Storie di Ibiza

Il testo seguente è la versione integrale dei miei appunti e dei precedenti post su Ibiza. Un diario delle mie esplorazioni su la Isla da giugno a dicembre 2017 più materiale estemporaneo che parte dal 2013.

Potete vedere le mie gallerie fotografiche su Ibiza sulla mia pagina Facebook e sul mio profilo Instagram.

Buona lettura…

Ibiza non è sinonimo solo divertimento notturno, locali e lifestyle. Ibiza è un’isola che emana un magnetismo e un’energia speciale in grado di cambiare la vita delle persone.

Ibiza è un’isola dalle origini antichissime, ricca di cultura, di mistero, di storia e di storie da raccontare.

Storie di Ibiza fa parte di un progetto editoriale, fotografico e di scrittura, al quale sto lavorando da anni e che sarà trasformato in un libro.

Il primo incontro con Ibiza

La prima volta che sono approdato a Ibiza è stato nel novembre del 2013. Sono arrivato sull’isola dopo un volo da Milano a Barcellona e da qui a Ibiza. Sono atterrato sul suolo di questa splendida isola delle Baleari quando tutto ciò per cui è famosa era chiuso, inaccessibile.

La sensazione che è provato è stata sin da subito una sorta di attrazione che, passeggiando tra le strade ibizenche di novembre quasi deserte, sì è lentamente amplificata.

Pur in autunno inoltrato, quando le piogge e le nuvole si affacciano sui quei cieli di solito tersi, Ibiza non perde mai la sua vocazione mediterranea sottolineata dall’architettura tendente al bianco e al blu con forme che richiamano storie di passioni estive, di notti e di giorni consumati tra mare, spiagge, club, locali, con una natura che, in alcune aree, si può ancora definire incontaminata.

Mi trovavo a Ibiza come accompagnatore di una persona a me molto cara che aveva deciso di vivere sull’isola attratta dal suo magnetismo. Eravamo in quel luogo per realizzare un progetto.

In mezzo ai nostri pellegrinaggi tra locali commerciali da affittare, bilocali, ristoranti dove riuscire a consumare un pasto a basso prezzo, Ibiza iniziava a parlarmi.

Poi ricordo un pomeriggio quando, dopo aver affittato una macchina, ci siamo diretti verso una spiaggia situata oltre  Ibiza città. C’erano i surfisti in pieno novembre che cavalcavano onde altissime e minacciose.

C’erano uomini e donne che danzavano con movimenti lenti e controllati, davanti al mare, nonostante soffiasse un forte vento che mi invitava a tirare su il bavero della giacca.

C’era un’atmosfera particolare perché i colori della natura si fondevano, in un unico elemento, con l’uomo. L’aroma salmastro del mare ci portava in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio.

Molte persone si innamorano di Ibiza per questa sorta di naturale magnetismo dell’anima e decidono di vivere sull’isola. In questa terra, tra cielo, terra e mare, esiste una magia spirituale unica che mi è stata descritta da diverse persone. Questa energia ti rapisce e non ti fa abbandonare più quel luogo.

Una forza positiva che scava dentro ognuno di noi, chi più chi meno, che amplifica l’introspezione e la consapevolezza del se attraverso una serie di stati d’animo, immagini, archetipi e segni.

E questo è il primo grande mistero.

Non è solo questione di bellezza del luogo, di qualità della vita dettata da un paesaggio particolarmente ricco di fascino e suggestioni.

È questione di alchimia, di magnetismo, di attrazione.

Quei pochi giorni a Ibiza, la prima volta, trascorsero veloci. L’uomo che avevo accompagnato nel percorso della sua nuova vita a Ibiza, riuscì a far partire il suo progetto con una nuova attività lavorativa e una nuova casa con un grande balcone sulla spiaggia di Figueretas.

Dopo quel novembre del 2013 trascorsi molte altri giorni  a Ibiza in ogni stagione.

Tutte le volte che passavo del tempo sull’isola mi accorgevo che Ibiza ha un substrato di leggenda e mistero molto forte.

Conosciuta soprattutto per il suo lifestyle, per la sua vita notturna, le sue spiagge e i suoi locali, Ibiza presenta invece molte caratteristiche sconosciute alla grande massa turistica che ogni estate la anima.

Ascoltando i racconti degli abitanti, di chi si trova sull’isola di passaggio, leggendo articoli di riviste e post di blog, facendo domande e documentandomi, non solo ho scoperto che a Ibiza la dimensione legata al mistero trova terreno molto fertile, ma ho iniziato ad appuntare tutto questo flusso di informazioni approfondendo il discorso mediante ricerche.

Nel tempo mi sono reso conto che a Ibiza convivono con la mondanità, storie di leggende, simboli esoterici, luoghi incantati e misteriosi, strane apparizioni, energie occulte, avvistamenti Ufo e creature mitologiche.

Ibiza è prima di tutto un luogo molto spirituale dove ognuno può ritrovare la dimensione della propria anima.

Non sono il solo a pensarla in questo modo considerate le numerose testimonianze che ho raccolto da persone che provengono da ogni parte del mondo.

Un viaggio che ormai ho intrapreso e che continua.

L’ incontro con Davide al Croissant Show

Ibiza. Giugno 2017. Io e Davide proveniamo dalla stessa terra. Ci siamo conosciuti mesi fa tramite Facebook e ci siamo intravisti nelle vie della nostra città di origine senza mai parlarci, nemmeno per un saluto.

Come mi dirà Davide «Non era il momento giusto».

Abbiamo atteso di darci appuntamento a Ibiza per conoscerci durante una lunga chiacchierata…

L’appuntamento è per le 9:30 del mattino al Croissant Show, un bistrot molto conosciuto a Ibiza città in via Calle Music Fermi Mari 51, poco prima della salita che porta in Dalt Vila.

Prima di spostarmi da Figueretas verso il centro dove ho l’ appuntamento, affitto uno scooter con due caschi che servirà per spostarci a nord est dell’isola alla ricerca dell’eremo della Dea Tanit.

In pochi minuti raggiungo il Croissant Show dove Davide mi aspetta già seduto ai tavolini fuori.

Ci salutiamo; è strano e piacevole stringersi la mano di persona dopo una conoscenza solo virtuale tramite i Social.

Ordiniamo la colazione e iniziamo a parlare di Ibiza. Davide mi racconta la sua storia, come è arrivato a Ibiza, cosa fa sull’isola e cosa faceva prima, qual’è il suo rapporto con la Isla Blanca.

Prendo appunti. Più lo sento parlare e più mi rendo conto del leit motiv che cattura chi decide di vivere a Ibiza: lei attrae, amplifica ciò che già hai dentro e lo porta fuori in modo diretto e concreto.

Ho la riconferma di quello che altre persone mi hanno raccontato: Ibiza ha una energia magnetica molto potente, ti chiama, ti attrae, fa emergere la parte più profonda e viva dell’essere.

Ma attenzione perchè, come mi fa notare Davide con una frase che mi fa riflettere, la Isla amplifica il positivo ma anche il negativo a seconda del tuo stato d’animo.

Mentre ero a Ibiza, mi scrive, tramite Facebook, un altro ragazzo italiano che vive ormai sull’isola e le sue parole mi danno l’ennesima riconferma:

«Credo che più o meno tutti quelli che sentono l’attrazione magnetica dell’isola, ti possano raccontare le stesse cose e avresti tante storie simili. Personalmente mi sono avvicinato e innamorato di questo posto, semplicemente perché qui posso trovare molto di quanto mi piace e rende felice. Bel mare, belle spiagge, bei panorami, ottimo cibo, architettura moderna, ruralità estrema, feste spettacolari, tranquillità estrema, lusso sfrenato (non per me), semplicità, hippies, clubber, ricchi, poveri, locals, turisti. Tanti piccoli mondi così vicini uno all’altro in un isola così piccola, e così diversi tra loro riescono a convivere sfiorandosi ma senza mai pestarsi i piedi.  Forse è questo quel famoso senso di libertà che molti dicono di sentire non appena si atterra qui, la possibilità di scegliere ogni giorno e ogni notte di che mondo fare parte.  Mi sono reso conto negli anni che l’isola è davvero indecifrabile e ed piena di contraddizioni e anche questo la rende affascinante secondo me. Di certo è un posto unico al mondo per tantissime ragioni ».

Io e Davide ci spostiamo a Dalt Vila raggiungendo lo spiazzo panoramico verso la fortezza da dove si gode una vista magnifica sul porto.

Mentre camminiamo Davide mi racconta la vita quotidiana a Ibiza, i lati positivi che offre ma anche quelli negativi come il problema di trovare alloggi a prezzi ragionevoli.

Il sole inizia a picchiare forte e sono le undici passate.

Decidiamo così di salire sul potente mezzo a disposizione che ho affittato, uno scooter 125 con il imitatore ai 90 all’ora e ci dirigiamo verso nord est sulle tracce della Dea Tanit. Partiamo dalla zona centrale vicina al porto di Ibiza città con uno scooter talmente potente, velocità media di crociera 50 km/h, da consentirci di chiacchierare amabilmente anche per strada con i caschi in testa.

Il tragitto è piacevole, con lo scooter riusciamo ad evitare il traffico che incontriamo uscendo dalla città e percorriamo la strada diretti verso Cala de Sant Vicent dove, poco dopo, si trova la nostra meta.

I colori della terra e della vegetazione di Ibiza ci fanno buona compagnia, attraversiamo Santa Eularia e appena dopo questa cittadina, che apprezzo molto per il suo ordine e tranquillità, Davide mi propone di fare due tappe intermedie per godere la vista della costa da due punti panoramici.

Accetto con piacere il consiglio di Davide e grazie a lui ho il piacere di ammirare: il punto panoramico che si trova tra la spiaggia di Es Figueral e quella di Aguas Blancas e il punto panoramico che punta sulla spiaggia di Sant Vicent.

In entrambi i punti ci fermiamo a passeggiare, a far foto, qualche video e a un certo punto nessuno di noi parla più. Entrambe siamo incantati da quello straordinario panorama tra mare, terra e aria.

Sento sempre di più la potenza e le suggestioni di Ibiza, la brezza e il profumo del mare mi entrano dentro.

Ripartiamo alla ricerca dell’eremo della dea Tanit e lo troviamo. Il ritorno ci riserva ancora una sorpresa.

Anzi è Davide a farmi una gradita sorpresa con una pausa pranzo, di quelle ibizenche, a San Carlos.

Il locale, il bar Anita, è di quelli tipici per davvero. Mi spiega Davide che al suo interno ci sono decine di cassette della posta perché, il ristorante, funge anche da deposito per la corrispondenza degli abitanti del paesino.

Mentre aspettiamo di ordinare faccio un salto in bagno e qui ho un’altra piccola sorpresa regalata da uno scorcio molto caratteristico su una casa, dal tipico colore bianco, con una splendida pianta fiorita. Osservo quell’angolo da una finestra del corridoio che porta ai servizi.

Ordiniamo e mi fido di Davide che, alioli a parte che già conosco e adoro, mi fa assaggiare i Montaditos.

Dopo un gustoso pasto ci congediamo con un chiupito di hierbas  e facciamo ritorno a Ibiza città.

Una giornata favolosa che rimarrà sicuramente nei miei migliori ricordi ibizenchi.

