo al Festival Club, è stato quando sono stato avvicinato da un residente di Ibiza che ha visto una foto scattata mentre passavo il tempo lì. Aveva trovato una foto nella sua villa e non aveva idea di chi fossero le persone nella foto ma sentiva che doveva contattarmi perché la foto era inquietante in confronto a quella che avevo scattato: ci sono 3 persone nella foto, in piedi, nella esatta posizione in cui ero quando ho scattato la foto. È lo stesso angolo e la stessa immagine, solo a 40 anni di distanza!

Questi pochi fatti mi hanno davvero catapultato nel volere saperne di più sulle “feste dimenticate” di Ibiza – ce ne sono così tante che ho sentito e che ancora non ho visto! Mi piacerebbe chiacchierare con altre persone che hanno qualcosa a che fare con qualsiasi epoca! Gli anni ’60 – il movimento creativo, gli anni ’70 – il decennio glamour e gli anni ’80 e ’90 – gli anni dell’esplosione dei rave hanno catturato la mia immaginazione e le discoteche e le feste di Ibiza che conosco: Festival Club, Gloria’s Disco, Lola’s, Heaven chiamato Charly Max), Amphora, Angles club nel porto di Ibiza (al suo apice nel 1986, l’anno in cui sono nato) e Toro Mar.

Se hai visitato questi posti a suo tempo, mi piacerebbe saperne di più, se hai foto o storie, per favore mettiti in contatto con me: info@save-ibiza.com


Ibiza Nightlife – I grandi ululati nella notte

Siamo nel 1988: lo Space nascerà solo l’anno dopo, il DC10 è solo un semplice bar. Ibiza è un’isola edonista, il sesso ha una componente molto forte (troverete anche un riferimento esplicito all’AIDS, che in quegli anni è all’apice). La figura del dj superstar non esiste ancora, tutto è incentrato sul locale e sulla gente. E non mancano già ampli riferimenti al lusso e ai VIP.

Vi lascio con la prima parte del racconto, la prossima sarà sulla discoteca KU (attuale Privilege)

“Nightlife – I grandi ululati nella notte”

In nessun’altra parte dell’isola l’ambiente è così caldo come nelle discoteche, architettonicamente esotiche, piene di addobbi lussuosi e inondate di luci laser. Il suono che sale dagli altoparlanti di queste strutture, spesso all’aria aperta, è tale che rimbomba in tutta l’isola, facendo tremare i vicini nei loro letti.

Qui regna l’esibizionismo totale, qui impazziscono uomini, donne, donne e ancora uomini. Però il palcoscenico di Ibiza è meno caotico di quello che si pensa. È diretto dietro le quinte da un piccolo timoniere.

Questo determinerà prima di ogni stagione, quale sarà la “cueva de ruidos” che sarà di moda l’estate seguente.

Poveri turisti in cerca divertimento: vengono a Ibiza per buttarsi nella vita notturna, in questo scintillante deserto, in questo libertinaggio e in qualunque tipo di esibizionismo, cosa che non é solo permessa ma anche desiderata. Però senza una guida, non c’é dubbio, il vacanziere di Ibiza non potrà orientarsi in questo palcoscenico, e finirebbe per vagabondare senza meta da una discoteca all’altra.

Lo “Show-Time” di Ibiza, d’altra parte, obbedisce a regole e leggi naturali che devono essere osservate se si desidera appartenere ad esso.

Si può scegliere tra più o meno 13 lussuose discoteche in una superficie totale di 30 kmq. La maggior parte si trovano nei dintorni di Ibiza, per una scelta di tipo “ecologico”: che isolano potrebbe sopportare i danni uditivi per i continui ed elevati toni che escono dal sound system, tenendo conto che la ora di chiusura delle discoteche é le 4 del mattino?