I MISTERI DI ES VEDRA

Esistono punti sulla terra dove gli elementi della natura si incontrano e danno vita ad una sorta di magnetismo sprigionando energia: uno di questi si trova sull’isola di Ibiza ed è Es Vedra.

E’ una domenica mattina di giugno, sono diretto verso la zona sud ovest di Ibiza, a Cala d’Hort, riserva naturale, per gustarmi il mare e una paella in programma per pranzo in uno dei ristoranti sopra la spiaggia.

Cielo azzurro con qualche nuvola bianca che spezza la monotonia di una tavola blu troppo tersa.

Non sono particolarmente focalizzato sulla spiaggia e il mare quanto su Es Vedra luogo magico, misterioso ed esoterico di Ibiza, sul quale mi sono documentato e sul quale continuo a svolgere ricerche e raccogliere testimonianze.

Ogni luogo nel mondo ha il suo angolo misterioso. Es Vedra, anche se non è l’unico, è quello più sentito a Ibiza.

Sono seduto in macchina, l’andatura è lenta mentre attraversiamo una vegetazione dai tratti tipici mediterranei. Durante il tragitto osservo  una terra e dei colori che mi ricordano la strada che in Sicilia porta sull’Etna.

A un certo punto ecco apparire la sagoma inconfondibile di Es Vedra.

Il mio accompagnatore ferma la macchina in uno spiazzo sterrato poco prima della discesa per Cala d’Hort. Poche decine di metri percorsi a piedi ed ecco comparire Es Vedra vista dall’alto. Attorno a lei una cornice naturale mozzafiato. Sono estasiato dal blu intenso del mare e del cielo, il bianco delle nuvole, l’ocra della terra e delle rocce, il verde e il giallo della vegetazione.

Soffia una leggera brezza.

Osservo per minuti in silenzio Es Vedra. Mi piace immaginare che abbia ancora molto da dirmi.

Improvvisi gorghi d’acqua, strane luci sottomarine che spaventano i pescatori, strumenti elettronici e bussole che impazziscono, avvistamenti Ufo e altre storie ancora si raccontano su questa piccola, affascinante, suggestiva, isola che sorge a circa due chilometri a sud ovest di Ibiza.

Le prime notizie misteriose che parlano di Es Vedrà risalgono al 1855 .

In questo anno, Francisco Palau, monaco carmelitano beatificato nel 1988 da Papa Giovanni Paolo II, si recò a Es Vedra per dedicarsi alla preghiera e alla meditazione. Dopo aver soggiornato per un po’ di tempo sull’isola, tra la natura selvaggia, riparandosi nelle grotte, il monaco scrisse sul suo diario di aver vissuto esperienze particolari, raccontando di incontri strani, visioni mistiche e risvegli spirituali.

Es Vedrà fu scelta da alcuni hippies come rifugio. Essi si ricavarono uno spazio nei pressi di una cava in fondo ad una ripida scogliera, all’interno del quale pregavano Buddha.

Un’altra leggenda parla di una grotta che si trova in un punto non ben definito di Es Vedra. All’interno della grotta vivrebbe una strega. La tradizione vuole che chi ha la fortuna di trovare  la grotta, deve lasciare un oggetto personale al suo ingresso in omaggio alla strega, per propiziare sorte e  fortuna.

Uomini di mare piuttosto esperti nell’arte della navigazione, affermano che quando ci si avvicina troppo a Es Vedra le strumentazioni elettroniche iniziano ad impazzire e addirittura tempo fa, se si osservava da Google Maps, Es Vedrà si vedeva oscurata (adesso dovrebbe vedersi ma esistono prove di quanto precedentemente detto).

Non mancano le leggende storiche e mitologiche, pur senza nessun riscontro storico documentato, secondo cui Es Vedrà sarebbe la punta della mitica Atlantide o l’isola delle Sirene di Ulisse.

A Es Vedrà sembrano frequenti gli avvistamenti di Ufo e di strani luci avvistate, secondo quanto riferiscono i testimoni diretti, sia in mare che in cielo.

Comunque sia, a Ibiza Es Vedrà gode di un alone sia di mistero che di misticismo. Non sono poche le persone convinte che l’isolotto emani una strana ma intensa energia in grado di amplificare sensazioni ed emozioni.

Per dare un senso a tutte le storie e le leggende che si sentono raccontare su Es Vedrà, è opportuno osservare che il luogo è una piccola isola con un’altissima concentrazione di metalli e minerali presenti nelle sue rocce; questo potrebbe spiegare il funzionamento  bizzarro degli strumenti elettronici sulle imbarcazioni.

Alta circa 380 metri Es Vedrà ha la forma della testa di un drago semi sommerso. Questa particolarità porta i marinai a rendere omaggio al fantomatico drago per propiziare la pesca e per navigare in acque tranquille.

IL CULTO DELLA DEA TANIT PROTETTRICE DI IBIZA

Ibiza è consacrata da millenni al culto della dea Tanit.

La dea Tanit è l’icona di Ibiza. Lo è in maniera discreta, rappresenta il lato femminile e sensuale dell’isola. Gli abitanti la incontrano nei nomi delle loro donne e, assieme ai visitatori, la dea Tanit la si può sorgere un po’ ovunque tra effigi, insegne, nomi di attività commerciali e marchi.

Esistono due tipologie di simboli che la rappresentano.

Il primo è una statuetta di donna, spesso nuda, che si stringe i seni.

Il secondo è un simbolo stilizzato di un triangolo equilatero, con appoggiata una barra orizzontale, con sopra un cerchio.

Potente e crudele, protettrice della fertilità e dell’amore, della morte, del mare e del cielo, dell’agricoltura, il culto di questa dea si perde nella notte dei tempi subendo varie trasformazioni nei secoli…

Tanit nacque molto probabilmente dalla contaminazione della civiltà fenicia con quella del nord-Africa con l’espandersi della cultura punica.

Il nome di Tanit sembra essere di origine libica, il cui culto sarebbe stato accolto dai Cartaginesi, mescolato ed adattato con elementi religiosi propri.

Ad Ibiza la dea Tanit cambiò il nome in Astarte quando i Cartaginesi occuparono l’isola 2600 anni fa anche se questo fatto rappresenta un enigma storico praticamente senza soluzione.

Come dea lunare Tanit è una madre, simbolo dell’amore e della fecondazione.

Il “segno di Tanit” era comunque utilizzato come richiesta alla dea affinché  assicurasse protezione, benessere, fertilità e fecondità.

Lo stesso simbolo era utilizzato come disegno o scolpito nella pietra, in gioielli e amuleti.

A Ibiza esiste ancora l’ antico santuario dedicato a Tanit, nella grotta es Cuieram, riscoperto nel 1907, a pochi chilometri da Sant Vicent. Una grotta naturale scavata dall’acqua. Prima di questa data il luogo era conosciuto come la Grotta delle Sorprese, perché chiunque entrasse trovava qualche statuetta di terracotta o elemento decorativo da portarsi a casa.

L’eremo era anticamente occupato da sacerdoti e sacerdotesse che officiavano sacrifici in suo onore, mentre i serventi praticavano la “sacra prostituzione”.

Oggi per raggiungere la grotta basta seguire l’indicazione che si trova tra Cala de Sant Vicent e Sant Vicent.

All’interno dell’eremo si trova un piccolo altare con sculture della dea, dove lasciare richieste e un oggetto personale come dono. La grotta è ancora usata come luogo di preghiera e di meditazione.

In una mattina di giugno io e Davide Traversa, ci siamo diretti verso il nord est di Ibiza, a Es Culleram, sulle tracce della dea Tanit. Ecco il racconto di quella epica giornata.

Siamo partiti dalla zona centrale vicina al porto di Ibiza città, con uno scooter talmente potente, velocità media di crociera 50 km/h, da consentirci di chiacchierare amabilmente anche per strada con i caschi in testa.

Il tragitto è piacevole, con lo scooter riusciamo ad evitare il traffico che incontriamo uscendo dalla città e percorriamo la strada diretti verso Cala de Sant Vicent dove, poco dopo, si trova la nostra meta.

Dopo qualche breve sosta per ammirare il paesaggio sul mare dalla costa, risaliamo sullo scooter. Dopo qualche curva imbocchiamo una strada con una discreta pendenza che mette a dura prova il motore del nostro mezzo.

Il panorama cambia, sembra quasi di essere in montagna.

Seguendo le indicazioni arriviamo su uno spiazzo poco prima dell’imbocco  di una strada sterrata. Parcheggiamo lo scooter e dal quel punto proseguiamo, a piedi, in mezzo alla terra argillosa di colore ocra, alle rocce e alla vegetazione tipicamente mediterranea.

Non abbiamo idea di quanto possa durare il cammino. Dopo circa dieci minuti di marcia il sentiero scende; alcuni scalini ricavati nelle roccia e messi in sicurezza con un corrimano in corda e legno facilitano il percorso.

Prima di scendere, sulla destra, a terra, osserviamo una spirale costruita con le pietre.

La spirale, fatta chissà da chi ma ipotizzo molto recentemente, ha una simbologia precisa e significativa.

Percorriamo tutti i gradini e ci troviamo lungo un sentiero costruito artificialmente.

Dopo poche decine di metri siamo davanti all’eremo dedicato alla dea Tanit, siamo arrivati alla cova d’es Culleran.

L’eremo non è niente altro che una serie di piccole grotte scavate nella roccia chiuse con grate di ferro. Una grotta, presumo la più grande, ha un cancello serrato da un lucchetto.

Sul cartellone informativo c’è scritto che, in teoria, siamo arrivato in orario di apertura ma non si vede nessun custode. Peccato.

Curiosiamo dentro alle grotte e una, in particolare, cattura più di tutte la nostra attenzione perché presenta una statuetta con le sembianze della dea Tanit attorno alla quale sono stati posati monili e oggetti di vario tipo come omaggi devozionali.

Mi raccolgo in meditazione e prego la Dea tanti affinché propizi il mio soggiorno e mi aiuti a trovare lo spirito di Ibiza.

IBIZA OTTOBRE 2017 – DIARIO – L’ARRIVO

Eccomi finalmente a Ibiza. Scrivo queste poche righe prima di andare a dormire. Sono atterrato da poche ore, dall’aereo ho potuto godere di una vista meravigliosa sull’isola illuminata dalle luci della sera. La fotografia scattata con un iPhone dal finestrino non rende ma vi assicuro che è stato uno spettacolo.

Dopo cena una breve passeggiata sul lungomare di Figueretas quartiere dove sono ospitato.

Trovo Ibiza ancora più affascinante in autunno fuori stagione.

Sulla passeggiata poche persone, un’atmosfera più intima e rilassata.

Gli ultimi baluardi di locali aperti hanno ancora qualche avventore fino a tardi.

Due passi sulla spiaggia tra il mare la sabbia e la Poseidonia un’alga sacra – mi spiegano – per la tradizione di Ibiza. E’ come se fosse una prateria del mare che arriva sul bagnasciuga per le maree e non si può spostare se non dopo un po’ di tempo perché considerata, appunto, sacra.

Alla Poseidonia vengono dedicati piatti e sculture che hanno a tema questa alga frutto del mare.