La decisione rispetto a quale discoteca andare o in quale bisognerà andare per prima, si prende generalmente bevendo qualcosa in uno dei bar notturni dell’antica Avenida Andenes [la zona del porto vecchio] o nella nuova zona del porto di Marina Botafoch. Questo non dipenderà solo dalla decorazione della discoteca, dalla musica, dalle ottime possibilità di contatto che presenta, o del tipo di pubblico che lì si concentra: sarà anche una questione di organizzazione, di come arrivare a uno di questi luoghi affollati e lussuosi.

I bar notturni che normalmente sono affollati fino a mezzanotte (solo fino a quell’ora sono permessi in questi locali le attuazioni musicali), sono, anche e soprattutto in questi tempi di AIDS, una specie di luogo d’incontro. Qui non soltanto si decide chi va a letto con chi, se non che anche sorgono le differenti possibilità di andare nelle eleganti discoteche, quindi senza tali “passaggi” o un mezzo di trasporto proprio, non resta che prendere un taxi (1200 pesetas andata e ritorno) o fare una camminata di un’ora e mezza per arrivare per esempio al “Ku”, la discoteca più splendida.


IBIZA NIGHTLIFE – Ku, sempre il non plus-ultra

Al contrario del brutto periodo che sta passando ormai da diversi anni, il Privilege era in passato il top delle discoteche ibizenche. All’epoca era chiamata KU ed era una discoteca totalmente all’aperto. Sapevate che il KU “originale” fu una discoteca creata 8 anni prima di quello ibizenco a San Sebastian? I fondatori erano tre amici baschi, dei quali il più famoso fu sicuramente Jose Antonio Santamaria, che fu poi assassinato dall’ETA nel 1993. E si parla anche di un giovane personaggio che oggi è uno degli organizzatori più conosciuti, Brasilio de Oliveira. Questo e molti altri aneddoti nella seconda puntata della storia delle discoteche di Ibiza [articolo tradotto da “Ibiza, la gran guia de la isla”,anno1988]

“Ku, sempre il non plus-ultra”

La discoteca KU è situata sulla collina di San Rafael, al centro dell’isola tra Eivissa e San Antonio , in un urbanizzazione che in passato era tra le più esclusive dell’isola.

Nel 1978 l’allora proprietario Andre Stzeyplitz, un francese con residenza a Ibiza e Andorra, vendette i terreni della discoteca a tre amici per 15 milioni di pesetas. Oggi rifiutano offerte di 150 milioni. Molti impresari sono interessati al KU più per l’aspetto delle relazioni pubbliche che per la speranza di grandi guadagni.

L’attuale KU fu chiamata così per una dea dell’amore di un’isola dei Caraibi ed è attualmente la più popolare e la più lussuosa di tutte le Baleari: 4000 metri quadrati di superficie coperta di piastrelle bianche, inondata di luci laser come in “Le Mille e una Notte”, con favolosi e leggeri tetti orientali, grandi palme e scintillanti cuscini rosa e oro.

Il suono esce da otto torri di altoparlanti e si può sentire, secondo la direzione del vento e il volume, fino al confine interno della zona.

Per la martellante musica rock e gli effetti ipnotici delle luci, i feticisti presenti allo show si lasciano trasportare facilmente in un’atmosfera di euforia. Si ha l’impressione che ci siano solo matti li dentro. Spesso ci si sente trasportati come in un film di “spadaccini” mischiati con uno studio etnografico sul ballo di San Vito. La discoteca KU è un teatro con vari scenari, con piste da ballo su differenti livelli e al cui centro si trova una piscina, sapientemente illuminata, per rinfrescarsi e per farsi delle “storie” con intenzioni intime…

Nel bar brasiliano sono serviti, da autentiche brasiliane o da bei ragazzi, attrattivi e esotici cocktail come il “Coco Loco” o la “Piña Colada”. In totale si contano tra dentro e fuori quattro bar, uno addirittura solo per drink analcolici.

Al piano di sotto i proprietari hanno montato una pista da squash, macchinari per fitness e una sauna dove ci si può riprendere dagli eccessi della vita notturna.

In alta stagione, arrivano ogni notte in questo “teatro” quasi 3000 persone.