IBIZA OTTOBRE 2017 – DIARIO – GIORNO 1

Mi sveglio, mi preparo ed esco per un rituale a me caro: il caffè a La Calma al Puerto Deportivo Marina Ibiza.

Anni fa mi hanno portato per la prima volta in questo bistrot per una colazione e da quel giorno ho deciso che, tutte le volte che arrivo su la Isla, il primo giorno lo devo iniziare qui. Il motivo è che dai tavoli de La Calma posso godere della vista sul mare e sulla Dalt Vila mentre i traghetti, le navi lussuose e le barche dei pescatori prendono il mare aperto o tornano. Adoro osservare le case bianche e le mura della Dalt Vila da questa prospettiva che mi dà la giusta carica per iniziare bene la giornata.

Tuttavia qualcosa questa mattina non mi quadrava. Avevo un po’ di esplorazioni in programma ma non riuscivo a sintonizzarmi con la Isla.

Quando arrivo in un luogo, soprattutto quando su questo posto ho in mente qualche progetto editoriale o fotografico, devo mettermi in sintonia, devo sentire il flusso, devo lasciare che le suggestioni di cui il luogo è impregnato mi arrivino, mi entrino dentro.

Non so perché ma a Ibiza questo elemento fondamentale stamattina non arrivava.

Così ho deciso di accantonare la rigidità della tabella di marcia e mi sono lasciato trasportare da la Isla pur cercando di rispettare i posti che mi ero prefissato di vedere.

Mi sono diretto verso le Saline e lungo la strada mi sono fermato più volte per immergermi nell’atmosfera, nei colori di un cielo azzurro riflesso nell’acqua, nel bianco, nella natura.

Se si presta attenzione in fase di atterraggio e decollo dall’aereo, si può osservare la zona delle Saline di Ibiza.

Una volta atterrati consiglio vivamente una visita alle Saline.

L’estrazione del sale dai bacini di Ses Salines ha da sempre rappresentato un’importante ruolo per la storia dell’economia di Ibiza.

I Fenici nel Settimo secolo avanti Cristo iniziarono l’estrazione del sale dai bacini in questa zona dell’isola.

Gli Arabi intensificarono questa attività nel Dodicesimo secolo dopo Cristo.

Furono poi i Catalani a proseguire le attività di estrazione del sale che furono successivamente cedute agli abitanti di Ibiza in cambio di una sorta di concessione annuale dietro al corrispettivo di un prezzo.

Ad un certo punto fu l’Università di Ibiza ad avere il monopolio sull’accordo del sale che divenne un’importante fonte di finanziamento anche per sostenere le spese per la difesa dell’isola.

Tra gli ibizenchi venivano sorteggiati i lotti in cui sarebbe avvenuta la raccolta.

I marinai caricavano il prodotto nel porto di Sa Sal Rossa e Sa Canal, e pagavano in contanti. Il ricavato veniva spartito tra i salinai e l’Università.

Questa zona pianeggiante, dove oggi sorge anche l’aeroporto, è l’ideale per l’estrazione e la raccolta del sale grazie a due combinazioni: l’abbondante esposizione al sole e il terreno molto in basso rispetto al livello del mare.

Ma c’è un altro elemento che ha particolarmente favorito l’abbondanza di sale: la presenza della Poseidonia una pianta sottomarina antichissima responsabile in parte dei processi di ossigenazione del mare.

Ho imboccato la strada verso Cap des Falco e mentre percorrevo lo sterrato ho visto i fenicotteri rosa, fino ad arrivare alla spiaggia che mi ha sempre colpito per gli strati: terra, mare, cielo, come se fossero stati messi sulla tela di un pittore.

Il mio cammino è proseguito verso la spiaggia di Ses Salines fino a dove la strada si interrompe per l’avamposto militare.

Qualcosa mi diceva che, ancora una volta, dovevo rendere omaggio alla magica isola di Es Vedra.

Mi sono diretto verso Cala d’Hort prendendo lo sterrato poco prima di arrivare alla spiaggia.

Dalla mattina avevo in mente di trovare Atlantis luogo sul quale mi hanno raccontato diverse storie e considerato uno dei luoghi più magici e segreti di Ibiza.

Non sapevo di preciso come arrivare ma chiedendo e cercando on line ero arrivato a due conclusioni sulla esatta ubicazione del sentiero che porta ad Atlantis: dallo sterrato dove ero stato prima, ossia l’ultimo prima di arrivare a Cala d’Hort oppure da un’altro sterrato a sinistra rispetto al bivio Es Boldado andando sempre verso la spiaggia.

Così ho provato anche ad andare in questo secondo punto.

Anche se non ho trovato il sentiero ho potuto godere di un’atra magnifica vista sulle due piccole isole di Es Vedra e Es Vedranell le isole dei draghi.

A proposito di Es Vedra ho scoperto un’altra leggenda che ancora non conoscevo: tanto tempo fa, era la dimora di un gigante che aveva catturato due fratelli giunti sull’isola per ricevere da una guaritrice (forse la strega che si dice abbia abitato lì?) il finocchio marino, un’erba curativa che avrebbe dovuto salvare il padre dei ragazzi gravemente ammalato. Il titano che abitava quei luoghi, mentre teneva in ostaggio uno dei fratelli, costringeva l’altro a procurargli enormi quantità di calamari per placare la sua fame insaziabile. Un giorno a un pescatore che aveva visto la tragedia che stavano vivendo i fratelli, venne un’idea. nascose un riccio di mare nel cibo destinato al titano in modo che fosse colto da forti crampi di dolore che l’avrebbero distratto. Il piano funzionò e i ragazzi riuscirono a fuggire salvando il padre ammalato.

Comunque Atlantis non l’ho trovata e forse è meglio così perché qualcuno, mandandomi via WhatsApp le coordinate esatte, mi ha avvisato che il cammino era lungo soprattutto in risalita e io non ero attrezzato e non avevo l’abbigliamento adatto.

Per Atlantis ho programmato una futura esplorazione.

Già che ero sulla strada mi sono mosso fino a Cala d’Hort dove l’estate sembrava proseguire, come sulle altre spiagge, incurante dell’autunno.

Ma Ibiza è ibiza.

Inforco di nuovo lo scooter a noleggio questa volta verso Sa Caleta.

Per strada mi sento meglio e percorrendo la strada tra i colori della vegetazione di Ibiza inizio a risintonizzarmi con la Isla.

Questo mi ha dato parecchia energia.

Arrivo a Sa Caleta con l’intenzione di mangiare qualcosa ma il ristorante, nonostante sia ottobre, è pieno.

Ne approfitto per ammirare i colori della spiaggia con le tonalità ocra della scogliera. Sono tante le persone che si godono ancora un bagno e il sole.

Risalendo sullo sterrato da Sa Caleta faccio una breve deviazione sulla destra scoprendo così delle suggestive casette in legno direttamente sulla baia.

Mi dirigo verso la spiaggia dietro al Blu Marlin e mentre cammino verso il mare mi accorgo di una strana doccia da spiaggia.

Sembra essere un pezzo d’arte a metà strada tra il contemporaneo e il futurista e, complice forse la fame e il gran caldo, ho come una strana impressione: quella doccia così solitaria e inutilizzata mi sembra l’esatto paradigma dell’estate che sta finendo.

Visto il troppo caldo decido di mangiare qualcosa a San Josep de Sa Talaia.

Il paese si sviluppa su una grande via principale e tempo fa ho letto che i residenti possono ridursi, a seconda della stagione, fino a un decimo della popolazione perché molte case furono comprate, quando i prezzi erano ancora convenienti, da stranieri come seconde abitazioni.

La strada che attraversa il paese conduce alla chiesa fortificata del XVIII secolo che mi piace in particolare per il colore bianco e la meridiana sulla facciata d’ingresso.

La parte finale del nome di San Josep deriva da Sa Palaia la montagna che sorge lì vicino e che è la più alta dell’isola.

Dopo una sosta per bere e mangiare torno a Sa Caleta e mi dirigo verso Poblat Fenici un insediamento fenicio che risale al V secolo.

Prima di raggiungere l’area recintata mia accorgo che dalla vegetazione spuntano delle costruzioni in cemento armato con dei tunnel.

Alcune di esse hanno forma circolare e mi sembrano dei disco volanti appena atterrati a Ibiza.

Si tratta di quello che rimane della Bateria Militar de Costa una struttura militare che risale alla seconda guerra mondiale.

Quella di Sa Caleta è la numero 8, l’ultima costruita sull’isola.

Mi avvicino quindi al recinto dell’insediamento fenicio protetto perché sorge su un terreno strutturalmente cedevole.

Immagino questa antichissima popolazione che abitava Ibiza e ammiro i loro resti testimonianze uniche e indelebili di un pezzo di storia e di storie.

Avrò modo più avanti in altri articoli di approfondire il discorso sia sull’insediamento fenicio che sulla batteria militare.

Intanto la giornata passa e mi dirigo verso Ibiza Dalt Vila per una passeggiata.

IBIZA OTTOBRE 2017 – DIARIO – GIORNO 2

Mi avevano sempre parlato di Can Solei. Parto da Figueretas verso cala Codolar e cala Taride che tengo come riferimento.

Il mattino si presenta con un cielo azzurro intervallato da nuvole bianche e una luce pulita, l’ideale per fare foto.

Sono fiducioso, sento una buona energia.

Ieri la Isla mi ha dato una bella lezione, mi ha sussurrato: “Ma chi sei tu? Smettila di fare programmi se no non mi faccio sentire”. Oggi evito di fare troppi programmi e, pur cercando di rispettare la mia tabella di itinerari, mi lascio trasportare dal flusso senza fretta.

Arrivo a Can Soleil e osservo da vicino Time & Space una costruzione che non riesco a definire: un’opera d’arte, un’installazione, un monumento?

Non lo so ma mi affascina come la sua storia.

Il milionario Laliberté fondatore del Cirque De Soleil, dopo essere rientrato un viaggio nello spazio, ha incaricato l’australiano Rogers di costruire questa installazione.

Rogers, il costruttore, ha affermato che “I monoliti vogliono rappresentare il movimento dei pianeti attorno al sole”.

È stata costruita con monoliti di basalto dei quali, quello centrale, presenta in cima una lamina d’oro di 23 carati.

Pare che questa opera d’arte funzioni come catalizzatore ed amplificatore magnetico.

Per terra un’altra spirale, sull’isola ci sono molte spirali costruite con le pietre.

Il mio giro prosegue verso Punta Galera.

Dopo aver attraversato Sant Antoni arrivo a destinazione seguendo un cartello sulla strada che mi porta a vedere Punta Galera da una posizione sopraelevata.

Rimango ammagliato dal paesaggio ma soprattutto mi succede una cosa: sento il mare dentro. Mentre da lontano osservo alcune persone che fanno Yoga sugli scogli mi focalizzo sul mare, lo penso come elemento ed è come se lo sentissi dentro di me, parte di me, soprattutto il suo movimento impercettibile. Non mi era mai capitato.

Ho intenzione di arrivare fino a Santa Agnes de Corona perché ho letto che qui il tempo sembra essersi fermato.

Sulla strada rimango stupefatto dai colori della vegetazione e mi cattura il colore ocra della campagna.

Effettivamente ho l’impressione di trovarmi in una zona di Ibiza dove i ritmi sono più rilassati e dove prevale l’elemento terra.

Il paese è circondato da una distesa di mandorli e al suo centro c’è una chiesa molto suggestiva di cui mi colpisce il colore bianco che contrasta e si amalgama con il cielo.

Imbocco una strada a sinistra appena dopo la chiesa arrivo fino a Las Puertas del Cielo altro punto dal quale si osserva un magnifico panorama.

Il nome deriva dal fatto che, negli anni settanta un gruppo di hippie, attraverso il camì des Pla De Corona, un sentiero tra alberi, piante mediterranee e mandorli, arrivò fino a questo luogo magico.

Qui fondarono una comunità che sarà poi conosciuta, appunto, col nome di Las Puertas del Cielo.

Torno verso Santa Agnes dove faccio una sosta per pranzare in un locale tipico vicino alla chiesa.

Mentre mangio uno scorcio sulla strada mi ricorda l’inquadratura di un film western.

Dopo pranzo il mio programma è di tornare a Ibiza città per salutare un amico.

Attraverso Sant Rafael.

Prima di tornare a Ibiza prolungo il cammino fino alla spiaggia di Es Cavallet perché ieri non ho fatto in tempo e volevo scattare qualche fotografia.

Il mio tour si conclude con la visita ad un mio amico, breve ma intensa, occasione che mi offre anche la possibilità di scattare un’immagine dall’alto su Playa d’en Bossa.

IBIZA OTTOBRE 2017 – DIARIO – GIORNO 3

La mia giornata inizia con un caffè sulla spiaggia di Talamanca. Mi siedo ai tavolini di un bar, ordino la colazione e osservo la gente che passeggia o corre sulla sabbia.

Sono controluce e l’atmosfera di prima mattina mi ricorda, non so perchè, il tramonto.

Il caffè inizia a svegliarmi, prendo lo scooter e mi dirigo verso Santa Eularia per raggiungere il Puig de Missa sulla sommità del colle.

Visito la chiesa e mi concedo due passi lì attorno da dove posso godere di una magnifica vista panoramica, dei colori delle piante e dei muri bianchi delle case che sono incantevoli.

Vorrei visitare il museo etnografico ma è chiuso. Dalla chiesa scendo verso un percorso numero che mi riserva non poche sorprese: il mulino e la zona degli orti;il ponte nuovo e il ponte vecchio con la sua oasi.

Cammino lungo il torrente des Ierns fino ad attraversare il ponte e raggiungere il mare.

Mi dirigo verso San Carles.

Qui vedo dalla strada il famoso Bar Anita (dove mi ero fermato a mangiare a giugno) e la chiesa.

Dentro alla chiesa c’è la statua, piuttosto inquietante direi, di un chierichetto che chiede di fare un’offerta.

Lascio il chierichetto per dirigermi verso Sant Joan de Labritja dove davanti alla chiesa c’è un nutrito gruppo di persone.

Prima di raggiungere San Miguel taglio per una strada interna.

perché vorrei riuscire a trovare il Poblat de Balafia.

A dire la verità ci arrivo tramite una stretta stradina sterrata ma dietro al cartello che indica il punto ci sono solo case con proprietà private.

Decido quindi di andare avanti e mi trovo immerso nella campagna in un minuscolo borgo che mi sembra come fuori dal tempo.

Proseguo verso San Miguel e dopo pochi chilometri lo vedo dalla strada, salgo fino alla chiesa, molto interessante all’interno mentre fuori mi aspetta il poeta Villangomez Llobert.

Il mio giro termina a Santa Gertrudis dove dopo una breve visita alla chiesa e al piccolo ma caratteristico centro faccio una sosta nel tipico Bar Costa.

Dopo le mie esplorazione del terzo e ultimo giorno ritorno a Ibiza città.

Decido di fare una passeggiata nella zona del porto, così, senza meta, senza programmi.

Alcuni artisti stanno allestendo un enorme murales.

Osservandoli la mia mente inizia a vagare. Mi sembrano il paradigma di un enorme lavoro che si sta compiendo con i suoi colori, le sue forme e geometrie. Mi piace immaginare che quello che ho appena visto sia un buon auspicio per il mio progetto editoriale su Ibiza.

Continuo a camminare infilandomi a caso nelle stradine.

Mi accorgo che diverse attività hanno chiuso i battenti per la stagione e l’inverno anche a Ibiza, se pur con ritmi più blandi e temperature miti, sta arrivando piano piano.

Su un muro una targa reca la poesia di Maria Villangomez “Penso en el mar”.

La leggo e sento il bisogno di vederlo il mare.

Non sono malinconico, tornerò presto e questi sono stati giorni davvero intensi.

Su un muretto un gatto mi viene incontro. Non ha paura. Ci guardiamo e ci salutiamo.

Passeggio verso Dalt Vila ma non salgo.

Se tutto va bene a dicembre sarò di nuovo qui per concentrare le mie ricerche solo su Ibiza città.

In questi giorni ho sentito tante volte il magnetismo dell’isola, quella sensazione profonda che mi fa sentire parte degli elementi.

Ho sentito l’aria guardando il cielo e le nuvole, l’acqua osservando il mare, la terra passando tra le campagne, il fuoco sentendo il sole ancora caldo mentre macinavo i chilometri.

Torno a Figueretas e scatto una foto al tramonto.

Ibiza giugno 2017 – Diario di viaggio – Storie di Ibiza – #storiedibiza –

➡Giorno 1 – Mi sveglio, mi preparo ed esco per un rituale a me caro: il caffè a La Calma al Puerto Deportivo Marina Ibiza. Anni fa mi hanno portato per la prima volta in questo bistrot per una colazione e da quel giorno ho deciso che, tutte le volte che arrivo su la Isla, il primo giorno lo devo iniziare qui. Il motivo è che dai tavoli de La Calma posso godere della vista sul mare e su Dalt Vila mentre i traghetti, le navi lussuose e le barche dei pescatori prendono il mare aperto o tornano. Adoro osservare le case bianche e le mura della città vecchia da questa prospettiva che mi dà la giusta carica per iniziare bene la giornata.

Tuttavia quella mattina qualcosa non mi quadrava. Avevo un po’ di esplorazioni in programma ma non riuscivo a sintonizzarmi con la Isla.

Quando arrivo in un luogo, soprattutto quando su questo posto ho in mente qualche progetto editoriale o fotografico, devo mettermi in sintonia, devo sentire il flusso, devo lasciare che le suggestioni di cui il posto è impregnato mi arrivino, mi entrino dentro.

Non so perché ma a Ibiza questo elemento fondamentale quella mattina non arrivava.

Così ho deciso di accantonare la rigidità della tabella di marcia e mi sono lasciato trasportare da la Isla pur cercando di rispettare i posti che mi ero prefissato di vedere.

Mi sono diretto verso le 📍Saline e lungo la strada mi sono fermato più volte per immergermi nell’atmosfera, nei colori di un cielo azzurro riflesso nell’acqua, nel bianco, nella natura.

📌Le saline: Le Saline di Ibiza – Zona Sud-Ovest Ibiza – Se si presta attenzione in fase di atterraggio e decollo dall’aereo, si può osservare la zona delle Saline di Ibiza.

Una volta atterrati consiglio vivamente una visita alle Saline.

Vediamo qualche curiosità.

L’estrazione del sale dai bacini di Ses Salines ha da sempre rappresentato un’importante ruolo per la storia dell’economia di Ibiza.

I Fenici nel Settimo secolo avanti Cristo iniziarono l’estrazione del sale dai bacini in questa zona dell’isola.

Gli Arabi intensificarono questa attività nel Dodicesimo secolo dopo Cristo.

Furono poi i Catalani a proseguire le attività di estrazione del sale che furono successivamente cedute agli abitanti di Ibiza in cambio di una sorta di concessione annuale dietro al corrispettivo di un prezzo.

Ad un certo punto fu l’Università di Ibiza ad avere il monopolio sull’accordo del sale che divenne un’importante fonte di finanziamento anche per sostenere le spese per la difesa dell’isola.

Tra gli ibizenchi venivano sorteggiati i lotti in cui sarebbe avvenuta la raccolta.

I marinai caricavano il prodotto nel porto di Sa Sal Rossa e Sa Canal, e pagavano in contanti. Il ricavato veniva spartito tra i salinai e l’Università.

Questa zona pianeggiante, dove oggi sorge anche l’aeroporto, è l’ideale per l’estrazione e la raccolta del sale grazie a due combinazioni: l’abbondante esposizione al sole e il terreno molto in basso rispetto al livello del mare.

Ma c’è un altro elemento che ha particolarmente favorito l’abbondanza di sale: la presenza della Poseidonia una pianta sottomarina antichissima responsabile in parte dei processi di ossigenazione del mare📌

Il mio tour è proseguito imboccando la strada verso 📍Cap des Falco, mentre percorrevo lo sterrato ho visto i fenicotteri rosa fino ad arrivare alla spiaggia che mi ha sempre colpito per gli strati: terra, mare, cielo, come se fossero stati messi sulla tela di un pittore.

Il mio cammino è proseguito verso la spiaggia di 📍Ses Salines fino a dove la strada si interrompe per l’avamposto militare.

Ho puntato poi la rotta verso 📍Es Cubells; mi piace molto questo piccolo borgo per la chiesa del XVIII secolo e per il panorama che si gode attraverso i portici che danno una prospettiva speciale sulla costa di sud ovest come se facessero da cornice al mare.

📌Es Cubells piccola frazione del municipio di San Josep si trova nella parte Sud Ovest di Ibiza.

L’incantevole paesino si sviluppa attorno alla chiesa molto caratteristica per il suo bianco che quasi acceca durante le giornate di sole pieno. Dal belvedere si può godere di una vista panoramica di raro fascino su un tratto di costo molto verde e frastagliato. La chiesa di Es Cubells è il fulcro del borgo. Essa fu costruita nel XIX secolo come semplice luogo di preghiera per poi trasformarsi con il tempo in un vero e proprio edificio di culto. Francesc Palau, narrano le fonti storiche,  chiese il permesso per celebrare le messe nella valle di Es Cubells. La risposta di Roma portò a edificare un semplice oratorio che, un secolo dopo, venne trasformato una chiesa con la facciata in calce e i contrafforti ben visibili ai lati della navata.

Francesco Palau fu un carmelitano che trascorse un periodo della sua vita a Ibiza dove iniziò il culto della Vergine Maria per gli isolani.📌

Dalla mattina avevo in mente di trovare Atlantis luogo sul quale mi hanno raccontato diverse storie e considerato uno dei luoghi più magici e segreti di Ibiza.

Non sapevo di preciso come arrivare ma chiedendo e cercando on line ero arrivato a due conclusioni sulla esatta ubicazione del sentiero che porta ad Atlantis: dallo sterrato dove ero stato prima, ossia l’ultimo prima di arrivare a Cala d’Hort oppure da un’altro sterrato a sinistra rispetto al bivio Es Boldado andando sempre verso la spiaggia.

Così ho provato anche ad andare in questo secondo punto.

Anche se non ho trovato il sentiero ho potuto godere di un’atra magnifica vista sulle due piccole isole di Es Vedra e Es Vedranell le isole dei draghi.