Esibizionismo totale, un ballo di maschere fino all’alba. La discoteca KU offre anche un’oasi gastronomica per gourmet notturni, vicino al caldo fuoco di un camino. Il trio basco ha fatto arrivare il famoso Jabugo( delizioso prosciutto che si produce di forma molto accurata nelle montagne basche) direttamente da San Sebastian al KU.

I tre baschi, sui 40 anni, si conoscono dalla nascita. Secondo un antica usanza basca, tra di loro non fu chiuso nessun contratto. Nel loro luogo di origine la stretta di mano ha ancora valore.

Jose Antonio Santamaria era un conosciuto giocatore di calcio ed è il “Sonny-Boy” del trifoglio dalle tre foglie [non so bene cosa intenda]. “Santa” è considerato come uno dei più attraenti e contesi uomini dell’isola ed è, del trio, l’incaricato delle attività di relazioni pubbliche.

Jose Luis Ambiarte, soprannominato Gory, sembra un simpatico lupo di mare, con il suo sguardo sornione e una sigaretta sempre in mano. Ha anche un gran da fare a lisciare i suoi baffi tutto il giorno. La sua carenza di conoscenza di inglese e tedesco la sostituisce con un “muy bien” pronunciato con molto charme. Gory si preoccupa delle questioni interne come il personale e le parti tecniche dello spettacolo.

Javier Iturrioz è, al contrario dei suoi due amici, l’unico che frequentemente si espone nel vistoso tumulto del loro club notturno: “il duro che arrivò dal nord”, sempre ben vestito, riservato, cortese e abbastanza distante. Lui si fa carico di tutta la parte commerciale e per una discoteca di questa importanza deve mantenere sempre la mente lucida.

Questo trio è proprietario inoltre di varie imprese gastronomiche nel Nord della Spagna, alla quale appartiene il KU “maggiore”, inaugurato a San Sebastian nel 1970. Qui passano regolarmente i mesi invernali i tre scapoloni, per riprendersi dal trambusto estivo.

Senza dubbio, contro ogni pronostico, non si guadagnano cifre astronomiche con discoteche del calibro del KU. Il funzionamento di questo tipo di esibizioni enormi è troppo costoso e le spese per il personale e la pubblicità troppo alte.

Nonostante gli alti prezzi dell’ingresso (2500 pesetas e in feste di altro tipo anche 3000) e la capienza della discoteca che nei mesi di alta stagione arriva fino a 3000 persone, non gli rimane molto a questi tre baschi. E soltanto con fantasia e un grande spiegamento di immaginazione, si può far fronte in Ibiza alla competenza.

Questo è compito di Brasilio, il matto e il tuttofare in qualsiasi luogo e situazione, “l’uomo indispensabile del KU”. Il gran stregone brasiliano, laureato in Economia con il titolo di Dottore all’Università di Londra, si merita il suo posto di pianificazione e analisi delle relazioni pubbliche. Un “workaholic” che lavora 14 ore al giorno in media e la cui creatività non ha limiti, ha inventato ad esempio una festa molto appropriata al suo nome:”La festa degli idioti” oltre alla sua “Brasilia Night” per la quale fa arrivare direttamente da Rio un corpo di ballo e un gruppo musicale.

Per una famosa elezione di “Miss”, elette da un giurato VIP, Brasilio fissa un importo di 200.000 pesetas. Per lo show “Mister Gay” trova lo showman omosessuale più maturo dell’isola. Il timido Brasilio però rimane senza dubbio in secondo piano:”in realtà a me annoia la vita notturna”. Non ballo, non bevo. Non necessito di nient’altro che del lavoro.

Brasilio ha inaugurato una sartoria che disegna allegri modelli. Già solo coi brillanti tessuti dei costumi e con una parte delle decorazioni, il management spende attualmente un milione di pesetas.