Comunque Atlantis non l’ho trovata e forse è meglio così perché qualcuno, mandandomi via WhatsApp le coordinate esatte, mi ha avvisato che il cammino era lungo soprattutto in risalita e io non ero attrezzato e non avevo l’abbigliamento adatto. Ho quindi programmato una futura esplorazione.

Già che ero sulla strada mi sono mosso fino a 📍Cala d’Hort dove l’estate sembrava proseguire, come sulle altre spiagge, incurante dell’autunno.

Ma Ibiza è ibiza.

Inforco di nuovo lo scooter a noleggio questa volta verso 📍Sa Caleta.

Per strada mi sento meglio e percorrendo la strada tra i colori della vegetazione di Ibiza inizio a risintonizzarmi con la Isla.

Questo mi da parecchia energia.

Arrivo a Sa Caleta con l’intenzione di mangiare qualcosa ma il ristorante, nonostante sia ottobre, è pieno.

Ne approfitto per ammirare i colori della spiaggia con le tonalità ocra della scogliera. Sono tante le persone che si godono ancora un bagno e il sole.

Risalendo sullo sterrato da Sa Caleta faccio una breve deviazione sulla destra scoprendo così delle suggestive casette in legno direttamente sulla baia.

Mi dirigo verso la spiaggia dietro al 📍Blu Marlin e mentre cammino verso il mare mi accorgo di una strana doccia da spiaggia.

Sembra essere un pezzo d’arte a metà strada tra il contemporaneo e il futurista e, complice forse la fame e il gran caldo, ho come una strana impressione: quella doccia così solitaria e inutilizzata mi sembra l’esatto paradigma dell’estate che sta finendo.

📌La spiaggia di Sa Caleta, (nota anche con il nome di Es Bol Nou) è lunga solo un centinaio (circa di metri), è stretta ed è incastonata da scogliere rosse ed ocra. Riparata dai venti, Sa Caleta si trova all’interno di una baia a forma di U lungo la costa sud dell’isola subito dopo l’aeroporto di Ibiza, in direzione di Cala Jondal, ad appena 10 minuti di auto da Eivissa e a 9 chilometri da Sant Josep de sa Talaia. Nella zona si trovano alcune pittoresche case di pescatori che danno direttamente sul mare e poco prima della spiaggia c’è un ristorante dove, mi hanno riferito, si mangiano tra i migliori risotti dell’isola📌

Visto il troppo caldo decido di mangiare qualcosa a 📍San Josep de Sa Talaia.

📌Il paese si sviluppa su una grande via principale e tempo fa ho letto che i residenti possono ridursi, a seconda della stagione, fino a un decimo della popolazione perché molte case furono comprate, quando i prezzi erano ancora convenienti, da stranieri come seconde abitazioni.

La strada che attraversa il paese conduce alla chiesa fortificata del XVIII secolo che mi piace in particolare per il colore bianco e la meridiana sulla facciata d’ingresso.

La parte finale del nome di San Josep deriva da Sa Palaia la montagna che sorge lì vicino e che è la più alta dell’isola📌

Dopo una sosta per bere e mangiare torno a Sa Caleta e mi dirigo verso 📍Poblat Fenici un insediamento fenicio che risale al V secolo.

Prima di raggiungere l’area recintata mia accorgo che dalla vegetazione spuntano delle costruzioni in cemento armato con dei tunnel.

Alcune di esse hanno forma circolare e mi sembrano dei discovolanti appena atterrati a Ibiza.

Si tratta di quello che rimane della 📍Bateria Militar de Costa una struttura militare che risale alla seconda guerra mondiale.

📌Tra la spiaggia di Sa Caleta e il Poblat Fenici, un insediamento fenicio che risale al V secolo, si trovano i resti della Bateria Militar de Costa una struttura militare che risale alla Seconda Guerra Mondiale.

Quella di Sa Caleta è la numero 8, l’ultima costruita per proteggere Ibiza durante la Seconda Guerra Mondiale; è la meglio conservata tra una serie di installazioni dello stesso tipo, che avevano come scopo la difesa marittima e aerea di quella parte dell’isola e in particolare di Ibiza città.

La batteria antiaerea di sa Caleta fu progettata nel 1940 all’interno del cosiddetto “Piano 1940” o “Piano Kindelán”, che serviva alla fortificazione costiera nel quadro internazionale del secondo conflitto bellico.

Le armi antiaeree proteggevano il campo d’aviazione di Codolar e il porto di Ibiza.

In realtà la batteria di sa Caleta non è mai entrata in azione; dagli anni Cinquanta è stata ridotta al minimo ed è stata poi abbandonata dall’esercito nel 1962, eliminando i pezzi d’artiglieria.

Una descrizione molto approfondita di come era strutturata la batteria militare è quella di Joan J. Serra Rodríguez.

Le parti fondamentali della batteria erano:

La caserma: era l’edificio principale dell’insediamento militare, progettata per ospitare la truppa e i controlli della batteria. Era composta da un campo di cinque metri di luce, a forma di U, attorno ad un cortile aperto, dove erano distribuite le diverse stanze. Disponeva di tre moduli principali, oltre a diversi allegati e aggiunte tra cui un magazzino. Questi tre moduli, con accesso indipendente e senza comunicazione interna tra di loro, erano la camera da letto delle truppe, situata nella baia centrale, con servizi igienici; la cucina-sala da pranzo  e il padiglione degli ufficiali. Quest’ultima struttura occupava l’ala ovest e disponeva di propri servizi igienici distinti da quelli delle truppe. I pavimenti erano realizzati in calcestruzzo lucidato; il tetto era fatto di piastrelle, con un pendio inclinato verso la facciata, che permetteva la raccolta dell’acqua piovana in un burrone perimetrale. Al centro del cortile c’era la cisterna.

Corpo di guardia. Si tratta di una costruzione di appena 18 metri quadri di superficie interna, coperta da tegole, pareti murarie di muro con cantoni e rami di blocchi di cemento. La lastra del tetto è fatta di travi di ceramica rinforzata.

Casa degli artifici. Si tratta di una costruzione situata nel mezzo della mola di sa Caleta. Era destinata principalmente allo stoccaggio di materiale esplosivo. Aveva una pianta quadrata appena superiore ai 17 metri quadrati, con pareti in muratura intonacate sia all’interno che all’esterno. La copertura era di due pendii.

Garitas. Uno di questi, situato proprio all’ingresso della strada, è ormai scomparso. Del secondo solo la base è conservata, con pianta esagonale ed è situato accanto alla casa degli artifici.

Cantina. Si trovava all’ultimo piano di un capannone, all’estremità sud di sa Caleta. Aveva un pavimento di piastrelle di 20 x 20 cm, tetto con travi in ​​legno e tegell con strati di alghe, carbone e argilla.

Il nido delle mitragliatrici. Struttura costituita da quattro casematte rettangolari, con una larghezza di circa due metri e una chiusura poligonale ad abside, dove erano collocate due scappatoie orizzontali, allargate circa 20 cm di altezza e circa un metro di larghezza per separare le mitragliatrici. Le costruzioni erano progettate per ospitare due mitragliatrici; l’accesso a ciascuno dei nidi avveniva attraverso trincee scavate nel terreno.

Il primo nido è situato in un angolo di sa Caleta, sotto uno sperone roccioso, oggi è integrato in edifici più moderni. Venne trasformato in un magazzino.

Il secondo nido è situato sul lato sud del torrente. È quello conservato in condizioni migliori, anche se ha perso la chiusura frontale con le due incisioni e la parte corrispondente del tetto.

Il nido numero tre si trova accanto alla strada di accesso alla struttura. Il ponte è affondato. Era collegato al nido n. 2 attraverso una trincea, oggi praticamente scomparsa.

Il nido numero quattro è messo nel centro della mola de sa Caleta, accanto al secondo posto di comando. Ha caratteristiche diverse rispetto agli altri, con una pianta poligonale e dimensioni leggermente più grandi.

La batteria. E’ una struttura composta dalle casematte per i pezzi di artiglieria e dall’installazione  di una serie di strutture sotterranee, formate dal comando, dal deposito di munizioni e dalle gallerie e dalle scale di collegamento tra questi e gli insediamenti dei pezzi. È un sistema indipendente dal resto degli impianti.

Gallerie sotterranee. Hanno una larghezza è 1,40 m, che era sufficiente per consentire comodamente due direzioni di movimento. I muri strutturali sono composti da una doppia parete formata da blocchi di cemento in massa La galleria è coperta da cannone incassato in calcestruzzo. Tutte le pareti interne erano coperte da un intonaco sbiancato. Oltre alla carta di ventilazione interna che accede alle porte e ai portelli, questi spazi sotterranei sono ventilati da condotti di sezione da 20 x 20 cm che emergono all’esterno come camini obliqui.

Deposito munizioni. È un elemento tipico delle batterie, progettato per conservare le munizioni. Il condotto di ventilazione ha una sezione di 20 x 20 cm.

Le casematte dei pezzi di artiglieria. Appartengono ad un modello frequentemente utilizzato dal Comando Baleari nel 1940. Hanno forma cilindrica con un diametro complessivo superiore a 7 m, Il passaggio perimetrale era destinato a personale ausiliario della batteria.

Centro di di comando. Formato da due strutture distinte: un sotterraneo che si compone di una stanza quadrata coperta con rotonda, circa 9 metri quadri ed una superficie, destinata ad individuare il telemetro e un secondo posto di comando  costruito in sostituzione dell’originale perché la scogliera si stata distaccata pericolosamente.  Ha una nicchia incorporata nel muro, che corrisponderebbe al portello che portava al posto di comando

Nella complesso militare esistevano anche una cucina e un fienile e un serbatoio dell’acqua📌

Mi avvicino  al recinto dell’insediamento fenicio protetto perché sorge su un terreno strutturalmente cedevole.

Immagino questa antichissima popolazione che abitava Ibiza e ammiro i loro resti testimonianze uniche e indelebili di un pezzo di storia e di storie.

📌Una stradina che si snoda attraverso la penisola di La Mola conduce al sito archeologico di Sa Caleta, il Poblat Fenici, un insediamento cartaginese che risale al VII secolo a.C.  dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Questo sito archeologico ha primaria importanza storica per Ibiza perché fornisce preziose informazioni della fase più arcaica della colonizzazione fenicia di Eivissa. Le fonti storiche affermano che il sito doveva essere stato un grande nucleo a livello di popolazione. La sua origine risale probabilmente al VIII secolo a.C. Nel VII secolo a.C. i Fenici intensificarono la loro presenza in questa zona che fu poi abbandonata  verso il 590 a. C. quando gli abitanti del Poblat di Sa Caleta  si trasferirono nella baia di Ibiza più sicura e riparata.

Il Poblat Fenici di Sa Caleta è molto probabilmente il primo insediamento di questo tipo sull’isola di Ibiza. Il villaggio inizialmente aveva circa 300 abitanti, impegnati in agricoltura, caccia al pesce, estrazione di sale e lavorazione dei metalli. Il sito si presenta come un insieme variegato di costruzioni di diverse dimensioni e forme che tessono un dedalo di strade strette e piccole con  piazze irregolari. Sono ancora conservati la piattaforma di un probabile forno a legna pubblico e i resti di edifici che potrebbero essere utilizzati come magazzino e forni metallurgici.

A sinistra di sa Mola de sa Caleta ci sono i resti di un piccolo porto, probabilmente creato dai Fenici. Il sito archeologico è ad oggi recintato per preservarlo da eventuali crolli a causa del terreno molto fragile sul quale si trova. Nel 1999 è stato incluso nella dichiarazione di Ibiza come patrimonio mondiale📌

IBIZA OTTOBRE 2017 – Storie di Ibiza #storiedibiza

➡Giorno 2

Mi avevano sempre parlato di Can Solei. Parto da Figueretas verso cala Codolar e cala Taride che tengo come riferimento. Il mattino si presenta con un cielo azzurro intervallato da nuvole bianche e una luce pulita, l’ideale per fare foto.

Sono fiducioso, sento una buona energia.

L’altro giorno la Isla mi ha dato una bella lezione, mi ha sussurrato: “Ma chi sei tu? Smettila di fare programmi se no non mi faccio sentire”. Oggi evito di fare troppi programmi e, pur cercando di rispettare la mia tabella di itinerari, mi lascio trasportare dal flusso senza fretta.

Arrivo a 📍Can Soleil e osservo da vicino Time & Space una costruzione che non riesco a definire: un’opera d’arte, un’installazione, un monumento?

Non lo so ma mi affascina come la sua storia.

📌Una Stonehenge a Ibiza, ma sicuramente molto più recente perché risale appena al 2014. Avevo sentito parlare di questo suggestivo monumento sull’isola e in una mattina di ottobre sono andato a visitarlo.

Seguendo le indicazioni per Cala Codolar, ho percorso una strada sterrata fino a raggiungere un complesso abitato dove il custode mi ha indicato un parcheggio sulla destra raccomandandosi di andare ancora dritto per raggiungere la mia meta. Mi sono ritrovato così di fronte ad uno spettacolo di raro fascino con i colori del mare, della costa e le geometrie di Time and Space.

Così si chiama il monumento creato dall’artista australiano Andrew Rodgers su  commissione del miliardario Guy Laliberté fondatore del Cirque du Soleil.

Per descrivere l’installazione artistica lascio la parola direttamente al suo artefice Andrew Rodgers

Tempo e spazio – La velocità della luce. Ibiza, Spagna. Tredici colonne di basalto solido che formano una sequenza di Fibonacci situata sul bordo di una scogliera di fronte all’oceano a Ibiza, in Spagna. La colonna più alta, di dieci metri di altezza, è evidenziata in oro 23 carati per riflettere il messaggio con il sole che sorge il giorno del Solstizio d’Inverno.

La sequenza è disposta intorno alla circonferenza di un’ellisse che allude alle traiettorie dei pianeti che si muovono intorno al sole. È una visione del tempo e dello spazio l’interconnessione dell’umanità.

La sequenza di Fibonacci è dimostrata sia in termini di altezza e spaziatura.

Estratti e scolpiti in Turchia, i 420 tonnellate di basalto sono stati caricati su una nave dedicata e trasportato 4.400 chilometri a Ibiza, in Spagna.

Le colonne sono montate su basi di basalto di peso da 7,2 a 12,5 tonnellate. La colonna più alta pesa 19,5 tonnellate.

La costruzione è iniziata il 17 gennaio 2014 e è stata completata una settimana dopo il 23 gennaio.

Ognuno, quando visita il monumento, gli dà un’interpretazione personale e alcuni pensano che le formazioni dei pilasti siano una bussola per gli UFO.Personalmente posso dire che quel mattino di ottobre, quando sono arrivato davanti a Time and Space, mi sono ritrovato con una coppia di francesi e due ragazzi inglesi. Ci siamo salutati e poi ognuno di noi si è posizionato in un punto attorno alla scultura in contemplazione.📌

Il mio giro prosegue verso Punta Galera.

Dopo aver attraversato 📍Sant Antoni arrivo a destinazione seguendo un cartello sulla strada che mi porta a vedere Punta Galera da una posizione sopraelevata.

📌Quel mattino volevo arrivare sulla scogliera di Punta Galera e non ci sono riuscito. Arrivavo da Sant Antonio dove poco prima avevo scattato qualche immagine sul lungomare osservando le nuvole e le persone che passeggiavano sulla spiaggia.

Poi ripreso lo scooter, mi ero diretto verso l’uscita della cittadina dove avevo notato un’indicazione che recava la scritta ben evidente “Punta Galera”.

Mi sembrava tutto troppo facile perché mi era stato riferito che la strada per arrivare sulla scogliera di Punta Galera non era semplice da raggiungere; ma Ibiza mi conduce sempre verso quello che vuole farmi vedere e non verso quello che vorrei vedere.

Questa è una sensazione che ho vissuto più volte: la Isla mi guida e mi fa scoprire punti di vista diversi, non importa se ho fatto progetti e programmi perché Lei me li stravolge ogni volta.

E quel giorno doveva essere così.

Seguendo l’indicazione ho imboccato una stradina che a un certo punto è diventata sterrata e in lieve pendenza.

Mi sono ritrovato su un sentiero che terminava su una scogliera a picco sul mare, a sinistra una casa intonacata di bianco, a destra la vegetazione.

Avevo sentito molto parlare di Punta Galera. Mi avevano riferito di un’atmosfera speciale con hippie, nudisti, praticanti di yoga, artisti, suonatori, strani messaggi e disegni lasciati sulle rocce, una statua in metallo del Buddha venerata da persone che depositavano omaggi; un popolo variegato, una specie di isola, metaforicamente parlando, nell’isola.

E poi mi avevano raccontato di un hippie che, malato di un grave male, aveva deciso di adibire una grotta nella scogliera di Punta Galera come sua abitazione.

Non sono riuscito a trovare il sentiero per scendere, lo farò certo, ma dal punto di osservazione che Ibiza aveva scelto per me quel giorno, ho sentito qualcosa di molto speciale, che non avevo mai percepito fino a quel momento.

Io non sono un grande amante del mare, mi piace certo, ma non lo cerco.

In fondo a quella strada mi sono avvicinato al punto panoramico e mi sono incantato davanti allo spettacolo naturale del mare, del cielo, delle scogliere e dei colori.

Osservavo Punta Galera dall’alto, da distante.

Ad un certo punto, mentre mi concentravo sulla massa di acqua marina davanti a me, sono stato pervaso da una sensazione incredibile: era come se il mare mi fosse entrato dentro, avesse pervaso tutto il mio corpo e il mio spirito; sentivo e vivevo il moto ondoso dentro di me in perfetta armonia; era come se potessi contenere dentro di me la massa dell’elemento acqua, avevo la netta sensazione di essere parte del mare.

Mi sono sentito felice, sereno, in pace e in equilibrio con il mondo.

Una sensazione brevissima ma che è durata un’eternità.

Forse, quel giorno, ho percepito un frammento dello spirito di Ibiza.📌

Ho intenzione di arrivare fino a 📍Santa Agnes de Corona perché ho letto che qui il tempo sembra essersi fermato.

Sulla strada rimango stupefatto dai colori della vegetazione.

Effettivamente ho l’impressione di trovarmi in una zona di Ibiza dove i ritmi sono più rilassati e dove prevale l’elemento terra.

Il paese è circondato da una distesa di mandorli e al suo centro c’è una chiesa molto suggestiva di cui mi colpisce il colore bianco che contrasta e si amalgama con il cielo.

📌A Santa Agnes de Corona, il tempo sembra essersi fermato.

Sulla strada per raggiungere il borgo rimango stupefatto dai colori della vegetazione che si incorniciano nell’ocra campagna.

Ho l’impressione di trovarmi in una zona di Ibiza dove i ritmi sono più rilassati e dove prevale l’elemento terra. Il paese è circondato da una distesa di ulivi e mandorli e al suo centro c’è una chiesa molto carina di cui mi colpisce il colore bianco che contrasta e si amalgama con il cielo.

Il centro di Santa Agnes, conosciuta come St. Inés, conta solo  due strade: quella principale che attraversa il villaggio e una laterale che porta alla venda di Forada.

La venda è una ampia zona agricola con case rurali separate dai  campi. In ogni  “vendas” non puó mancare una via d’accesso all’acqua potabile, bene scarso in una zona senza importanti risorse fluviali. Per questo troviamo il Pozzo (Pou) di Forada.

La chiesa di Santa Agnés risale agli inizi del XIX secolo. É circondata da una piazza che termina nella parte posteriore con l’accesso al cimitero Si tratta di una costruzione particolare: nonostante disponga di un ingresso principale, il portico caratteristico delle chiese di Ibiza si trova su un lato. Perché ? Sembra che il motivo dell’ubicazione non ortodossa dell’entrata sia stato un crimine commesso davanti al precedente ingresso principale della chiesa motivo per cui si dovette costruire questa seconda entrata.📌

Il 21 di gennaio si svolge a Santa Agnes la festa patronale dove il gruppo di balli tradizionali locali raggiunge la piazza davanti alla chiesa su carrozze trainate da cavalli e la statua della Santa viene portata in processione accompagnata dal suono delle nacchere.

Imbocco una strada a sinistra appena dopo la chiesa arrivo fino a 📍Las Puertas del Cielo altro punto dal quale si osserva un magnifico panorama.

Qui fondarono una comunità che sarà poi conosciuta, appunto, col nome di Las Puertas del Cielo.

Torno verso Santa Agnes dove faccio una sosta per pranzare in un locale tipico vicino alla chiesa.

Mentre mangio uno scorcio sulla strada mi ricorda l’inquadratura di un film western.

Dopo pranzo il mio programma è di tornare a Ibiza città per salutare un amico.

Attraverso 📍Sant Rafael.

📌A Sant Rafael ci sono stato di passaggio dopo aver percorso un tratto dell’entroterra di Ibiza caratterizzato da un paesaggio rurale ed agricolo.

Ho sentito dire che nelle zone di campagne dell’isola ci sono varie dimore di lusso abitate da gente facoltosa; inoltre il numero di agriturismi sta crescendo in maniera esponenziale.

Tornando a parlare di Sant Rafael il borgo è piccolo, conta circa 400 abitanti e si caratterizza per i laboratori di ceramiche ma non solo perché vi sono botteghe artigiane dove si comprano le espardenyes, calzature tipiche dell’isola e negozi per l’acquisto di qualsiasi prodotto realizzato con tecniche antiche. La chiesa di San Rafael si trova nel centro del paese. Fu costruita  nel 1786 per ordine del vescovo Abad i La Sierra, con l’intento di fornire ai fedeli il maggior numero possibile di chiese. I fedeli stessi finanziarono la chiesa che fu portata a compimento undici anni dopo.

Probabilmente quella di Sant rafael è la più atipica delle chiese dell ‘isola: pur avendo una struttura quadrata con le sue cappelle laterali, osservandola dall’esterno sembra un quadrato più piccolo con costruzioni aggiunte. La  facciata è sormontata da una torre di stile arabo, particolare insolito. Ha due portici del secolo XIX.

La chiesa è stata gravemente danneggiata durante la guerra civile ed é sopravvissuta a mala pena qualche opera nel suo interno. Le fiamme distrussero l’altare e le immagini sono state sostituite da altre opere piú moderne.