Anche le 50 feste che Brasilio dà in una stagione, inghiottono quantità pazzesche di denaro però riempiono anche il KU fino all’inverosimile di esotici e viveur. Ci sono anche giovani sposati da poco che prenotano una serata al KU nel loro viaggio di nozze, o travestiti che aspettano tutto l’inverno che la superdiscoteca apra le sue porte.

Nonostante il successo del KU, il business della Nighlife di Ibiza è un affare bello tosto.


IBIZA NIGHTLIFE – Amnesia – Luogo di incontro per intenditori

L’ Amnesia è in queste settimane al centro dell’attenzione per le scelte della stagione che sta per arrivare. Facciamo un passo indietro e vediamo com’era questa storica discoteca nel 1988. Un anno in cui aveva recuperato il suo splendore dopo un passato di alti e bassi.

“Amnesia – Luogo di incontro per intenditori”

La discoteca Amnesia, situata tra Ibiza e San Antonio e a pochi km dalla leggendaria “KU”, ha un passato molto movimentato. Questa discoteca all’aria aperta, situata in una bella finca ibizenca e decorata in maniera molto spartana, é tornata di moda, nonostante non fosse così negli ultimi anni. Amnesia può considerarsi come una delle discoteche coi maggiori “alti e bassi” e con i più frequenti cambi di proprietario rispetto alle altre.

Amnesia, che al finale degli anni Sessanta era un luogo d’incontro per appassionati di Live Music, si convertì fin dai primi tempi in un luogo che riuniva appassionati, artisti residenti in Ibiza, hippies, locos e altre gente che viveva lì e proveniva da ogni parte del mondo. Qui gli “isolani” stavano tra di loro.

Tra questa piccola cerchia ristretta furono celebrate gran feste delle quali si occupavano puntualmente i titolari e senza dubbio non risultavano molto lucrative per i proprietari.

Inoltre, non solo dopo ognuna di queste feste succedeva con frequenza che era necessario rinnovare il locale, se non che in ognuna di essa era necessario osservare le regole e i taciti accordi di questa “curiosa società” dell’isola: un ristoratore non farà pagare agli altri il prezzo completo, il proprietario di una boutique o altri negozianti concedeva crediti quasi impensabili a quasi ognuna persona di questo circolo di amicizie, offendo grandi sconti. Così era impossibile guadagnare qualcosa solo con Amnesia e a un proprietario dopo l’altro passò la voglia.

Dal 1981 al 1983 la discoteca apparteneva anche ad azionisti del KU, ma nemmeno loro poterono dare grande impulso all’impresa.

Al contrario, José Augustin Perez, nato a Granada nel 1948 e che visse molto tempo in Francia, ha fatto vedere la sua abilitá negli affari.

Quando José aprì le porte dell’Amnesia nel 1984, ci furono i primi tentativi di boicottare lo “straniero”. Si minacciò José a causa di sciocchezze, con il ritiro della licenza di apertura e in più Amnesia fu assaltata più volte. Si diffuse anche la voce che José apparteneva alla Mafia. Durante i primi anni perse molti soldi, ma nonostante questo ce la fece. Oggi giorno questa discoteca funziona al massimo, nonostante paghino l’ingresso solo il 30% dei clienti.


Casa Broner Ibiza – Uno dei segreti meglio conservati della città

Ibiza é stata, fin da tempi remoti, una sorta di rifugio per persone che scappavano da qualcosa o qualcuno. É ben conosciuta la storia dei figli di facoltose famiglie americane che arrivarono sull’isola negli anni 60, per sfuggire alla Guerra del Vietnam e formarono la prima comunità hippy. Questa volta però andiamo più indietro nel tempo, agli anni 30, quando sull’isola arrivarono molti artisti, per lo più di origine ebrea, in conseguenza dell’avvento del nazismo in Germania. Fra questi, una figura che intrecciò un rapporto intenso e profondo con quest’isola, l’architetto  e pittore Erwin Broner…