Oltre ad essere famosa per i suoi ristoranti che offrono un’ottima cucina tipica, il borgo ospita l’Ippodromo con le gare di trotto che si svolgono nelle tiepide serate estive del sabato e le più frenetiche manifestazioni di cross in inverno. 📌

Prima di tornare a Ibiza prolungo il cammino fino alla spiaggia di 📍Es Cavallet perché ieri non ho fatto in tempo e volevo scattare qualche fotografia.

Il mio tour si conclude con la visita ad un mio amico, breve ma intensa, occasione che mi offre anche la possibilità di scattare un’immagine dall’alto su 📍Playa d’en Bossa.

➡Giorno 3

La mia giornata inizia con un caffè sulla spiaggia di 📍Talamanca. Mi siedo ai tavolini di un bar, ordino la colazione e osservo la gente che passeggia o corre sulla sabbia.

Sono controluce e l’atmosfera di prima mattina mi ricorda, non so perchè, il tramonto.

📌Talamanca è una spiaggia vicina a Ibiza città, descritta da tutte le guide come un luogo tranquillo e poco interessato dalla urbanizzazione, ideale per le famiglie, spazioso, che sorge in una baia dalla sabbia splendente e dall’acqua poco profonda, con la possibilità di scegliere tra vari ristoranti dove mangiare pesce fresco in riva al mare.

Mi sono concesso una passeggiata al mattino verso le 8:30 convinto di non trovare quasi nessuno. Invece, appena mi sono seduto ai tavolini di un bar per un caffè, ho notato come molte persone stessero già popolando la spiaggia con le loro corse o passeggiate a piedi nudi nell’acqua.

Il primo stabilimento balneare che aprì sulla spiaggia di Talamanca fu la caseta de baño progettata nel 1934 da Erwin Broner. Questo complesso multiuso è stato il primo edificio di Ibiza in stile internazionale.

Erwin Broner era figlio di un ricco banchiere di Monaco di origine ebrea, studiò architettura in Germania e si rifugiò a Ibiza nel 1933.

La caseta de baño fu commissionata dagli Hechts, una coppia ebrea che arrivava da Praga.

Il 13 settembre del 1936 tre bombardieri italiani sganciarono circa quaranta bombe attorno al porto di Ibiza centrando anche la caseta de baño di Talamanca.

Dopo quel giorno i signori Hecths decisero di lasciare l’isola ed emigrare a Sydney.

Qualche anno dopo dalle ceneri dello stabilimento balneare nacque una nuova realtà ristorativa e ricettiva.

Nel 1940 infatti arrivò a Ibiza per trascorrere la luna di miele una coppia catalana; gli sposini furono attratti da un bar che sorgeva dove prima c’era la caseta de baño.

La coppia decise di acquistare il locale, nel 1950 creò un ristorante al quale aggiunsero una piccola pensione, Playa Talamanca, che nel 1954 si è trasformato in un moderno hotel famigliare con ottima cucina.

Nel 1955, una piccola casa da vacanza nelle vicinanze ospitò un architetto danese, un certo Utzon.

Un giorno l’uomo stava osservando un gruppo di barche dei pescatori locali e rimase colpito dalle forme delle imbarcazioni tanto che, nel 1956 ,l’architetto presentò un progetto vincente per la Sydney Opera House, che si ispirava a quelle barche viste sulla spiaggia di Talamanca.

Emil Cioran filosofo e studioso della letteratura e della lingua francese che imparò in tarda età, trascorreva le sue vacanze a Talamanca. La sua scelta lasciò perplessi gli storici letterari perché pare che l’intellettuale fosse un assiduo frequentatore della vita parigina. In realtà  Cioran cercava semplicemente un luogo tranquillo per le sue passeggiate di mezzanotte che erano le uniche cose in grado di curare la sua proverbiale insonnia.

A Talamanca il filosofo trovò la pace che cercava e tenne un diario giornaliero dove scrisse tutte le sue impressioni su Ibiza.📌

Il caffè inizia a svegliarmi, prendo lo scooter e mi dirigo verso 📍Santa Eularia per raggiungere il Puig de Missa sulla sommità del colle.

Visito la chiesa e mi concedo due passi lì attorno da dove posso godere di una magnifica vista panoramica, dei colori delle piante e dei muri bianchi delle case che sono incantevoli.

Vorrei visitare il museo etnografico ma è chiuso.

Dalla chiesa scendo verso un percorso numero che mi riserva non poche sorprese: il mulino e la zona degli orti, il ponte nuovo e il ponte vecchio con la sua oasi.

Cammino lungo il torrente des Ierns fino ad attraversare il ponte e raggiungere il mare.

📌Eulalia era una santa di Barcellona.

Dal 1303, con il nome della santa, era già indicato il luogo che era densamente abitato con la presenza di mulini ad acqua.

La chiesa attuale fu inaugurata nel 1568. Inizialmente la costruzione, che sorge dove probabilmente un tempo si trovava un’antica cappella, oltre all’altare maggiore, quattro altari dedicati alla Madonna del rosario, alla Madonna del Carmine, a Sant’Antonio Abate e ai Santi medici Cosimo e Damiano.

Le due cappelle vicine al presbiterio sono profonde e nella parte esterna sporgono dalle pareti maestre.

Su un lato della navata si trova la Via Crucis composta da maioliche di Valencia.

Nel 1785 Manuel Abad y Lasierra, primo vescovo di Ibiza, eresse la chiesa di Santa Eulalia a parrocchia.

La pala d’altare in stile barocco sopra l’altare maggiore, con al centro raffigurata la Santa su un’immagine policroma in legno, fu creata tra il 1674 e il 1678. Essa proviene da San Millan Segovia e fu portata a Santa Eulalia nel 1967 su iniziativa del Marchese di Loyola, proprietario di una casa rurale presso Puig de Missa il quale era a conoscenza del fatto che l’antica pala d’altare originaria fu distrutta nel 1936.

A ridosso della chiesa si trova la casa museo Barrau con la collezione di oltre cento opere che berta Vallori, vedova del pittore, donò al Vescovado di Ibiza.

Laureà Barrau era un pittore catalano che trascorse la sua vita tra Barcellona, Madrid, Roma e Parigi.

Attorno al 1930 Barrau si stabilì ad Ibiza perché qui trovò i requisiti ideali per quanto riguarda la luce.

Nella casa che oggi conserva la sua collezione il pittore lasciò un opera dove riuscì a catturare la luce, i paesaggi, le strade e la gente di Ibiza.

Nel Puig de Missa troviamo anche can Ros, una casa contadina che ospita il museo etnografico di Ibiza.📌

Mi dirigo verso 📍San Carles. Qui vedo dalla strada il famoso Bar Anita (dove mi ero fermato a mangiare a giugno) e la chiesa. Dentro alla chiesa c’è la statua, piuttosto inquietante direi, di un chierichetto che chiede di fare un’offerta.

Lascio il chierichetto per dirigermi verso 📍Sant Joan de Labritja dove davanti alla chiesa c’è un nutrito gruppo di persone.

Prima di raggiungere San Miguel taglio per una strada interna perché vorrei riuscire a trovare il 📍Poblat de Balafia. A dire la verità ci arrivo tramite una stretta stradina sterrata ma dietro al cartello che indica il punto ci sono solo case con proprietà private.

Decido quindi di andare avanti e mi trovo immerso nella campagna in un minuscolo borgo che mi sembra come fuori dal tempo.

Proseguo verso 📍San Miguel e dopo pochi chilometri lo vedo dalla strada. Salgo fino alla chiesa molto interessante all’interno mentre fuori mi aspetta il poeta Villangomez Llobert.

Il mio giro termina a 📍Santa Gertrudis dove dopo una breve visita alla chiesa e al piccolo ma caratteristico centro faccio una sosta nel tipico Bar Costa.

Dopo le mie esplorazione del terzo e ultimo giorno ritorno a 📍Ibiza città.

Decido di fare una passeggiata nella zona del porto, così, senza meta, senza programmi.

Alcuni artisti stanno allestendo un enorme murales.

Osservandoli la mia mente inizia a vagare. Mi sembrano il paradigma di un enorme lavoro che si sta compiendo con i suoi colori, le sue forme e geometrie. Mi piace immaginare che quello che ho appena visto sia un buon auspicio per il mio progetto editoriale su Ibiza.

Continuo a camminare infilandomi a caso nelle stradine.

Mi accorgo che diverse attività hanno chiuso i battenti per la stagione e l’inverno anche a Ibiza, se pur con ritmi più blandi e temperature miti, sta arrivando piano piano.

Su un muro una targa reca la poesia di Maria Villangomez “Penso en el mar”. La leggo e sento il bisogno di vederlo il mare. Non sono malinconico, tornerò presto e questi sono stati giorni davvero intensi.

Su un muretto un gatto mi viene incontro. Non ha paura. Ci guardiamo e ci salutiamo.

Passeggio verso Dalt Vila ma non salgo.

In questi giorni ho sentito tante volte il magnetismo dell’isola, quella sensazione profonda che mi fa sentire parte degli elementi.

Ho sentito l’aria guardando il cielo e le nuvole, l’acqua osservando il mare, la terra passando tra le campagne, il fuoco sentendo il sole ancora caldo mentre macinavo i chilometri.

Torno a Figueretas e scatto una foto al tramonto…

Ibiza dicembre 2017 – Storie di Ibiza – #storiedibiza

Non ero mai stato a Ibiza a dicembre. A novembre sì, la prima volta, anche a ottobre ma l’ultimo mese dell’anno, no.

Arrivo all’aeroporto nel primo pomeriggio con un volo da Milano. Lascio la nebbia e il freddo della triste pianura padana e in nemmeno un’ora e mezza vedo dall’oblò la sagoma inconfondibile de la Isla.

Mentre l’aereo atterra siamo investiti da un vento fortissimo. Il velivolo sbanda, ma si adagia sulla pista in tutta sicurezza…

A proposito dell’aeroporto di Ibiza ho scoperto alcune cose molto curiose ed interessanti, ma ve le dirò in un prossimo post.

Quando il portellone viene aperto respiro a pieni polmoni l’aria di Ibiza. C’è vento ma la temperatura è tiepida, piacevole, Non sembra inverno ma primavera.

E poi sento quel profumo, quell’aroma tipico di Ibiza che non saprei descrivere. E’ come quando si entra in una casa, ogni abitazione ha un suo odore particolare.

Arrivo a Figueretas dove alloggio ma prima di addentrarmi sul lungomare mi coinvolgono in una passeggiata in zona porto Dalt Vila.

Stento a riconoscere Ibiza. Le vie in quei punti sono praticamente deserte, lontane dalla calca infernale estiva.

Mi sembra tutto surreale: molti negozi e locali chiusi, quasi nessuno a passeggiare per le strade. E’ una sensazione avvolgente, sembra che la città esiste solo per me in quel momento.

Verso sera decido di godermi il sole che sta tramontando sulla spiaggia di Figueretas.

Scendendo uno spettacolo eccezionale: il cielo e il mare sembrano avvolti in un tramonto infuocato.

Scatto una foto e rimango in contemplazione.

📍Atlantis a Ibiza è un altro punto spettacolare, forse il migliore che fino ad ora ho avuto la fortuna di visitare. Come si raggiunge ?

La mia domanda non è posta a caso perché durante il mio precedente viaggio a ottobre ho clamorosamente mancato Atlantis, Pedrera de Cala d’Hort, perché non ho trovato la strada.

Vero che ho potuto ammirare Es Vedra da un punto panoramico mozzafiato ma niente Atlantis.

Così in questi giorni di dicembre ci ho riprovato e grazie ad una persona che mi ha accompagnato sono riuscito a scendere ad Atlantis.

Prima di parlare della strada per Atlantis vorrei raccontare le mie impressioni e annotare qualche cenno storico su questo posto…

Il 28 di dicembre del 2017 dunque, dopo aver percorso un sentiero impegnativo, sono giunto su questa scogliera.

La giornata di sole e particolarmente ventosa mi ha permesso di vivere un’esperienza intensa sentendo, ancora una volta, gli elementi naturali dentro di me.

Il sole, un mare ondoso blu e verde spumeggiante, un cielo terso, le rocce, la sabbia, il vento mi hanno completamente avvolto nella contemplazione di una natura senza filtri, selvaggia, coinvolgente.

Ad un certo punto ho abbandonato la macchina fotografica e l’ iPhone per sedermi a ridosso delle rocce e godermi senza distrazioni lo spettacolo delle onde che si abbattevano sulla scogliera.

Sono stato avvolto dalla luce intensa del sole e dal suo tepore. Il tempo sembrava essersi annullato, vivevo il momento.

Qualche cenno storico su Atlantis.

📌Pedrera di Cala d’Hort è stata chiamata Atlantis da una comunità hippy che viveva in una grotta naturale.

Prima che negli anni Sessanta del secolo scorso arrivassero gli hippy, gli abitanti del luogo, nel Millecinquecento,  scavarono in questo punto per estrarre le rocce come materiale per edificare e rinforzare le mura di Dalt Vila e per altre costruzioni in Sant Antoni.

I tagli profondi nella roccia diedero origine  alle conche, che con le onde del mare si riempiono di acqua di mare formando piscine naturali che hanno una temperatura dell’acqua molto calda, grazie al sole che le riscalda e un colore smeraldo.

Quando poi arrivarono gli hippy scelsero questo sito come un luogo di culto e di riposo, decorando le rocce con sculture di pesci, Buddha ed altri simboli mistici.📌

Come si arriva ad Atlantis ?

Partendo da Ibiza città andate verso Sant Josep.

Sulla strada deviate per Es Cubells.

Poco prima di Es Cubells seguite il cartello verso Cala d’Hort.

Lungo la strada girate a sinistra sul sentiero sterrato con il cartello che indica la torre des Savinar.

Percorrete il sentiero fino a quando la strada finisce e vi troverete in uno spiazzo che funge da parcheggio.

Guardate sotto di voi e vedrete Atlantis.

Da qui scendendo per una serie di sentieri immersi nella vegetazione raggiungerete Atlantis.

Parlo di sentieri perché ne esiste più di uno.

La stradina è impervia, stretta e in alcuni punti sdrucciolevole con passaggi leggermente ripidi.

L’ultimo tratto è sabbioso che se all’andata può sembrare piacevole con la discesa, al ritorno in salita è particolarmente faticoso.

Utilizzate calzature sportive, robuste e comode e non dimenticate di portarvi dietro una buona scorta di acqua.

Concludo il mio tour giornaliero a Ibiza con una uscita nel Nord Est fino a 📍Portinax.

A dire il vero, leggendo varie guide, mi aspettavo un paese decisamente grande stile Sant Antoni. Con mia piacevole sorpresa mi trovo invece a passare per un piccolo pueblo dove si vede che è dicembre…

Tutto sembra chiuso e le spiagge sono deserte. Mi piace quest’atmosfera e mi godo il tramonto che sta incalzando osservando il mare e puntando il faro.

ortinax è un antico rifugio di pescatori e oggi si presenta, in alta stagione, come uno dei centri turistici di Ibiza più famosi.

Da Portinax si aprono magnifici scorci sulle cale di S’Arenal Gran e Petit, cala Xarraca e Cala d’En Serra che fotografo dall’alto accorgendomi di un enorme edificio mai terminato di costruire e in stato di abbandono. Un vero peccato perché è un ecomostro che deturpa uno splendido paesaggio. Ma di cosa si tratta ? Era una struttura alberghiera costruita su tre piani negli anni Settanta. Anni fa una società voleva ristrutturare la costruzione ma il permesso fu negato in quanto la zona ricade in un’area naturale protetta.

Quando i Fenici nel VII secolo a.C. arrivarono a Ibiza trovarono un grande porto naturale in prossimità di una collina ideale per proteggersi dagli attacchi, una zona di terre vergini e fertili e le saline.

Dicembre è un mese ideale per passeggiare tra le vie della 📍Dalt Vila, cuore di Ibiza città alla scoperta degli angoli più nascosti e delle sue storie…

Mi rilasso con una passeggiata di giorno partendo dalla piazza principale Vara del Rey il cui paseo prende il nome dall’illustre militare originario di Ibiza caduto nella guerra di Cuba nel 1898.

In Dalt Vila, nei secoli, ci sono state presenze cartaginesi, romane, vandale, bizantine, musulmane e catalane.

Tra quelle vie hanno trovato casa e centro di affari aristocratici, uomini del clero, intellettuali e commercianti.

Dalt Vila è circondata dalle mura di origine araba, che sostituivano le fortificazioni puniche e romane, erette nel XVI secolo.

Esse hanno un’impronta italiana. Sono state infatti progettate dall’ingegnere Giovanni Battista Calvi e si sviluppano tra sette bastioni: Santa Lucia, Sana Tecla, San Bernardo, San Giorgio, San Giacomo, Porta Nuova e San Giovanni.

Varco d’entrata è il Portal de Ses Taules con la piazza d’Armi.

Sul punto più alto della collina si trova il castello che venne costruito dai musulmani nel secolo VIII.

La Cattedrale è un edificio che nasce in stile gotico tra il XIII e XIV secolo.

Una curiosità: la cattedrale di Ibiza è dedicata a Nostra Signora delle nevi. Ma perché visto che iBiza non è certo celebre per le nevicate.

Il nome si deve ad una promessa fatta nel 1235 dalle truppe catalane prima della conquista dell’isola. I vertici dell’esercito catalano avevano infatti promesso di dedicare un tempio alla Vergine più vicina alla data della conquista avvenuta l’8 di agosto.

Nostra Signora delle Nevi si celebra il 5 di agosto e divenne quindi patrona della città.

E’ il 31 dicembre 2017, ultimo giorno dell’anno. A Ibiza la gente si prepara ai festeggiamenti, organizza aperitivi, compra bottiglie di bollicine nella enoteca in Vara de Rey e tenta una prenotazione dell’ultimo minuto in qualche ristorante.

Io e l’amico Davide Traversa decidiamo di avventurarci nel primo pomeriggio in una escursione delle nostre alla scoperta degli angoli meno conosciuti de la Isla per raccogliere e documentare storie.

Il tempo non sembra promettere bene ma la buena onda ci assisterà per la giornata.

Il ritrovo è a Figueretas di fronte al Sud Ibiza Suites. In auto ci dirigiamo verso nord e più ci spostiamo più il meteo sembra migliorare anche se continua a soffiare il vento che a sprazzi ci regala un po’ di sole.

Dalla strada principale direzione Portinax deviamo a sinistra su uno sterrato. Parcheggiamo l’auto e proseguiamo a piedi fino a raggiungere un promontorio con una vista magnifica sulla 📍cala di Es Canaret e su una sontuosa villa.

C’è quel cartello Sendero Publico. Ma perché un sentiero pubblico deve essere segnalato in maniera così ostentata?

Un motivo c’è…

Io e Davide iniziamo a percorrere il sentiero in discesa. La vista sul mare è qualcosa di straordinario.

Sulla nostra sinistra una catasta di legno sembra essere messa lì per caso.

Di fronte due cartelli che recitano un ammonimento: non giocare con me perché stai giocando con il fuoco.

L’opera è una installazione artistica di Robert Sainer per commemorare un terribile incendio avvenuto nel 2010.

Proseguiamo sempre in discesa fino a scorgere da vicino la villa con un magnifico giardino.

Camminiamo sotto a un minuscolo tunnel fino ad arrivare ad alcune opere murarie che delimitano alcune proprietà.

Poi ci troviamo di fronte allo spettacolo di 📍Es Canaret.

Una sensazione di pace e armonia assoluta: sentiamo il rumore dolce dell’acqua di mare, ci lasciamo travolgere dai colori tenui del cielo addolciti dalle nuvole.

Che posto fantastico!

Tornando alla domanda di prima: perché il sentiero pubblico è segnalato in modo così palese con quel cartello ?

E ancora: perché per raggiungere Es Canaret occorre passare a ridosso, in mezzo praticamente, a proprietà private?

Questo luogo ha una storia che mi ha raccontato Davide Traversa (mente organizzatrice e operativa di questa escursione) direttamente lì sul posto.

Una storia che ha trovato facendo ricerche su Internet ma di cui abbiamo avuto, proprio quel giorno,  una preziosa conferma da parte di un testimone.

Una storia che stiamo cercando di approfondire ma che per ora vi racconto qui come me l’ha raccontata Davide che ha trovato e tradotto il materiale dal sito:www.ibizaisla.es

📝L’isolotto che si incontra a Es Canaret, fu utilizzato per molti anni come un recinto per bestiame (o come un’aia di una fattoria).

L’agricoltore e proprietario delle terre di Es Canaret si chiamava Xomeu d’en Marça e aveva l’orto nel sito dove ora sorge una grande villa.

L’agricoltore poteva irrigare grazie a una piccola fonte che si trova in una grotta che ancora oggi possiamo vedere sopra alla cala, dove inoltre si fermava a dormire per la notte. Possedeva inoltre galline e conigli che vivevano sull’isolotto. Perché costruire una fattoria se poteva tenerli lì senza il timore che scappassero?

Dopo la morte di Xomeu, la fattoria fu venduta a Siegfried Otto, presidente della compagnia Giesecke&Devrient (G&D) che fabbricava i Marchi tedeschi e che ora si incarica della fabbricazione degli euro. Costruì lì la villa e i giardini che possiamo ammirare attualmente, disegnati dall’architetto catalano Germà Rodriguez Arias, che viveva anche lui a Ibiza e conosceva bene l’architettura rurale dell’isola.

Il signor Otto voleva essere sepolto dopo la sua morte nella villa di Es Canaret, ma siccome la legge spagnola non lo consente, i suoi resti riposano nel cimitero di San Joan de Labritja.

I problemi legali lo accompagnarono infatti sia durante la sua vita che dopo la sua morte.

In molte occasioni il multimilionario tedesco provò a chiudere il cammino che conduce a Es Canaret. Fortunatamente le autorità non permisero mai questa cosa, in quanto l’accesso a tutte le spiagge di Ibiza é pubblico. Grazie a ciò un sentiero che attraversa la sua proprietà e che è ben segnalato come “sendero pubblico” permette l’accesso a questa remota cala 📝

Sulla via del ritorno abbiamo incrociato dopo poche decine di metri un signore che si stava recando a Es Canaret per pescare e che abita nei paraggi.

Ci ha confermato la storia letta e inoltre ha detto che, decenni fa, nella magnifica villa è stata vista più volte la moglie del dittatore Franco.

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