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Egli fu subito affascinato dall’isola e in particolare lo colpì molto l’architettura delle case rurali. La sua prima opera fu lo Stabilimento Balneario di Talamanca. Negli anni 30 a Ibiza il turismo é praticamente inesistente e questa nuova installazione suscita molta curiosità. A quel punto però scoppiò la Guerra Civile Spagnola e Erwin fu costretto a scappare di nuovo, stavolta negli Stati Uniti. Nel frattempo, mentre si sposa per la seconda volta, conosce una giovane americana, Gisela, che mostra una incredibile passione per l’architettura dell’artista e tra i quali si innesca una connessione speciale. Diventerà a sua terza e ultima moglie. Ma Erwin ha un sogno: quello di tornare in Europa e in special modo in quell’isola del Mediterraneo dove, parole sue, « si era sentito davvero libero per la prima volta nella sua vita». Riesce infine a installarsi sull’isola con Gisela e comprano un piccolo terreno a Sa Penya dove costruiscono una casa su due piani, frutto di tutte le ricerche e i gusti dell’artista. La casa ha una posizione fantastica, sulla punta più a sud, con una vista incredibile su Botafoch, il porto e Formentera. Broner e Gisela vivranno qui il resto della loro vita. Broner muore nel 1971 ma Gisela, molto più giovane di lui, gli rimarrà fedele e continuerà a vivere sola in questa casa che infine verrà donata, dopo varie vicissitudini, all’Ayuntamiento di Ibiza.

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Sono stato a visitare più volte questo posto, ai più sconosciuto, eppure così bello e ricco di storia e ho raccolto alcuni aneddoti davvero interessanti.

Tra questi sicuramente il più intrigante è una botola, che si trova in giardino e sotto la quale pare ci siano almeno 4 stanze segrete. Non si sa bene l’uso di queste stanze ma pare che vi si svolgessero feste segrete. L’architetto aveva studiato una serie di porte che davano privacy assoluta alla casa. Non dimentichiamo che negli anni 60 passarono da Ibiza alcuni famosi artisti spagnoli come Picasso e Dalì…

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Pare inoltre che Broner avesse costruito un’accesso diretto alla piccola spiaggia situata proprio sotto la casa, dove hanno imparato a nuotare molti figli di pescatori ibizenchi residenti il quel barrio.

Ci sono molte curiosità nella casa. Ad esempio nella casa ci misero molto tempo a trovare la cassaforte, che Erwin aveva occultato in un ingegnoso armadio di legno. Il design di alcuni mobili sono stati ripresi da Ikea molti anni dopo. Aveva inoltre un bagno che era privato solo per la coppia, mentre a fianco dell’ingresso c’era una stanza con un piccolo water, per gli ospiti. C’è inoltre un ingegnoso sistema di aerazione contro i cattivi odori.

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Negli anni 80 Sa Penya divenne uno dei più grossi mercati dell’eroina d’Europa e la povera Gisela, che continuò a vivere nella casa, fu ritrovata in un angolo impaurita dopo aver passato giorni senza uscire da quelle mura.

Alla morte di Gisela la casa fu spesso occupata da eroinomani che vivevano nella zona.

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Broner fu anche uno dei primi ad accorgersi dell’incontrollato e distruttivo sviluppo dell’isola e già nel 1965 pubblicò un articolo chiamato “Riflessioni sopra il futuro di Ibiza”, dove mostrava le proprie preoccupazioni per le conseguenze dell’ignoranza, degli interessi materiali e di una limitata capacità delle autorità di prevenire le azioni di singoli individui e di gruppi organizzati.

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Insomma un luogo tutto da scoprire e per di più…gratuito!

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Davide Traversa piemontese di nascita, ma giramondo per vocazione, per lui scrivere rappresenta uno sfogo, una necessità, la possibilità di fissare su carta (o su schermo) momenti ed emozioni. Si considera una persona di mentalità aperta e sempre pronta a rivedere le proprie posizioni.

“L’unica cosa che conta davvero per me nella vita, è avere la libertà di poter scegliere. Appassionato di Ibiza da lunga data, ho da poco realizzato il sogno di viverci”

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